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«Forse chi c’era prima non aveva fiducia in me»

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«Forse chi c’era prima non aveva fiducia in me»

Martì Riverola vede nelle nuove idee di gioco la rinascita della Reggiana «Ora per noi avere il possesso di palla è la cosa più importante, come fa il Barça»

REGGIO EMILIA. «È stato un grande piacere aver segnato il mio primo gol in maglia Reggiana in un momento difficile e spero sia la rinascita verso una continuità di risultati. Ringrazio l’ex ds Grammatica per il messaggio che mi ha inviato dopo la gara perché so della sua situazione vissuta l’anno scorso e per me è una persona molto valida». È soddisfatto il talento catalano Martì Riverola dopo il gol partita realizzato contro il Vicenza, mettendo in mostra anche qualità mai emerse nei mesi precedenti. «La palla è stata deviata dal difensore però mi piace stare fuori area per provare il tiro».

In quale ruolo?

«Non ho un modulo o un ruolo preferito. Ogni giocatore ha qualità e difetti ma l’importante è mettersi a disposizione della squadra, occupando spazi e scambiando posizione coi compagni per togliere punti di riferimento agli avversari. È questo che proviamo in settimana. Lunedì abbiamo fatto passi in avanti, aggredendo gli avversari e concedendo poco. Abbiamo avuto sempre in mano la gara ed è quello che la Reggiana deve fare».

Per la coppia La Rosa-Tedeschi è difficile rinunciare a lei.

«Fanno scelte opportune in ogni partita. Chi c’era prima non mi vedeva protagonista mentre ora sto trovando continuità e spero di riconfermarmi. Nelle loro idee di calcio la palla è la cosa più importante, vogliono essere protagonisti e padroni della partita perché i giocatori importanti in squadra ci sono».

A inizio stagione era fuori rosa?

«C’è stata un po’ di confusione, forse per la lingua. Sembrava dovessi andare via, poi abbiamo trovato una soluzione per restare. Devo molto a Carlini che è stato interlocutore tra me e la società. Tornando in Spagna avrei ritrovato il mio “calcio” mentre quello di Menichini non lo era. Per questo forse lui credeva poco in me».

Tornare in Spagna o in Catalogna?

«In Spagna, il resto è solo politica, non calcio. Sono catalano ma la Catalogna è un paese che sta dentro alla Spagna. La mia famiglia è andata a votare e lì non è successo niente».

Barcellona, Olanda, Austria, Bologna: un passato importante.

«Nella filosofia del Barça la protagonista è la palla e lì c’era un gruppo di giocatori straordinari: Xavi, Iniesta, Messi. Proprio Messi mi insegnò la naturalezza

del calcio, facendo in campo ciò che faceva in allenamento e, se accelerava, era imprendibile. In Olanda ho fatto sei mesi da titolare con 2 gol, ottenendo la salvezza, in Austria mi sono rotto lo zigomo mentre al Bologna di Pioli solo una gara da titolare col Milan».
 

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