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«Regia, con i proclami si illudono i tifosi ma non si va in serie B»

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leonardo colucci 

«Regia, con i proclami si illudono i tifosi ma non si va in serie B»

REGGIO EMILIA. «Parli di Serie B in due anni e Serie A in cinque ma ci vuole tempo per costruire. È come seminare pomodori e pretenderli sulla pasta il giorno dopo» . Leonardo Colucci è tornato a...

REGGIO EMILIA. «Parli di Serie B in due anni e Serie A in cinque ma ci vuole tempo per costruire. È come seminare pomodori e pretenderli sulla pasta il giorno dopo» .

Leonardo Colucci è tornato a Reggio da avversario, alla fine ha perso , ma il suo Pordenone resta comunque ai piani alti della classifica mentre i granata sono a distanza siderale dalla zona che conta. Così, il doppio ex granata, ancorché sconfitto, non si lascia sfuggire l’occasione per una stilettata a chi gli diede il benservito: «Così, con questi proclami - dice senza mai dare un soggetto ai suoi verbi impersonali - si illude una tifoseria passionale e attaccata ai propri colori com’è quella della Reggiana. Dopo 20 anni di purgatorio, crei attesa, ti aspettano al varco e se le cose non vanno cercano subito un colpevole ma questo non è giusto. Ho vestito questi colori e fino alla fine ho dato il massimo anche se sono… scarso».

Ci scherza sopra Leo, ma è anche un modo per tornare su quegli elogi a scena aperta ricevuti in settimana dai suoi ex giocatori: «Leggendo le parole di Panizzi gli ho detto, così come a Rozzio e a Bovo, di non dire che sono un allenatore bravo perché nessuno vi crede. Scherzi a parte, mi hanno fatto piacere le loro parole: ho un legame molto forte con loro, con lo staff medico ma anche con alcuni tifosi ed il tempo è galantuomo. Fa piacere vedere che i ragazzi hanno imparato che ci sono valori umani prima di quelli tecnici».

Parlando della sfida, una sconfitta dovuta alle tante assenze?

«Ne ho 24 e hanno giocato quelli a disposizione. Un vecchio allenatore mi disse che la difesa è dell’allenatore, per l’attacco ci vogliono soldi. Dovevamo esser più bravi ma ne ho 5-6 che gli anni scorsi giocavano poco o per salvarsi e se giochi per vincere devi allenarti forte ogni giorno perché, per salvarsi, ci sono sempre le ultime giornate. I miei giocatori questo lo fanno poi c’è il campo, giudice supremo, e vince chi sbaglia meno».

Mancato l’ultimo passaggio?

«Senza alibi, 4-5 ragazzi domenica giocavano sul pantano e non avendo centrocampisti ho cercato di cambiare qualcosa. Oggettivamente siamo un po’ in difficoltà ma quando uno da il massimo non deve avere rimpianti».

Problemi al polpaccio per l’ex Stefani?

«Sì ma voleva giocare perché è un capitano con gli attributi».

Dieci gare senza perdere, ora due sconfitte. Si sente in discussione?

«Ho imparato a non esaltarmi nelle vittorie o a deprimermi per le sconfitte. Siamo l’unica di Serie C ancora in Tim Cup, sono contento e so che la domenica dopo c’è un’altra partita e dal martedì devi tirarti su le maniche e spingere forte, con temperamento e perseveranza».

La Reggiana? Come ha visto la sua ex squadra?

«Può fare molto di più ma sta risalendo.
Squadra attenta, che ho visto bene in ripartenza, ma non è facile quando si parte per vincere perché la personalità non si compra all’Esselunga, ve lo dicevo l’anno scorso. Certe maglie pesano al di là del discorso tecnico-tattico, serve personalità e temperamento per vincere».



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