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«Che dispiacere per la Reggiana Non merita di stare nei dilettanti»

il personaggioLuigi CocconcelliDomenica sera era in tribuna al Città del Tricolore, in occasione di Sassuolo-Genova, per seguire, da collaboratore del ct azzurro Roberto Mancini, le prestazioni di...

il personaggio

Luigi Cocconcelli

Domenica sera era in tribuna al Città del Tricolore, in occasione di Sassuolo-Genova, per seguire, da collaboratore del ct azzurro Roberto Mancini, le prestazioni di Criscito e Berardi. Un tuffo nel passato, un sacco di emozioni. Perché Angelo Gregucci allo stadio di Reggio Emilia è affezionato. «Primo- dice- perché quello stadio io l’ho inaugurato. Ricordo ancora con piacere l’entusiasmo, la folla presente in quel match con la Juventus. Perdemmo, è vero, e il ...

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Luigi Cocconcelli

Domenica sera era in tribuna al Città del Tricolore, in occasione di Sassuolo-Genova, per seguire, da collaboratore del ct azzurro Roberto Mancini, le prestazioni di Criscito e Berardi. Un tuffo nel passato, un sacco di emozioni. Perché Angelo Gregucci allo stadio di Reggio Emilia è affezionato. «Primo- dice- perché quello stadio io l’ho inaugurato. Ricordo ancora con piacere l’entusiasmo, la folla presente in quel match con la Juventus. Perdemmo, è vero, e il campionato finì male, ma in fin dei conti fu il primo stadio privato costruito in Italia».

A quello che continua a chiamare Giglio sono legati altri ricordi di Gregucci. Come l’ultima rete in carriera e l’ultima partita. Con il Verona in A, Lucescu in panchina, dopo aver segnato il momentaneo 2-1, poi rimontato sul finire dagli scaligeri, si infortunò, mesi di calvario senza riuscire a riprendersi: alla fine scarpette al chiodo e via alla carriera da allenatore, a fianco del grande amico Mancini. Con una parentesi di qualche mese anche alla Reggiana, ad affiancare- la federazione non aveva concesso il nulla osta perché aveva iniziato la stagione con il “Mancio” alla Fiorentina- Speggiorin nella disperata e vana ricerca di evitare la retrocessione in C.

L’episodio più singolare, che lui non cita, ma dà la misura del carattere del Gregucci giocatore, risale ad un derby di serie B. La Reggiana di Ancelotti impegnata a difendere dagli ultimi assalti del Bologna la rete di Strada. Gregucci, per via di uno scontro aereo, gioca con il turbante, perde sangue dalla ferita, l’arbitro lo invita più volte ad uscire e lui, più o meno, che gli risponde «Ma vuole scherzare, non ci penso proprio». Ed alla fine la spuntò, in campo ci rimase sino alla fine: una storia rimasta agli annali.

Questo il passato. Il presente è più amaro. «Sono - dice-molto dispiaciuto per quanto avvenuto. La Reggiana non meritava di finire nei dilettanti, a Reggio c’è tutto, passione, strutture per stare ai piani più alti, è un vero peccato, un colpo al cuore per chi come me è sempre affezionato alla Reggiana».

Anche da lontano Gregucci ha seguito i tentativi di salvataggio della Ac Reggiana 1919 e le fasi successive che hanno portato alla rinascita del club in serie D. «Ho saputo che qualcuno si era avvicinato ai vecchi proprietari, ho fatto il tifo, ma non conosco le ragioni perché non si sia approdati a nulla».

Per fortuna una maglia granata da tifare c’è ancora e Gregucci continuerà ad essere tra i suoi sostenitori. —