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Il pagellone della Reggiana: Bovo il più costante, Altinier e Cesarini hanno cambiato passo

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Calcio serie C

Il pagellone della Reggiana: Bovo il più costante, Altinier e Cesarini hanno cambiato passo

I voti ai giocatori granata dopo il giro di boa del campionato. Panizzi è la sorpresa, Carlini una sicurezza

REGGIO EMILIA. Tempo di soste, più o meno forzate, tempo di pagelloni. La prima parte di stagione della Reggiana si può tranquillamente spezzare in due tronconi. Per farla breve, si può parlare di una Reggiana avanti Fano e di una Reggiana dopo Fano. Due squadre uguali, ma dai risultati decisamente opposti. Una prima Reggiana timida, impacciata, che le prendeva da tutti e che non riusciva a fare gol. Dalla partita con i marchigiani, vinta grazie alla magica punizione di Lombardo, la formazione ora di Sergio Eberini ha iniziato a macinare punti e prestazioni importanti.
L’ottima classifica attuale, tuttavia, non rispecchia a pieno le pagelle dei singoli, frenate da una prima parte decisamente deficitaria.



6 FACCHIN. Purtroppo per lui protagonista del periodo più buio della prima metà di stagione. Giunto in pompa magna (in prestito) dal Venezia promosso in B, è titolarissimo fin dal ritiro di Villa Minozzo, nelle prime nove partite di campionato è lui a difendere i pali granata. La squadra porta a casa una sola vittoria sotto il suo “regno”, ma il più delle volte è bravo e mette a tacere chi lo criticava per qualche errore in estate. Si frattura il pollice durante il match di Gubbio e non trova più spazio fino all’ultima vittoriosa uscita con la Triestina, in cui risulta tra i migliori in campo. 10 presenze, 9 gol subiti, 3 clean sheet.

7,5 NARDUZZO. La storia d’amore con i colori granata sembra non essere mai finita da quel magico periodo durante i play off. Parte secondo di Facchin, ma dal suo infortunio a Gubbio ne prende le veci senza più mollarle. Dieci presenze filate, alcune senza sporcare i guantoni, altre in cui è costretto agli straordinari (un rigore parato contro l’Albinoleffe), ma sempre un fattore in termini di sicurezza ai compagni. Talismano granata, con lui in campo la Reggiana perde solo a Salò e lì, ahinoi, ci mette lo zampino pure l’estremo difensore granata posizionando male la barriera sul pareggio di Ferretti. 10 presenze, 6 gol subiti, 6 clean sheet.

6,5 GHIRINGHELLI. Il più costante della retroguardia granata, l’ex terzino destro del Pavia è spesso punto di riferimento imprescindibile della retroguardia e più in generale della manovra offensiva granata. Quando è in giornata, le difese avversarie non lo tengono per la sua grande capacità di andare sul fondo, puntare l’uomo e proporsi al tiro. Prima parte di stagione anche con qualche ombra, soprattutto quando attaccato da giocatori molto offensivi va in affanno. Nell’emergenza, quindi molto spesso in questi tre mesi, è stato utilizzato anche a sinistra con buoni risultati (il filotto novembrino con Lombardo a destra e Panizzi centrale). 17 presenze, 1335 minuti, 3 ammonizioni.

6,5 LOMBARDO. Mister affidabilità. Dodicesimo per eccellenza, non tanto per la qualità, quanto per la capacità di farsi trovare sempre pronto e concentrato in qualunque momento della partita. Il fatto che abbia “imparato” il ruolo di terzino destro lo rende un vero jolly della rosa granata. Centrocampista e difensore all’occorrenza, è protagonista nell’undici che segna la svolta della stagione nel mese di novembre. Soprattutto, risolve con una punizione magistrale a una manciata di minuti dalla fine il delicatissimo scontro salvezza con il Fano. 13 presenze, 529 minuti, 1 gol, 1 assist.

