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Alberto Colombo: Tanto amore e tante critiche, allenare la Reggiana è questo

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Alberto Colombo: "Tanto amore e tante critiche, allenare la Reggiana è questo"

L'ex tecnico parla per la prima volta dopo il suo addio alla panchina granata: "Ai tifosi dico che ci vuole equilibrio e questa squadra resterà in corsa fino alla fine"

REGGIO EMILIA. «A Reggio Emilia c’è molta pressione, e per molti versi è il suo bello. Basta poco per riaccendere la passione dei tifosi. Poi basta un risultato negativo perché l’equilibrio salti. Per certi versi mi ricorda la passionalità di piazza come Napoli o Roma. Il poco equilibrio è dovuto al tanto amore». Alberto Colombo conosce bene l’ambiente granata. Per due anni ha guidato la squadra ed è rimasto molto legato alla nostra città, dove ha vissuto momenti esaltanti ed altri difficili.

L’allenatore, che parla per la prima volta dopo aver lasciato la panchina granata, sta prendendo il patentino per la serie B e la A e per il momento non è tornato in panchina, anche se ha avuto offerte, che ha declinato, e abboccamenti con alcune squadre che poi non si sono concretizzati.

Mister i sentimenti dei tifosi sono altalenanti. Dopo dicembre c’è molto pessimismo.
«La nuova società di Mike Piazza ha portato grandissimo entusiasmo. Lo dico perché ho seguito la presentazione al campo da baseball e visto partite come il derby. Questo aumenta la pressione e le aspettative. C'è un attaccamento alla squadra ancora superiore a quello delle stagioni precedenti. Tanta passione comporta onori ed oneri».

Cosa si sente di dire ai tifosi che ora sono così delusi?
«Che ci vuole equilibrio in tutto. Capisco che i tifosi, per loro natura, sono quelli che ne hanno meno, soprattutto perché sono 20 anni che aspettano la promozione. Però dico che in questo ambiente ci vuole equilibrio, in tutti i settori. E' come una zattera, dove ognuno ha il suo peso, se manca l'equilibrio si rischia di andare alla deriva».

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A proposito di equilibrio. Esiste la ricetta per crearlo nello spogliatoio? L’esperienza racconta di allenatori dialoganti che hanno avuto problemi con alcuni giocatori, ma anche di sergenti di ferro che hanno ottenuto gli stessi risultati. Come se lo spiega?
«Ci sono due componenti che devono fondersi. Lo staff tecnico deve avere presa sui giocatori ma è altrettanto vero che dall’altra parte deve esserci un uomo, prima ancora di un giocatore, che ha voglia di integrarsi con il progetto dell'allenatore. Se ti trovi di fronte un muro non c'è nulla da fare. E' un puzzle da comporre. È un equilibrio per il quale non ci sono ricette magiche».

Come ha visto la Reggiana in questa stagione?
«È un'ottima squadra, molto solida, concreta, che ha fatto del cinismo la sua forza. Ha vinto partite guardando al sodo, senza troppi orpelli. Poi nell'ultimo periodo è accaduto qualcosa sul piano psicologico».

Il derby è stata una mazzata. Come si spiega quella prestazione?
«La partita è stata deciso dagli episodi e nella ripresa la Reggiana poteva fare un gol e cambiare l'inerzia del match. Purtroppo non è accaduto. Credo che il Parma abbia avuto un vantaggio: non doveva fare la partita e arrivava da un momento di difficoltà. Alla fine questi elementi, forse, l'hanno favorita».

Ha visto che spettacolo sugli spalti?
«Sinceramente straordinario. Conosco l'affetto dei tifosi di Reggio perché me lo testimoniano ancora oggi. Ho vissuto due grandi anni alla Reggiana. Il primo ho avuto la soddisfazione di iniziare il campionato con mille persone allo stadio e di finire con i quasi 11mila dei playoff con iul Bassano. Ho vissuto l'entusiasmo che si respirava prima di gare con il Pisa. Sono bei momenti che porto con me».

Il girone B è davvero il più forte?
«Assolutamente sì. Qui ci sonoi davvero molte società attrezzate per il salto di categoria. Nel girone A dove ci sono ottime squadre, le candidate sono meno».

Pronostici per il finale di stagione?
«Reggiana, Parma., Pordenone, Venezia e Padova sono quelle che si giocheranno il salto di categoria fino alla fine. Ovviamente bisogna vedere cosa accade nel mercato di gennaio».

A proposito di mercato. L’anno scorso alla Reggiana non fu molto utile la finestra di gennaio. Qual è il segreto del mercato di gennaio?
«La bravura di chi fa gli acquisti deve essere quella di scegliere giocatori funzionali ma non inattivi. Magari prendi un nome di valore, ma il giocatore non è in forma, e rischi di averlo pronto solo per sei o sette partite. Ci vuole intelligenza e forza economica per prendere la pedina giusta, che abbia già i minuti nelle gambe».

Cosa sta facendo adesso?
«Ho avuto offerte da società di Lega Pro che ho rifiutato ed altri incontri che poi non sono sfociati in nulla di concreto. Nel frattempo sto seguendo il master a Coverciano per ottenere il patentino da allenatore per la serie B e la serie A».
 

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