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«Unici in Europa ce la giochiamo fino in fondo»

La presidente biancorossa Licia Ferrarini «Tutto è iniziato con quella brutta partenza»

REGGIO EMILIA. A caratteri di scatola, lo ha sancito persino la “rosea” ieri: “C’è solo Reggio”, messaggio chiaro, riferito alle final eight di Eurocup, traguardo che la Grissin Bon s’è guadagnata entrando ai quarti da prima del suo girone.

Invero, la presa d’atto della Gazzetta dello Sport non si limita a riconoscere l’unicum di Reggio Emilia, anzi: relegando in poche righe a fondo pagina l’annuncio del prossimo impegno dell’EA7 in Eurolega, finisce per ammettere implicitamente che la presenza della Olimpia Milano in Eurolega non conta quanto quella della Grissin Bon nelle final four di Eurocup.

Orgoglio puro, quindi. E gioia. Questi i sentimenti che hanno da un po’ piantato le tende alla Pallacanestro Reggiana. Perché non capita tutti i giorni di accedere da trionfatori alle Final Eight di Eurocup, di farlo da unica italiana e soprattutto di farlo dopo un avvio di stagione che avrebbe ammazzato anche un toro.

Già, perché non è nemmeno da tutti partire da quello 0-6 da incubo a inizio stagione ai successi di oggi. E solo chi ci ha creduto oggi, in casa biancorossa gioisce il doppio. Tra questi c’è sicuramente la presidente della Pallacanestro Reggiana Maria Licia Ferrarini.

Presidente Ferrarini, come si passa da un loop completamente negativo come quello di inizio stagione a un momento quasi perfetto come quello che sta vivendo adesso la squadra?

«Sicuramente vincere aiuta a vincere. Sicuramente questa squadra in Europa ci sta bene, riesce ad esprimersi ad alti livelli e lo dimostra il percorso fatto in queste settimane: siamo alle Final Eight di Eurocup, e ci siamo arrivati da primi del nostro girone. E il fatto che delle otto formazioni alla fase finale tre provengano dai nostri gironi, ecco, non credo sia secondario».

Insomma, mi sta dicendo che non state giocando per una coppetta...

«Qui non c’è proprio nessuna coppetta e proprio in questi mesi abbiamo toccato con mano il grande valore tecnico delle squadre che prendono parte a questa competizione».

Quello che par di capire è che la Coppa vi sia servita per risalire la china dopo un inizio da paura.

«È esattamente quello che è successo. Dopo le prime batoste in campionato, la squadra è cresciuta proprio come gruppo, ha fatto quadrato. E in questo senso la Coppa è stata utilissima. Penso alle trasferte interminabili e poi ai trasferimenti che legavano a questi lunghi viaggi altri viaggi, quasi senza tornare a Reggio. Pullman, aerei, palestre. E poi di nuovo pullman, palazzetti. Tutto questo ha fatto crescere questi ragazzi. E così siamo usciti da una situazione che invece sembrava senza uscita».

Invero, a un certo punto la società è corsa ai ripari, rinforzando la squadra...

«È innegabile. Abbiamo fatto uno sforzo importante dal punto di vista economico per affiancare ai giovani su cui abbiamo deciso di investire anche stranieri forti e giocatori di esperienza, in un mix che ora sta dando i suoi frutti».

Lei ha parlato di uno sforzo economico importante. Impossibile non pensare alle difficoltà che attraversa il gruppo del patron Stefano Landi, storicamente il principale “polmone” di questa avventura...

«Da sempre questa società ha cercato di coniugare l’equilibrio finanziario con i risultati. Da quando io ho assunto la presidenza abbiamo una attenzione ancora maggiore a questi aspetti. E in questo ci è di grande aiuto il supporto di un meraviglioso pubblico che non ci abbandona mai e la fortissima rete degli sponsor che credono nel nostro progetto e che voglio ringraziare pubblicamente».

A proposito di progetto: dopo il brutto finale della scorsa stagione, c’era chi sosteneva che fosse finito un ciclo, e che non fosse facile iniziarne subito un altro. Ora a che punto siamo?

«I cicli richiedono progettualità, ma anche occasioni fortunate. Dopo due finali scudetto legate soprattutto ai lituani, era inevitabile cambiare. Abbiamo deciso di farlo investendo forte sui giovani che però da soli non sarebbero cresciuti come invece stanno cres cendo adesso. Grazie alla Coppa, appunto, ma anche grazie a giocatori esperti che fanno loro da chioccia. Oggi possiamo dire di poter lavorare su una forte ossatura italiana, fatta di giovani molto promettenti e di ottimi stranieri che completano egregiamente il roster».

Ora vi aspetta la trasferta di Capo d’Orlando, poi la sosta. In Coppa, in quelle gare che Max Menetti chiama playoff potreste giocare due volte in casa. Giocherete comunque sempre a Reggio?

«Sì, senza alcuna remora. Adesso il palasport è quasi perfetto. Forse un giorno ci imporranno una capienza ancora maggiore, ma adesso non è questo il tema. Anzi devo riconoscere che le due nuove tribunette create dai lavori di ampliamento danno un colpo d’occhio strepitoso e soprattutto permettono ai tifosi di seguire la Grissin Bon ancora più numerosi. A loro e agli sponsor che ci stanno a fianco voglio dire grazie e soprattutto rassicurarli sul fatto che da qui in avanti, ce la giocheremo fino in fondo».

Torniamo per u n attimo al nuovo ciclo che si spera sia davvero iniziato. Quanto merito ha in tutto questo Max Menetti?

«Un grandissimo merito, suo e di tutto lo staff tecnico. Vede se non si considera da come siamo partiti non ci si rende conto dell’importanza di questi risultati. L’inizio di stagione avrebbe segato le gambe a molti. Ma qui noi siamo abituati a non mollare. E quando dico noi intendo anche lo staff tecnico».

Dovesse indicare un giocatore simbolo quale nome farebbe?

«Non ho dubbi: questo è l’anno di Amedeo Della Valle. In questi anni è cresciuto come giocatore e come uomo e quest’anno sarà quello della sua consacrazione».



E pensare che ha rischiato di cambiare aria...

«Sì, quella scors è stata una estate un po’ turbolenta per Amedeo. Ma alla fine, sia noi sia lui abbiamo fatto la scelta giusta, ne sono certa».

massimosesena. ©RIPRODUZIONE RISERVATA



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