Quotidiani locali

basket serie a

Talento e fosforo: ecco chi è Federico Mussini

L'esterno reggiano raccontato da chi lo conosce bene e l'ha visto crescere

REGGIO EMILIA. Vestire la maglia della squadra della propria città. Un traguardo immenso, che assume ancora maggior valore se si parla di pallacanestro e di Reggio Emilia in uno dei momenti più importanti dal punto di vista sportivo di questa città.
L’ha conquistato Federico Mussini che, dopo il percorso nelle giovanili con la maglia della Pallacanestro Reggiana e due anni nel college basketball con quella di St.John’s University, è tornato a vestire i colori di Reggio.
Ventuno anni, e bisogna escludere la parentesi americana, vissuti da ragazzo e da giocatore nella sua città. Una città che lo racconta con le parole di persone che lo hanno visto crescere, fuori e dentro al campo, dal riservato ragazzino di un tempo al professionista che vediamo oggi.

Nessuno lo conosce meglio di un fratello. Niente lo rappresenta più del basket.
Francesco Mussini, fratello di Federico, è il playmaker della formazione della Torre in serie D e laureando magistrale in Economia. Un grande filo conduttore per loro: lo sport.

IMPOSSIBILE SENZA BASKET. «Descriverlo senza pensare al basket è impossibile. È qualcosa che lo ha sempre caratterizzato e che ci ha sempre tenuti uniti - dice -. Un po’ di competizione c’è stata, soprattutto da piccoli, quando passavamo ore a casa dei nonni a sfidarci in uno contro uno. Si giocava con un canestro di circa un metro d’altezza e una palla di gomma piuma per non rompere oggetti nella stanza. Abbiamo continuato a giocare finché non siamo diventati ben più alti del canestro. Superata la rivalità di quando eravamo bambini, ora sono il suo primo tifoso».
Competitività e determinazione. Caratteristiche senza le quali un giocatore difficilmente si farà spazio nel mondo dei professionisti. Ne ha, da vendere, il “Musso” che fin da piccolo ha sempre messo la pallacanestro tra le sue grandi priorità.
«In un torneo estivo a Bologna l’ho visto in una delle poche partite in cui non ha mai fatto canestro - racconta il fratello -. Alla fine l’ho preso in giro e lui non l’ha digerito; nostro papà si è messo in mezzo per separarci. Quando si tratta di basket riesce a trasmettere una grinta che il carattere tranquillo e sbadato che ha fuori dal campo non lasciano nemmeno immaginare».
Se l’esperienza americana è stata un punto di svolta per la carriera di Federico, la prima lunga separazione da casa e l’incontro con un nuovo stile di vita hanno legato quel momento a una fase importante della sua crescita.
«Da fratello maggiore sentivo che il suo trasferimento negli Stati Uniti avrebbe portato al definitivo compimento della sua maturazione - dice Francesco -. Abbiamo vissuto i giorni della partenza in modo particolare: per lui c’era l’idea di un primo grande distacco da casa ancora giovanissimo e io non avevo nessuna certezza su cosa sarebbe stato del futuro. Sarebbe tornato a casa? E Quando? Avevo molte domande in testa e, allo stesso tempo, la certezza di trovarlo cresciuto». E così è stato, ma le basi della personalità del fratello minore sono rimaste invariate. «Ha una passione indecifrabile per questo gioco e per quello che fa - racconta il più grande -. Negli ultimi due anni, quando tornava a casa per la pausa estiva da St.John’s, faceva l’abbonamento mensile in palestra e così rinunciava ad alcune mattine in spiaggia per andare a fare pesi o tirare al campetto».
L’aspetto imperturbabile che lo caratterizza in campo nasconde un particolare che solo chi lo conosce da tempo e lo vede da vicino può sapere.
«Non ha un rituale pregara usuale, parte da casa molto sereno e spesso ascolta la musica - dice Francesco -. Una sola cosa non lo lascia in pace: prima di ogni allenamento o partita deve assolutamente lavare i denti».
C’è chi, come il fratello maggiore, lo ha visto fare i primi passi e chi l’ ha accompagnato nel mondo della pallacanestro.

