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La Grissin Bon bombarda Pesaro 

Raffica di triple nel terzo quarto e Reggio ritrova il sorriso

PESARO. Forse è troppo presto per parlare di svolta ma all’Adriatic Arena di Pesaro la Grissin Bon ha finalmente ritrovato il sorriso dopo settimane difficili. Superati i tre ko di fila Reggio ritrova le sue certezze in una gara che presentava molte più insidie di quanto si potesse immaginare. Il tabellone all’ultima sirena recita 81-91 ma lo scarto in doppia cifra è figlio di un terzo periodo pazzesco. Il mattatore? Pietro Aradori, decisivo ancora una volta, cui fa decisamente bene il lunch match. La settimana scorsa, contro Avellino, aveva fatto gli straordinari (31 punti, suo carrer high) senza però riuscire a trovare il sigillo finale. Ieri s’è rifatto con gli interessi (22 a referto) e ha messo in mostra tutto il proprio potenziale in un terzo periodo in cui s’è preso la squadra sulle spalle e con la classe del campione ha tolto le castagne dal fuoco, spazzando via un equilibrio che era durato per i primi 20’. Il capitano reggiano ha tagliato le gambe a Pesaro ed è stato il punto di riferimento di una squadra apparsa ancora incompleta. Non in termini di roster, ma in termini di mentalità in apertura di gara. La solita Grissin Bon, a fasi alterne e con una difesa iniziale da rivedere, non è partita benissimo. Buoni i meccanismi offensivi dei quintetti, un po’ meno quelli difensivi perché i quattro falli commessi dalla difesa emiliana nei primi 4’ avevano consentito a Pesaro di fare quello che voleva. Thornton ha provato ad approfittarne siglando il primo allungo (11-4), Cervi e Polonara hanno subito ristabilito le distanze per poi cominciare a fare la voce grossa anche in difesa.
La chiave della partita è stata però proprio la zona di Reggio. Intensa ed aggressiva, utilizzata a lungo da Menetti per togliere spazio ai tiratori di Pesaro che solo nell’ultimo periodo, quando i giochi erano ormai già chiusi, ha alzato la sua media dai 6,75m (33,3%, alla sirena finale). I primi indizi positivi per Menetti sono arrivati dalla panchina. Kaukenas è entrato sul parquet con la voglia di un ragazzino e la saggezza di chi ha alle spalle una lunga carriera oltre che un gran talento. In soli 3’ fa capire che il suo ritorno in campo non è stata solo questione di cuore ma è figlio di una consapevolezza non indifferente: la differenza riesce ancora a farla, e lo dimostra subito con 6 punti, 1 assist ed un fallo subito in 3’. Anche Gentile, al rientro sul parquet dopo il lunghissimo infortunio (mancava dall’11 dicembre), si presenta con un canestro sulla prima sirena che consente a Reggio di chiudere sul +4 (23-27). Le più grosse difficoltà la Grissin Bon le evidenzia in apertura di secondo periodo. Reggio non riesce a far sentire i muscoli sotto canestro (lascia 5 rimbalzi nei primi 5’ a Pesaro che prova il nuovo allungo) e pasticcia anche in attacco. Tiri forzati e scelte poco sagge contribuiscono in maniera significativa ad un digiuno prolungato che costringe Menetti a fermare il cronometro (0 punti in 4’, parziale iniziale di 7 a 0 per Pesaro). Reggio esce però bene dal time out, De Nicolao pareggia a quota 30 con la sua unica tripla di giornata e ristabilisce un equilibrio che si prolunga fino all’intervallo (45-44).
La svolta è però all’angolo: la Grissin Bon torna sul parquet indiavolata e si lascia guidare da Pietro Aradori. Undici punti in dieci minuti (con 3/4 da tre) e due assist lanciano definitivamente Reggio all’ultimo periodo da vivere senza particolari ansie.
Polonara e Della Valle seguono il capitano, Kaukenas mette lo zampino decisivo con la tripla che affossa definitivamente Pesaro. I 29 punti nei 10’ consentono a Menetti di non disperarsi per la situazione falli da gestire nell’ultimo quarto (a quota 4 sia Cervi che Reynolds, quando però il vantaggio è significativo, 60-73).
Non serve la maggiore foga agonistica di Pesaro: la Grissin Bon vuole solo controllare il cronometro e ci riesce. Gestisce anche le energie, lascia più
spazio a Needham che si prende la scena in apertura di periodo. Gli undici punti di vantaggio ad 1’ e 20’’ dal termine rappresentano un buon margine di sicurezza per alzare il piede dall’acceleratore e lasciare altri minuti nella gambe al rientrante Gentile.
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