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«In Pallacanestro Reggiana mi impegno a portare idee nuove e valori antichi»

L’intervista REGGIO EMILIAMai in discussione. Il ruolo di successore dell’ad Alessandro Dalla Salda, fresco sposo della Virtus Bologna, era suo. Filippo Barozzi era il prescelto già prima dell’uscita...

L’intervista

REGGIO EMILIA

Mai in discussione. Il ruolo di successore dell’ad Alessandro Dalla Salda, fresco sposo della Virtus Bologna, era suo.

Filippo Barozzi era il prescelto già prima dell’uscita ufficiale dell’ad che per un ventennio ha diretto la Pallacanestro Reggiana.

Fra tanti profili di professionisti stimati e scafati disponibili, la dirigenza del club non ha avuto dubbi e il 28enne di Baiso a maggio era già al comando del club.

Con tanti occhi puntati addosso. Con la pressione di d ...

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L’intervista

REGGIO EMILIA

Mai in discussione. Il ruolo di successore dell’ad Alessandro Dalla Salda, fresco sposo della Virtus Bologna, era suo.

Filippo Barozzi era il prescelto già prima dell’uscita ufficiale dell’ad che per un ventennio ha diretto la Pallacanestro Reggiana.

Fra tanti profili di professionisti stimati e scafati disponibili, la dirigenza del club non ha avuto dubbi e il 28enne di Baiso a maggio era già al comando del club.

Con tanti occhi puntati addosso. Con la pressione di dover far bene subito.

«Al di là della soddisfazione personale, ho apprezzato moltissimo che il patron Landi, la presidente Ferrarini e il vice Paterlini andassero a valorizzare una risorsa interna», spiega durante la visita di ieri alla redazione della Gazzetta di Reggio.

Nulla di nuovo, in ultima analisi.

«No, infatti. Amo il fatto che si sia scelto di dare continuità pur investendo in un giovane».

Nessun dubbio? Ha dato la piena disponibilità immediatamente?

«Ho detto subito sì alla presidente Ferrarini che, un sabato mattina al termine dello scorso campionato, mi ha proposto di svolgere questo ruolo. Onere o onore? Un onore, come prima cosa. So di aver avuto un gran maestro. Alessandro Dalla Salda mi volle in Pallacanestro Reggiana sei anni fa come stagista. Lì ho iniziato la gavetta passando da team manager a direttore operativo, due estati fa, e ora direttore generale. So di non essere solo, di avere sempre vicini il patron, la presidente e il vice-presidente. In più, dopo un’era importante come quella di Menetti, se n’è aperta un’altra e ho un rapporto di piena fiducia con il ds Alessandro Frosini e con il nuovo coach Devis Cagnardi».

Il primo “esame” che ha dovuto affrontare è stata la campagna sponsorizzazioni. Come sta procedendo?

«Bene, agosto e settembre sono sempre periodi buoni per le conferme. Io ho un’idea particolare riguardo ai rapporti e su ciò che dovrebbe essere uno sponsor per noi».

La dica.

«Bisogna aver cura dei nostri sostenitori. Non sono sponsor, sono partner che investono in idee e valori».

E quali sono i suoi valori?

«La semplicità, nell’accezione positiva del termine. Essere cresciuto in un piccolo paese dell’Appennino, per me motivo di grande orgoglio, porta a sviluppare valori importanti. Ogni cosa che si fa richiede uno sforzo in più. Ogni cosa che si fa bisogna conquistarsela. Sai che devi ampliare i tuoi orizzonti, che devi lottare».

Come pensa di trasportare tutto questo all’interno del club?

«Pur nel segno della continuità, vorrei andare alla ricerca dell’innovazione mantenendo i canoni della semplicità reggiana».

In tanti, a tutti i livelli nel basket italiano, parlano di innovazione, poi al dunque...

«Si fa tanta filosofia e poi al lato pratico c’è poco. Io voglio essere concreto ed efficace».

In che modo?

«Puntando molto sui social e sulla connettività, pur consapevole che ci troviamo a giocare in un impianto che seppur rinnovato resta di vecchia concezione. Ma ci stiamo provando a renderlo più fruibile e innovativo».

A livello societario, invece?

«Restando come ho detto nel segno della continuità vorrei mettere qualcosa di mio. Vorrei una società più vicina ai tifosi e non penso solo allo zoccolo duro che da sempre la segue. Il basket è lo sport delle donne, delle famiglie e dei giovani, tanto che i millenials sono quelli maggiormente interessati. Vogliamo parlare a loro e per questo proseguiremo con le iniziative legate al ticketing, al marketing, a rivolte a queste fasce».

Da dentro percepisce entusiasmo attorno alla nuova squadra?

««Sì. Il ds Frosini e il coach Cagnardi l’hanno allestita seguendo una logica».

Cosa ha detto loro all’apertura del mercato?

«Che non avremmo dovuto aver paura del talento. Nelle fasi iniziali abbiamo dovuto pazienzare parecchio. Subito ci siamo assicurati Gaspardo che ha dato solidità al pacchetto italiani, poi abbiamo confermato Llompart, giocatore esperto che si completa perfettamente con Candi. Con gli altri stranieri abbiamo dovuto aspettare un po’, ma alla fine credo che sia stata costruita una squadra con una propria identità tecnica».

Basterà?

«Da lì ovvio che si devono costruire gli equilibri. La squadra dovrà basarsi sul sacrificio, su una certa etica del lavoro. Il ds Frosini ha sempre insistito su certi aspetti: sbucciarsi le ginocchia, lanciarsi su tutti i palloni. Il coach Cagnardi, che qui ha iniziato nel 2006 e ha vissuto tutti i passaggi , può riuscire a instillare nelle menti dei giocatori il fervore non solo agonistico, ma volto al miglioramento tecnico. Devis sa lavorare benissimo sulla didattica, ed è un bene perché penso che servano cuore e sacrificio ma c’è anche il basket».

Cuore e sacrificio. Parla anche per sé? Commentò la sua nomina a dg postando il comunicato ufficiale e la frase latina “Amor vincit omnia”.

«La passione è fondamentale. In questi anni ho vissuto situazioni stressanti che magari da fuori, pensando a una società sportiva, sono inimmaginabili. Sono testardo e non ho mai mollato, anche se a volte ho avuto momenti di sconforto e mi è capitato di pensare di lasciare tutto».

Ce ne saranno anche altri, è fisiologico.

«Lo so. Lo sappiamo tutti in società. Nello sport non ci si può sedere un attimo. Ma so di essere anche un ingranaggio di una macchina che funziona grazie al lavoro di tutti. Una macchina che è difficilissimo tenere ad alto livello. Tenere il club qui, in serie A, è il nostro obiettivo. Parlo al plurale perché non sono solo. Io sono la punta dell’iceberg».

La sua famiglia l’appoggia?

«Mio padre Corrado, mia madre Nelly e mio fratello Lorenzo di due anni più giovane di me, sono sempre presenti anche se in modo discreto. Da cinque anni c’è anche Chiara, la mia fidanzata, che tante volte ha la pazienza di aspettarmi visti i tanti impegni lavorativi che caratterizzano la mia quotidianità».

A 28 anni s’è preso grandi responsabilità sulle spalle. Ne è del tutto consapevole?

«Non mi sento certo arrivato. Per me questo è soltanto un inizio. Quando si ha la fortuna di poter fare ciò che piace si vive anche la responsabilità come un privilegio. Sì, perché io, pur dovendo lavorare tantissimo e vivere un’esperienza professionale totalizzante, mi sveglio la mattina pensando di essere un privilegiato. E sono grato per questo». —