È stato Alessandro Paladini, allenatore della Scuola Basket Reggio, che ha seguito Mussini negli anni del suo passaggio dal minibasket al basket con l’approdo nel settore giovanile di Pallacanestro Reggiana.

SUBITO LEADER. «La più grande difficoltà che ho avuto con lui è stata trasmettere a tutti il messaggio che lui fosse un fenomeno - racconta -. Non ricordo di averlo mai richiamato per una singola cosa. Non parlava mai, ma lo faceva in campo. Lì è stato da subito un leader pur facendosi voler bene da tutti. A dodici-tredici anni è facile essere vittima di gelosie soprattutto per chi, come lui, era il più forte anche quando veniva aggregato alle squadre dei più grandi. Con il suo carattere e il suo talento ha sempre messo d’accordo tutti».
Un campione si forma fin dai primi passi, a maggior ragione se hai talento e voglia con pochi eguali. Così, da chi per primo lo ha guidato in palestra, sono giunte le prime indicazioni per migliorare.
«Quando era Under 14 voleva sempre andare in terzo tempo ad attaccare il ferro, ma finiva spesso contro avversari più grandi - dice -. Lo spronavo, così, a fare arresto e tiro in modo che riuscisse a trovare soluzioni senza imbattersi nella disparità di fisico. Ha subito dimostrato capacità incredibili».
Un ragazzo genuino, come lo descrive Alessandro, che dopo tanto tempo passato insieme non dimentica chi lo ha portato per mano all’inizio e lo ha lanciato, poi, verso un futuro da professionista.
«Abbiamo un rapporto ottimo - racconta soddisfatto -. Ci sentiamo ancora e portiamo avanti un’amicizia che si fonda sul basket e sui ricordi degli anni delle giovanili vissuti insieme».

Chi dal punto di vista umano lo conosce bene è il suo migliore amico iGiovanni Mazzi.
Compagno di squadra del fratello nel roster della Torre e studente di Ingegneria Gestionale, è da anni legato a Musso da un’amicizia basata sulla stima e la condivisione di passioni ed esperienze.
«Io e lui siamo come fratelli. Ci conosciamo da quando siamo nati: i miei genitori sono stati il suo padrino e la sua madrina al battesimo, così come i suoi lo sono stati per me. Siamo andati ovunque insieme, abbiamo fatto vacanze al mare, in montagna, in città e ci sentiamo davvero ogni giorno. Come fossimo davvero fratelli - dice - la passione che condividiamo maggiormente è, ovviamente, il basket. Abbiamo visto centinaia e centinaia di partite dal vivo e in televisione. Abbiamo passato notti intere svegli per seguire le dirette delle partite Nba e da piccoli collezionavamo i poster dei nostri giocatori preferiti. Abbiamo tappezzato le nostre camere con immagini di pallacanestro».
La grande considerazione nei confronti di Federico nasce dalla sua serenità contagiosa, una vera dote nascosta per chi osserva il volto serio e concentrato che ha sul parquet di gioco.

MAI SOPRA LE RIGHE. «È un ragazzo tranquillo, mai sopra le righe. È davvero difficile vederlo arrabbiato per qualcosa o con qualcuno - racconta -. È molto sorridente e trasmette grande tranquillità a chi, come me, lo frequenta spesso. Non cerca mai di farsi notare e questo è davvero particolare per un ragazzo molto noto giocando da professionista nella sua città. Ricordo una volta in cui mi sono stupito: era il 2008, andiamo a vedere insieme una partita delle minors reggiane; non mi invita a prendere un gelato o in discoteca, ma a vedere una partita di serie minori, questa è la sua passione. Ci sediamo sugli spalti e dopo poco, dietro di noi, due signori iniziano a parlare di un certo Mussini che ha appena fatto più di 30 punti in una partita di giovanili contro San Lazzaro e che, dicono, sarebbe diventato davvero forte. A queste parole Musso alza letteralmente le antenne, si gira verso di me, mi sorride e con grande tranquillità, come se nulla fosse successo, ritorna a guardare la partita. Mi ha colpito incredibilmente come si è svolta quella scena. Chiunque altro si sarebbe girato per farsi riconoscere e per ricevere più complimenti, lui no. Quella reazione sembrava voler dire che quelli erano solo i primi complimenti e che ce ne sarebbero stati molti altri. E così è stato».
La passione per la palla a spicchi li ha ulteriormente uniti e Giovanni ha seguito fin da subito le partite del migliore amico. Alla palestra di via Cassala andavano in scena veri e propri show del talento reggiano che a livello giovanile lasciavano intravedere tutte le potenzialità per un futuro tra i grandi.

