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il play federico mussini 

«Troppi errori ci ammazzano dobbiamo essere più costanti»

«REGGIO EMILIA. «Cosa cambierà con l’arrivo di Wright? Adesso non posso dirlo, lo scopriremo con lavoro. Sicuramente c’era qualcosa da cambiare, a questo punto». Federico Mussini è uno dei giocatori...

«REGGIO EMILIA. «Cosa cambierà con l’arrivo di Wright? Adesso non posso dirlo, lo scopriremo con lavoro. Sicuramente c’era qualcosa da cambiare, a questo punto».

Federico Mussini è uno dei giocatori Grissin Bon direttamente coinvolti, a livello tecnico e tattico, dall’innesto del play statunitense Chris Wright.

Che cambiamenti prevede per la Grissin Bon ora?

«Sinceramente non lo so nemmeno io, non conosco troppo Wright come giocatore, sicuramente in questa situazione qualcosa da cambiare c’era».

Era ora?

«Siamo tutti abbastanza contenti che ci sia un giocatore nuovo, una mano in più fa comodo. E probabilmente ne arriverà anche un altro, se come sembra arriverà pure un lungo, anche se non si sa se un 4 o un 5».

Wright però gioca nel suo ruolo. La vede come una risposta all’avvio suo e di Candi?

«Non penso assolutamente che sia una questione di questo tipo. Ovvio che abbia contato anche l’infortunio di Nevels. Non so come cambieranno le cose, ma certo non cambia la mentalità che dobbiamo avere».

E che per ora si è vista solo in rari sprazzi, no?

«Quello è il problema. A Brescia come nelle altre partite non è stato tutto nero, ci sono stati momenti in cui abbiamo fatto vedere buone cose».

Poi cosa succede?

«Dovremmo giocare in quel modo per 40’, ma abbiamo momenti in cui per qualche momento non giochiamo, prendiamo sempre parziali poi difficili da recuperare».

Strano a dirsi, a volte sembra più un problema di attacco che di difesa. Concorda?

«È questa la cosa strana, siamo tanti giocatori con punti nelle mani, ma ovviamente bisogna creare insieme le situazioni. Facciamo fatica a trovarci nel modo giusto, in alcuni momenti perdiamo troppi palloni, errori che ci ammazzano, danno fiducia agli avversari, in particolare quando siamo fuori casa».

Per un tiratore come lei è un bel problema.

«Come me, anche gli altri stanno soffrendo. Facciamo fatica a trovare buoni tiri, le percentuali di tiro non buone arrivano non perché non siamo capaci di tirare».

Perché allora?

«Perché non creiamo i tiri che vorremmo».

Ancora 10 giorni a gran ritmo poi la pausa per le Nazionali. Servirà?

«Una sosta
può servire, per recuperare energie e staccare da questo momento».

Giocare così tanto è complesso?

«Giocare ogni tre giorni è bellissimo, però i tempi sono stretti, è vero, abbiamo un giorno al massimo per preparare le partite successive».(a.a.)



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