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Borghi lancia l'allarme: "Il Montagna è a rischio"

Il tecnico polemizza sulle scelte compiute dal Csi

REGGIO EMILIA. «Il Torneo della Montagna rischia di scomparire e sarebbe davvero triste».
A una settimana dalla fine della kermesse estiva dell’Appennino reggiano, è Arturo Borghi a lanciare il grido d’allarme. L’ex tecnico tra le tante di Vianese e Rondinara manca ormai da tre edizioni del torneo. Borghi traccia un bilancio dell’ultimo Montagna e spiega, con estrema franchezza e la consueta passione, come ormai questa manifestazione stia scemando nell’interesse generale e rischi di morire. N ...

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REGGIO EMILIA. «Il Torneo della Montagna rischia di scomparire e sarebbe davvero triste».
A una settimana dalla fine della kermesse estiva dell’Appennino reggiano, è Arturo Borghi a lanciare il grido d’allarme. L’ex tecnico tra le tante di Vianese e Rondinara manca ormai da tre edizioni del torneo. Borghi traccia un bilancio dell’ultimo Montagna e spiega, con estrema franchezza e la consueta passione, come ormai questa manifestazione stia scemando nell’interesse generale e rischi di morire. Non mancando di bacchettare i vertici del Csi nostrano.
Sono tre anni che non siede su una panchina nel Montagna. Che succede?
«Non ci sono i presupposti per cui una persona si senta gratificata e parte del tutto».
A cosa fa riferimento?
«C’è un regolamento assurdo e l’interesse sta calando vertiginosamente. In primis da parte dei media, poi anche da parte delle società».
C’è il rischio che scompaia il Montagna?
«Sono anni che lo sostengo. Questo meraviglioso torneo, unico in Italia, rischia di scomparire. Nessuno mi ha ascoltato e noto che per il Centro Sportivo questo torneo sia una cosa dovuta, una pratica da sbrigare. Ma il Montagna è un’altra cosa».
Cos’è?
«È passione e campanilismo. Però a chi è nella stanza dei bottoni dell’organizzazione questa cosa non interessa. O almeno, non conosce la realtà dei vari paesi che partecipano o che vogliono partecipare».
Il Csi dice l’esatto opposto.
«Il presidente Munarini sapeva a malapena che esistesse il Torneo. Giovanni Codazzi è un bravo ragioniere: sa fare i calendari e i lavori di segreteria, ma quello che c’è dietro ai decenni di questo evento non lo conosce».
Quest’anno solo 15 squadre iscritte.
«Non trovare una sedicesima squadra è la prova della loro poca consistenza e del loro poco interesse. Trovarla era di una facilità incredibile: avrebbe portato un contributo importantissimo e il quadro era perfetto. C’era la possibilità di impegnare tanti arbitri in più, tanti campi e tante partite in più. Gli arbitri invece sì che credono molto nel Montagna, è la loro Champions League».
Ha altri suggerimenti per il futuro?
«Concordo con l’idea meravigliosa del “maestro” Bigio Braglia: fare un censimento dei bambini della montagna e obbligare le società ad attingere da quel bacino. Però, ormai, il Montagna non è più dei locali…».
Cioè?
«Sia a livello Giovanissimi sia Juniores, ma anche Dilettanti, ci sono state tante deroghe. Ora si esclude chi ha meno possibilità. Si potrebbe tornare ai due tornei, con anche il Torneo dell’Amicizia per coinvolgere tutto l’Appennino».
Quest’anno c’è stata anche la pallonata all’arbitro…
«Ci sono infiniti episodi del passato come questo. Questo Torneo è come il Palio di Siena dove il cavallo viene benedetto dal Vescovo. È fuori dai canoni sì o no? Così anche il Montagna va fuori dai canoni. Va lasciato speciale così com’è. Se lo “normalizzi” e lo rendi come tutti gli altri torneo di Federazione, perde di interesse e di curiosità. Gli sfottò c’erano e l’anno dopo si faceva di tutto per fare meglio. Stanno snaturando il Montagna, oltretutto con costi esagerati».
Cinque esterni vanno ancora bene?
«Non credo spostino molto più pubblico. Credo che la gente si sposti in montagna per stare fuori, ritrovare gli amici nei paesi di origine, scambiare quattro chiacchiere e magari fare anche qualche discussione legittimamente calda».
Ha una squadra che in passato le è rimasta nel cuore?
«Tutte, ma i due anni a Ligonchio mi hanno dato soddisfazioni e rispetto. Pensi giocammo pure contro la Reggiana in amichevole e in panchina veniva la Zanicchi. A proposito, sono davvero contento che sia tornato in granata Marco Lancetti. Se ha possibilità di azione, è l’uomo giusto».