7,5 CROCCHIANTI. Questo è il vero colpo di mercato di Giuseppe Magalini. Il ds della Reggiana lo preleva in prestito dallo Spezia. Il difensore romano arriva in punta di piedi al termine della campagna acquisti di agosto, quando in granata nel suo ruolo ci sono già Spanò, Rozzio e Bastrini. Tutti, tranne Magalini, non scommetterebbero un euro sul centrale classe ’96. Ma gli infortuni di Rozzio e Bastrini gli spalancano le porte dell’undici titolare e fin dalle prime uscite approfittà dell’occasione mostrando al pubblico sicurezza e maturità calcistica degna di un veterano. Bravo di testa. Paga l’inesperienza in alcune situazioni, ma è un’autentica sorpresa in positivo. 16 presenze, 1331 minuti 3 ammonizioni.

7 SPANÒ. Il capitano non ufficiale della Reggiana è ormai giunto alla quarta stagione in maglia granata. La partenza non è delle migliori, complice il momento no generale della squadra sotto la guida tecnica di Menichini. Terzino destro nelle prime uscite, torna centrale e assieme a Crocchianti forma una delle coppie difensive più granitiche e affidabili dell’intera serie C che permettono alla Reggiana di subire solo tre gol in otto partite. Sempre pulito, preciso ed elegante negli interventi, le macchie sono decisamente trascurabili rispetto al rendimento, ottimo, generale. Gli manca il gol e quelle spalle sono un tallone d’Achille. 16 presenze, 1256 minuti, 2 ammonizioni.

N.G. ROZZIO. A differenza di Cesarini, il rinnovo del contratto non gli porta fortuna. L’ex capitano del Pisa gioca praticamente solo tre partite e un paio di spezzoni, tra questi il quarto d’ora di Trieste alla seconda giornata che gli costa l’ingiusta espulsione per doppio cartellino giallo nel giro di pochi minuti. Salta praticamente tutta la preparazione estiva e nelle pochissime gare giocate si capisce che non è al meglio. Operato al tendine d’Achille, tornerà a disposizione in primavera e sarà fondamentale recuperarlo. 5 presenze, 318 minuti, 1 espulsione, 1 ammonizione.

5,5 BASTRINI. La prima cosa che gli chiedemmo nella conferenza stampa di presentazione fu sulla voglia di ritrovare continuità dopo stagioni travagliate tra infortuni più o meno gravi che gli avevano compromesso il rendimento. Purtroppo per lui, anche in granata l’ex Cremonese non ha fortuna. Gioca nel periodo transitorio da Menichini ad Eberini, con ben sei gare filate da titolare, tuttavia a Gubbio si infortuna al soleo del polpaccio destro e al rientro subisce una recidiva. Incomincia un percorso più cauto di rientro, con terapia e palestra. Si spera di riabbracciarlo alla ripresa, col Renate. Difensore non precisissimo, ma che bada al sodo. 6 presenze, 494 minuti, 2 ammonizioni.



7 PANIZZI
. Forse siamo generosi, ma il buon Erik, testa quadra nativo di Santa Vittoria di Gualtieri merita un riconoscimento per la costanza e per il percorso che ha fin qui intrapreso. Giunto al sesto campionato in granata, parte come vice di Manfrin sulla corsia mancina. I risultati della squadra, le prestazioni sottotono e l’infortunio di quest’ultimo permettono a Panizzi di vestire la maglia da titolare. Lui, tra tanti alti (Pordenone e Teramo su tutte, partite super) e bassi (Feralpisalò al ritorno) convince staff tecnico, tifosi e addetti ai lavori. Nell’emergenza si riscopre difensore centrale di sicuro affidamento, a sinistra i cross migliorano di partita in partita. Duro a morire. 17 presenze, 1179 minuti, 2 assist, 1 ammonizione.