CINQUANTASEI PUNTI. «Non so dire quando mi sono accorto che il suo talento per il basket era qualcosa di speciale, è stato un processo graduale - dice -. Mi continuava a stupire la facilità con la quale rispondeva a sfide sempre più difficili e ne usciva vincitore. Un episodio che mi ha folgorato è stata la sua prestazione in un derby Under 15, Pallacanestro Reggiana- Fortitudo. Era davvero piccolo fisicamente rispetto agli avversari che già, per l’età, erano molto strutturati e grossi. Lui, però, dominava letteralmente il campo. Ero sugli spalti a guardarlo. Fece 56 punti».

Una crescita rapida porta Mussini a vestire la maglia della Nazionale giovanile ed è proprio in occasione di un raduno che conosce Diego Flaccadori, ala dell’Aquila Trento e grande amico del playmaker reggiano.

LE ESTATI AZZURRE. «Ci siamo conosciuti al concentramento Under 15 con la maglia dell’Italia - dice Flaccadori -. Si è subito creato un bellissimo rapporto e dopo pochi allenamenti ho capito quanto fosse speciale anche in campo. La vittoria del Torneo internazionale di Mannheim nel 2014 è stato sicuramente il più bel traguardo sportivo raggiunto insieme e i festeggiamenti che lo hanno seguito sono uno dei ricordi migliori della nostra amicizia fuori dal campo».
La voglia di migliorare e di confrontarsi emerge dalle parole del giocatore di Trento che vede in Mussini il potenziale per fare bene in Italia e in Europa.
«Ci sfidiamo spesso in uno contro uno, ma facciamo in modo di giocare quando non c’è nessuno a guardare - confessa - la competizione è sempre alta e nessuno dei due vuole cedere. È un momento nostro in cui emerge tutta la voglia di sfidarci e di allenarci. Lui ha un carattere forte, farà cose sempre più importanti nel mondo della pallacanestro».

E delle potenzialità sul parquet non ha mai dubitato il responsabile del settore giovanile di Pallacanestro Reggiana Andrea Menozzi, che Mussini lo ha visto maturare cestisticamente in biancorosso sino al passaggio in prima squadra.
«Già dal minibasket aveva una marcia in più e riusciva a fare cose impressionanti per un bambino - dice -. A 16 anni, dopo le prime apparizioni in campo con gli adulti, non ho avuto più dubbi sul fatto che sarebbe potuto diventare un giocatore di alto livello».
La cura di Menozzi e dello staff del settore giovanile lo hanno, cestisticamente parlando, cresciuto e proiettato nel basket dei professionisti. Con la mentalità Federico Mussini farà il resto e rilancerà questo inizio di stagione, come accaduto nell’ultima di campionato a Cremona.

L’ESPERIENZA VERA. «Non era scontato un impatto forte al rientro dall’America considerando che, per la prima volta, ricopre un ruolo con determinate

responsabilità fra gli adulti - commenta Andrea Menozzi -. Federico è un ragazzo estremamente intelligente e con un talento raro da trovare. Appena metterà insieme un’esperienza vera, fatta di tanti minuti fra i pro, capitalizzerà ulteriormente le sue doti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro