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Gestione del Mirabello, ecco il bando

Le candidature dovranno pervenire entro il 5 gennaio. E a vincere sarà l’offerta economicamente più vantaggiosa

REGGIO EMILIA. È uscito in queste ore uno dei bandi pubblici più attesi: quello della gestione dello stadio Mirabello.

Sul sito della Fondazione dello Sport che ha curato la stesura del bando stesso, è reperibile tutta la documentazione. Il termine ultimo per candidarsi alla gestione dello storico stadio della Reggiana Calcio, - oggi gestito in deroga dal Rugby Reggio - è fissato per il mezzogiorno del 5 gennaio 2018.

A quell’ora si saprà quantomeno quanti sono gli enti, le associazioni, le cooperative o le società sportive che si saranno candidate alla gestione di questo impianto.

Invero, rispetto a quando si è cominciato a discutere dell’imminente uscita del bando, ovvero più o meno nel settembre scorso, forse è cambiato il mondo. Sicuramente è cambiato in queste settimane il bando stesso, opera del direttore plenipotenziario della Fondazione dello Sport, Domenico Savino. Di fatto, in questi mesi devono essersi intrecciati sondaggi, trattative, o semplicemente richieste di informazioni, da parte di coloro che oggi potrebbero decidere di proporsi per la gestione biennale dello stadio Mirabello. E magari qualcuno che qualche mese fa era sicuro di partecipare, oggi sta pensando di fare dietrofront. E viceversa può esser che qualcun altro decida di concorrere .

Nelle pieghe del bando e in particolare in quelle del disciplinare ci sono delle possibili risposte. In primo luogo le si può dedurre dallo status quo. Ovvero da coloro che attualmente usufruiscono di questo impianto. In primo luogo, il Rugby Reggio che gestisce l’impianto in deroga alla vecchia convenzione, scaduta il 30 giugno scorso.

Poi il Sassuolo calcio femminile che - tra mille proteste - gioca al Mirabello le partite interne del campionato di serie A. Quindi la Boxe Tricolore che occupa la palestra Zavaroni sotto la tribuna dello stadio. E infine la Reggiana che - pur non avendo manifestato pubblicamente l’interesse a questa gestione - può giocare di diritto le partite del suo settore giovanile. E lì hanno finora giocato un paio di match i ragazzi della Berretti granata.

Da tutti questi soggetti, il nuovo gestore incasserà una parte dei loro introiti, ma dovrà poi sostenere tutte le spese di gestio ne. E in questo sostegno alle spese, chi vincerà potrà contare - certo - sul contributo della Fondazione dello Sport. In che misura? Ecco il punto, il cuore del bando uscito in queste ore dopo mesi di gestazione.

Dipenderà dall’offerta che si aggiudicherà il bando. L’artificio linguistico è ormai noto: bandito il massimo ribasso, via libera all’”offerta economicamente più conveniente”. Praticamente la stessa cosa. Nel bando si parla di un «valore stimato dell’Appalto per l'intera durata, comprensivo di eventuale prolungamento di 196.895 euro, oltre Iva, oneri per la sicurezza compresi», mentre il «corrispettivo annuo a base d’asta è fissato in 55mila euro». Da questa cifra, quindi, chi vincerà dovrà scendere. Di quanto? È difficile dirlo: quel che è certo è che il Mirabello è un impianto che ha costi di gestione decisamente alti e questo fa si che il margine - soprattutto per società sportive di casa nostra - sia decisamente limitato. A meno che non si possa ampliare l’utilizzo dell’impianto e possano così crescere gli introiti per l’appaltatore.

In quest’ottica nel bando si intuisce anche quelli che potrebbero essere gli outsider nella gestione del bando.

In particolare, si legge nel bando, «possono partecipare al bando imprese di gestione di impianti sportivi, imprese di servizi di pulizia, disinfestazione, servizi integrati e multi servizi; società sportive costituite in forma di società com merciale; società sportive costituite in forma di associazioni anche non riconosciute, enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni, federazioni sportive nazionali o discipline sportive associate riconosciute dal Coni. , Consorzi, Associazioni temporanee e Consorzi tra
i soggetti già citati». Insomma, c’è posto per tutti. Con una diffenza non da poco: che non tutti possono permettersi di abbassare l’offerta a fronte di costi elevati di gestione. A meno che non siano colossi dello sport o dell’industria.

massimosesena. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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