5 MANFRIN
. Di tutta la retroguardia è il difensore che meno ha convinto, per fare un eufemismo. Pagella condizionata anche dagli infortuni, che di fatto lo escludono dal magic moment tra novembre e dicembre, rendendolo protagonista in negativo del bimestre nero con Menichini in panchina. Titolare della fascia mancina, gioca partite in cui è in balia degli attaccanti avversari. Ricordiamo Mestre, Santarcangelo e Gubbio su tutte. Per adesso la Reggiana è a posto con Panizzi che sta meritando la maglia da titolare. Ma si auspica che il terzino in prestito dal Chievo venga recuperato, anche di testa, per il futuro. 5 presenze, 563 minuti, 1 ammonizione.

6 GENEVIER. Da qualche tempo, il capitano ha abituato i tifosi a giocare di spada più che di fioretto. Sono diverse infatti le partite in cui il playmaker lo si ricorda più come distruttore del gioco avversario che costruttore della manovra. Il punto è proprio questo: per un giocatore di 35 anni, comunque tirato a lucido per quasi tutta la prima parte di stagione, queste osservazioni sono note di merito. D’altra parte, più volte ci siamo rammaricati dell’assenza di un vero sostituto del francese quando questo è in giornata no e la “giocata” o la verticalizzazione proprio non si vedono. Sufficienza piena, anche se ci si aspetta sempre qualcosa in più. 16 presenze, 1324 minuti, 3 ammonizioni.

7 RIVEROLA. Dopo un’infinita tiritera estiva sul suo futuro a Reggio, il catalano da “epurato” ha trovato la sua strada ed è diventato una pedina preziosa nello scacchiere del post Menichini. I due gol contro Vicenza e Bassano sono pesantissimi e portano nel forziere di via Agosti 6 punti effettivi, che non sono affatto pochi se consideriamo Riverola una “riserva di lusso”, considerato il suo utilizzo a singhiozzo. Mezzala con licenza di offendere o terzo d’attacco, le qualità tecniche e balistiche di Martì non si discutono. Qualcuno lo vorrebbe più… sudato. Ma il catalano è così: prendere o lasciare. Noi prendiamo. 17 presenze, 2 gol, 1 assist, 994 minuti, 4 ammonizioni.



8 BOVO. Il “soldatino” ci ha messo 16 partite per tornare al gol, poi due centri consecutivi nella famigerata trasferta di Salò e contro la Triestina. L’ex centrocampista di Padova e Spezia sta vivendo una seconda giovinezza dopo i trascorsi da titolare in serie B proprio con i veneti e i liguri. Punto fermo della mediana granata, anche nell’iniziale periodo buio di questa stagione, Bovo si conferma tra i migliori in campo. Preziosissimo in entrambe le fasi del gioco, alterna muscoli e “legna” a incursioni nella metà campo avversaria. Tre partite da playmaker in cui non ha fatto rimpiangere Genevier. Atteggiamento da capitano. Il più costante. 18 presenze, 2 gol, 1 assist, 1546 minuti, 5 ammonizioni.

5 BOBB. Nazionale gambiano con tanta voglia di fare bene e carte in regola per giocarsi un posto da titolare in prestito dal Chievo. Ha nel tiro dalla distanza la sua carta vincente, ma la gioca raramente. Vive il suo periodo di grazia nel mese di ottobre. Contro Vicenza e Fermana le partite top, in cui ringhia e mostra doti atletiche e tecniche importanti. A queste buone, ma poche prove, tuttavia alterna troppe magre figure: di fatto, vive da spettatore, o poco più, il magic moment della squadra che va alla pausa invernale da quinta in classifica. 14 presenze, 513 minuti.

7,5 CARLINI. Se l’anno scorso poteva rappresentare una sorpresa, quest’anno è una certezza inamovibile. E’ uno dei pochi meriti di Menichini, che lo inventò centrocampista prima per necessità, confermandolo poi per convinzione. Letteralmente uomo ovunque dello scacchiere tattico di ogni allenatore passato sulla panchina granata. Dove lo metti, sta e pure bene. Da una parte ringhia, corre, insegue, recupera, dall’altra si lancia negli spazi, tira, smarca, segna (un gol pesantissimo col Teramo). Prime partite sottotono, poi un crescendo continuo. Espulsione sciocca (e ingiusta) a Bassano. 18 presenze, 1 gol, 1462 minuti, 1 espulsione, 3 ammonizioni.



N.G. ROSSO. Per presenze e minuti giocati, l’esterno d’attacco in prestito dalla Pro Vercelli merita il classico “non giudicabile”. Tuttavia, è impossibile ignorare il primo gol della stagione della Reggiana, quel momentaneo pareggio all’esordio con la Feralpisalò, in cui mostrò velocità in campo aperto, rapidità di esecuzione e freddezza in area. Poi un infortunio lo tiene fuori dai giochi per troppo tempo, prima di riassaporare il campo nelle ultime due uscite. Primo “acquisto” di gennaio. 6 presenze, 1 gol, 222 minuti.

6 NAPOLI. Prima che il legamento crociato del ginocchio faccia crack, l’ex attaccante del Renate fatica in più di una circostanza a farsi apprezzare da pubblico e stampa. Spesso risulta fuori dal coro: corre, sbuffa, si impegna certamente senza produrre in maniera concreta aiuti per la causa granata. A tratti è quasi irritante e sotto porta non è freddo. Poi con Fano e Pordenone, due spezzoni a dir poco incoraggianti e la maglia da titolare a Bolzano. Nel momento migliore, a Bassano, la sfortuna decide di stroncargli la stagione. Tornerà in primavera? 13 presenze, 643 minuti, 2 ammonizioni.  



7,5 CESARINI. Sia benedetto il rinnovo del contratto al Mago. Perché in fondo, tutto ruota attorno a questa fatidica firma arrivata guarda caso a metà novembre, nel momento migliore della Reggiana. Una firma che – assieme a qualche acciacco di troppo – per stessa ammissione del fantasista condizionava le prestazioni in campo del numero 10 granata. Si spiega così il mezzo voto in meno del pagellone. Perché Cesarini non si discute, ma spesso e volentieri è il barometro delle performance della Reggiana: se lui non c’è (metaforicamente, poche volte finora) la luce si spegne; ma quando vuole, è un raggio accecante. A Bassano una prova mostruosa, tarantolata, imprendibile per gli avversari. 17 presenze, 4 gol (5, contando il Modena), 2 assist, 1295 minuti, 4 ammonizioni.

6,5 CIANCI. Ad inizio stagione, interpreta al meglio il ruolo di centrale (di riserva) nell’attacco a tre. Diventa centrale anche nel progetto granata a partire dal crocevia con il Fano, mentre nella gara successiva, alla prima da titolare concessagli da Eberini, l’ex Fidelis Andria in prestito dal Sassuolo timbra di testa il gol partita che affossa i ramarri di Colucci. Lo staff tecnico lo inventa poi esterno d’attacco a Bassano, lui è preziosissimo anche se meno protagonista della manovra offensiva a causa di una stazza non proprio idonea. Il fiore granata di Cianci, però, deve ancora sbocciare. 15 presenze, 1 gol, 1 assist, 650 minuti, 3 ammonizioni.

7 ALTINIER. Sette in pagella, come sette sono i gol segnati dal Duca in questa prima metà di campionato. Unico giocatore della Reggiana sempre presente in tutte le uscite stagionali, l’ex bomber del Padova inizia faticando la sua avventura in maglia granata, risultando sì generoso, ma ancora impalpabile in zona gol (un centro su rigore a Santarcangelo). Eberini quindi lo mette a pensare in panchina, la Reggiana rifiorisce e lui torna in pista più affamato che mai: doppiette al Ravenna e all’Albinoleffe, con reti da vero centravanti consumato che non ha paura di sbagliare. 19 presenze, 7 gol, 1289 minuti, 2 ammonizioni.
 

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