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Grissin Bon, Chris Wright pronto ad essere il leader

«Seguivo la squadra da tempo e sono molto motivato» «La sclerosi multipla? Ci convivo e da un anno non soffro»

REGGIO EMILIA. Guarda intensamente la maglia numero 12 che già da oggi potrà indossare. Dai suoi occhi traspare la grande voglia di vestirla e la consapevolezza di sapere come farlo.

Una determinazione che, insieme alle doti atletiche e umane a livello di leadership, hanno fatto di Chris Wright il nome ideale per essere il nuovo innesto nel roster della Pallacanestro Reggiana.

Il playmaker statunitense classe ’89 vanta alcune presenze in Nba con la maglia dei Dallas Mavericks e un percorso di tutto rispetto in Europa. Con l’esperienza in Francia a Villeurbanne e quella in Israele all’Hapoel Holon sono arrivate le stagioni italiane a Pesaro, Varese e Torino.

La familiarità con il campionato del nostro paese sarà un valore aggiunto nell’affrontare e dare il proprio apporto alla risoluzione delle difficoltà in cui si trova ora la Grissin Bon. Dopo aver svolto ieri sera il primo allenamento con i compagni, il neo acquisto biancorosso sarà subito schierato nel match con Pistoia e sarà chiamato a vivere in un solo fiato il momento di avvicinamento alla città e alla nuova realtà. Lo staff tecnico infatti si aspetta subito un grande impatto da parte del giocatore in una partita chiave per il campionato biancorosso.

Che impressione si è fatto di Reggio Emilia?

«Sono qui da poche ore, ma percepisco già di essere arrivato in una realtà di alto livello. È un club che ha una grande tradizione e una lunga storia. C’è un’organizzazione incredibile e grazie a questo potrò essere subito in campo con Pistoia. Sarà una partita importante che potrebbe significare l’uscita della squadra da un momento difficile, sono molto contento di poterne prendere parte».

Come pensa di contribuire alla risalita della Grissin Bon?

«Questo è il mio quarto anno in Italia e voglio portare in dote alla squadra la mia esperienza. Sono migliorato molto a livello di mentalità e di leadership e penso che questo possa essere utile, in un gruppo giovane a maggior ragione. Mi piace essere un leader anche a livello vocale quando la squadra è in campo. Ho esperienza anche in Eurocup che ho già giocato quando ero in Francia. È una grande opportunità per giocare ad alto livello e crescere in gruppo».

Cosa l’ha convinto a scegliere questa squadra?

«Avevo alcune offerte, ma ho sempre guardato con grande rispetto e ammirazione questa squadra. Mi piace l’identità che ha e lo spirito guerriero che mette sempre in campo. Ho avuto un confronto telefonico con il coach, ma la mia voglia di aggregarmi a questo gruppo era già grande. Lui mi ha dato la spinta finale».

Cosa vi siete detti?

«Mi ha chiesto se stavo bene ed era la domanda giusta da fare. Ho risposto senza esitare: sì. Dopo l’infortunio dell’anno scorso, ho lavorato molto in estate e ho la certezza di poter essere pronto a competere nel massimo della forma per aiutare questa squadra».

Una condizione che non risente della malattia con cui convive?

«Fortunatamente da più di un anno non soffro, in campo e fuori, di problemi connessi alla sclerosi multipla e mi sento molto bene. Parlo volentieri di questo e sono attivo nel diffondere un messaggio di speranza e positività che ritengo fondamentale, ma ora sono focalizzato sul basket. Voglio che si parli di me come giocatore e sono qui per vincere le partite sul campo. È tutto quello che cercherò di raggiungere ora».

In campo, appunto, si vede più playmaker o guardia?

«Nel basket moderno bisogna essere pronti a fare tutto. Il gioco è cambiato molto negli ultimi anni e molte sfumature che differenziano un ruolo dall’altro vanno diminuendo. Saprò rendermi utile in entrambe le posizioni, mettendo le mie caratteristiche nell’uno e nell’altro ruolo. Io mi sento playmaker e credo di avere le mie più grandi qualità nella creazione del gioco».

Una volta tolte le scarpe da gioco, come vive il suo tempo libero?

«Ho due bimbi e una moglie che mi seguono sempre e passo il mio tempo principalmente con loro. Mi piace leggere e

guardo tantissimo basket in televisione, cerco di studiare ogni aspetto del gioco. I miei genitori sono le persone che ammiro di più in assoluto per tutto quello che hanno fatto per me. Anche da loro prenderò la forza per fare bene in questo nuovo capitolo della mia carriera».
 

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