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La Grissin Bon ai raggi X: ecco le schede dei giocatori

I "grandi vecchi" Kaukenas e Lavrinovic, certezze granitiche come Polonara e Della Valle, la pattuglia dei neoacquisti: ritratto di una squadra che vuole sognare in grande

PIETRO ARADORI

La guardia Pietro Aradori
La guardia Pietro Aradori

 
L’ennesima conferma dello status conquistato da Pallacanestro Reggiana, Pietro Aradori è uno dei giocatori italiani più talentuosi e di respiro europeo. Guardia-ala di 195 cm per 95 kg, potente, mano educata, ha una grandissima dote sin dalle giovanili: sa fare canestro, in ogni modo conosciuto.

Nato il 9 dicembre 1988, da sempre grande amico del coetaneo Danilo Gallinari, è nato e cresciuto nel bresciano, per esordire giovanissimo in B1 a Casalpusterlengo e poi in A2 a Imola nel 2006, presentandosi con quasi 13 punti di media. Subito acquistato da Milano, ha iniziato un lungo pellegrinaggio fra le principali squadre italiane con brevi tappe nella stessa Olimpia e a Roma prima di consacrarsi a Biella nel biennio 2008-2010. Passa a Siena, dove con Kaukenas conquista scudetti e trofei e nel 2012 va a cercare più spazio a Cantù, dove disputa altre due ottime stagioni in abbondante doppia cifra di media. Nel 2014 lo chiama il Galatasaray per l’Eurolega, esperienza sfortunata interrotta a metà anno per andare all’Estudiantes Madrid.

In Spagna fa benissimo, diventa idolo dei tifosi e solo dopo aver conquistato la salvezza matematica accetta il trasferimento a Venezia per i play-off. Con la Reyer viene eliminato proprio da Reggio al termine dell’epica serie di semifinale. Dal 2010 è anche uno dei cardini della Nazionale italiana, a cui tiene particolarmente: non ha mai saltato un appuntamento di rilievo, che fossero qualificazioni invernali o competizioni estive, e negli anni è diventato uno degli uomini più affidabili, molto stimato dal ct Pianigiani.

Nell’Italia 2015, ricchissima di talento, è stato bravo a fare un passo indietro uscendo dalla panchina e rendendosi spesso utile nelle gare più tirate. È un esterno dalla stazza possente, che però non gli preclude buona mobilità e gli garantisce invece grande presenza a rimbalzo. In difesa, pur non essendo uno specialista, sa usare molto bene il fisico. Il meglio del repertorio è in attacco, indiscutibilmente.

Ottimo tiro da fuori, capacità impressionante di crearsi il tiro da solo dal palleggio o in post basso, buon palleggiatore e ottimo nei tagli senza pallone. Forse non il giocatore più semplice da inserire in un sistema, ma di sicuro un giocatore di grandissima qualità. Negli ultimi mesi pure protagonista del gossip, grazie alla relazione con Guendalina Canessa.

ACHILLE POLONARA

L'ala Achille Polonara
L'ala Achille Polonara

Ala fisicissima,  ha sempre brillato per esplosività orizzontale e verticale il mancino: Achille Polonara alla sua seconda stagione in biancorosso dopo un’estate vissuta in maglia azzurra.Il 23enne anconetano è cresciuto nel Basket Teramo. Esordisce 18enne in serie A nel 2009 con gli abruzzesi, e nel 2011/12 – con l’ex coach reggiano Alessandro Ramagli in panchina – viene eletto miglior Under 22 del campionato.

Nel 2012 passa a Varese, dove fornisce un bel contributo all’eccellente stagione della Cimberio, conclusa in semifinale scudetto. L’anno successivo viaggia in doppia cifra, con 26.6 minuti e 10.2 a gara uniti a 4.8 rimbalzi, 1.1. assist e il 59.3% da 2 punti, prima di puntare su Reggio, con cui firma un biennale con opzione per la terza stagione. Dal 2009 è poi stabilmente nel giro delle Nazionali, prima quelle giovanili e poi, dal 2012, in quella maggiore. Nel 2011 è vicecampione europeo dietro la Spagna, con l’Under 20 in cui gioca insieme a Riccardo Cervi e Nicolò Melli.

La scorsa annata, la prima in maglia della Pallacanestro Reggiana, mostra con il passare dei mesi progressi impressionanti, tanto da meritarsi il titolo di Mvp della Grissin Bon Impostato inizialmente come ala piccola, 205 centimetri d’altezza con leve lunghissime, negli anni si è spostato stabilmente in ala grande, oggi il suo ruolo prediletto. Anche se, in quintetti particolari, può essere schierato sia da numero tre che da centro tattico. Tutto grazie a doti atletiche rare da vedere in un giocatore italiano, in particolare la grande elevazione e la velocità di base.

Fra i pezzi forti del repertorio, non a caso, l’efficacia a rimbalzo offensivo, dove la sua esplosività fa spesso la differenza. Ha costruito anche un discreto tiro dal perimetro, che sconsiglia di lasciargli troppo spazio, ma il suo meglio lo offre decisamente in area. In attacco come in difesa.

 
DARJUS LAVRINOVIC
 
Il centro Darjus Lavrinovic
Il centro Darjus Lavrinovic
 
Con ogni probabilità, il lungo puro migliore mai passato da Reggio. Il 35enne lituano per un decennio è stato un giocatore da alta Eurolega, passando da una corazzata all’altra. L’anno passato è rimasto bloccato parecchi mesi per l’infortunio al pollice e soprattutto per i guai alla schiena, pericolosissimo per un giocatore della sua stazza e del suo kilometraggio.
 
Quando è tornato, in primavera, ha spiegato basket a tutto il campionato, risultando spesso e volentieri immarcabile per tutte le rivali, come si è visto bene ai play off prima del nuovo ko, da cui ha cercato di rientrare con coraggio. 212 cm per 115 kg definiti a meraviglia, è il gemello di Hristof, dominatore a Siena e passato anche a Reggio nell’autunno 2014. Oltre che uno dei prodotti di punta della straordinaria generazione lituana di inizio millennio, quella capeggiata dal fenomenale Sarunas Jasikevicius. Con la Nazionale ha portato a casa un argento e un bronzo europei.
 
Cresciuto con il fratello all’Alytus Alita, è passato allo Zalgiris Kaunas, la principale formazione dello stato baltico, per iniziare un tour europeo quasi sempre in’Eurolega. L’Unics Kazan e la Dinamo Mosca in Russia, il Real Madrid all’epoca di Ettore Messina, i turchi del Fenerbahçe Ülker, una stagione alla corazzata CSKA Mosca prima del ritorno nel 2012 allo Zalgiris.
 
Nel 2013/14 è in Ucraina, al Budivelnyk Kiev, con cui raggiunge la fase finale dell’Eurocup e vince il titolo nazionale, dominando la finale e venendo nominato MVP. Oltre che inserito nel secondo miglior quintetto dell’Eurocup, dopo essere stato secondo quintetto dell’Eurolega nel 2006.
 
La sua completezza tecnica è disarmante. Alla stazza imponente unisce ottima mano dal perimetro, anche da 7 metri abbondanti, doti di lettura superiori e grande capacità nel gioco spalle a canestro, arte ormai sparita. Può aprire il campo e far male in area, in difesa garantisce discreta copertura a rimbalzo e leve lunghissime. L’unica questione è la tenuta fisica. Dopo i guai dell’anno passato andrà centellinato con la massima attenzione, ma per 15 minuti a gara è dominante, almeno in attacco.

AMEDEO DELLA VALLE

La guardia Amedeo Della Valle
La guardia Amedeo Della Valle

Non più una grande speranza per il futuro, ma già una certezza per il basket italiano di oggi, Amedeo Della Valle. Piemontese di Alba, 22 anni, 195 centimetri d’altezza per 85 chili, è un figlio d’arte: papà Carlo è stato infatti un ottimo playmaker a Torino negli anni ’80. Cresciuto nelle giovanili di Casale Monferrato, a due passi da casa, si è fatto notare giovanissimo per le grandi doti offensive, con tiro e palleggio efficaci unite ad una buona altezza per una guardia.

A 18 anni sceglie di volare negli Usa, passando un anno alla prestigiosa Findlay Prep High School e poi, pronto per l’università, è stato chiamato dalla Ohio State di Thad Matta, uno degli allenatori più stimati del college statunitense. Ha disputato due stagioni ad Ohio State, ottenendo sempre la chiamata al torneo Ncaa conclusivo e a marzo, dopo l’eliminazione al primo turno, ha deciso di lasciare l’ateneo e di far ritorno in Italia.

I suoi momenti migliori li ha regalati sinora con le nazionali di categoria. Nel 2013 ha guidato l’Under 20 azzurra alla vittoria degli Europei, ottenuta con la vittoria in finale sulla Francia. Della Valle è stato uno dei dominatori del torneo, vincendo anche il titolo di miglior giocatore della competizione. Una prestazione che ha aumentato parecchio la sua esposizione e l’interesse di tante società.

La guardia piemontese è prima di tutto un realizzatore, bravo al tiro da fuori ma anche a trovare soluzioni in area, sfruttando le leve lunghe. Sa fare canestro, questo è indiscutibile ed è la sua forza. Cresciuto moltissimo in difesa grazie all’aiuto dello staff della Pallacanestro Reggiana, il club che ha scelto nonostante le tante richieste quando, nell’aprile 2014, ha deciso di lasciare gli States e iniziare una carriera italiana.

Grande protagonista nei play off 2015, si è conquistato un ruolo importantissimo nella Grissin Bon che ha sfiorato lo scudetto. Dopo un’estate di lavoro in Nazionale, si è conquistato la convocazione a Eurobasket 2015, in cui ha però avuto un ruolo assolutamente marginale.

Ha messo lo zampino nella vittoria della Grissin Bon della Supercoppa 2015 meritandosi il titolo di Mvp della finale con l’EA7 Milano. La sua “Facciacattiva”, mostrata in diretta tv in gara 5 della finale con Sassari, è divenuta celeberrima ed è stata riprodotta su striscioni e t-shirt.

 

ANDREA DE NICOLAO
 
Il play Andrea De Nicolao
Il play Andrea De Nicolao
 
Nato a Camposanpiero (PD) il 21 agosto 1991, è uno dei volti nuovi della Pallacanestro Reggiana. Nel 2009 vince lo scudetto Under 19 con la Benetton Treviso e l’anno successivo fa il suo esordio in serie A. Ha preso parte con la Nazionale Giovanile agli Europei Under 16, Under 18 e Under 20, conquistando in questa occasione l’argento e realizzando 11 punti in finale con la Spagna. L'11 marzo 2012 coach Pianigiani lo fa esordire anche in Nazionale Maggiore, nella vittoria italiana contro la selezione straniera dell'All Star Game di Pesaro. 185 centimetri di altezza per 75 chilogrammi di peso forma, ha disputato il massimo campionato con la Cimberio Varese dal 2012 al 2014.
 
Nell’ultima stagione è stato protagonista in Lega Gold con la Tezenis Verona di un’altra conoscenza reggiana, coach Alessandro Ramagli. Dopo aver dominato la regular season, il sogno della promozione in A1 è svanito nei quarti di finale playoff contro Agrigento. 10,3 punti e 6,4 assist in 30,2 minuti di impiego in stagione regolare, cifre di poco ridimensionate nelle otto partite di postseason. Difensore eccellente. Primo passo rapido che gli consente una penetrazione efficace sia per la conclusione che per lo scarico verso i compagni. Darà ordine ed energia alla formazione biancorossa.
 
ADAM PECHACEK
 
Il centro Adam Pechacek
Il centro Adam Pechacek

Dopo una brillante esperienza nel settore giovanile della Virtus Bologna, la scorsa estate è giunto a Reggio Emilia. Ala/centro classe 1995, 207 centimetri per 105 chilogrammi. È originario di Praga e con la nazionale della Repubblica Ceca ha giocato l’Eurepeo Under 16 nel 2010, il Mondiale Under 17 nel 2012 e nel 2013 il Mondiale Under 19 e l’Europeo Under 18.

Nell’ultima stagione ha realizzato 2,4 punti di media e catturato 0,8 rimbalzi in 5,1 minuti di utilizzo nelle 17 partite in cui è sceso in campo tra playoff, campionato e supercoppa. L’esperienze di Eurocup è stata chiusa con 1,9 punti e 0,6 rimbalzi in 6,3 minuti. Il fisico imponente lo avvantaggia nel gioco vicino a canestro e nelle lotte a rimbalzo. La discreta rapidità di piedi gli consente spesso di muoversi anche oltre l’arco dei tre punti. I miglioramenti più consistenti dovranno arrivare nel tiro dalla media/lunga distanza e nell’ampliamento del bagaglio di movimenti a sua disposizione.

La mano mancina e le spiccate doti atletiche lo rendono inconfondibile. L’esperienza maturata gli consentirà di migliorare nella gestione dei falli e poter aumentare la permanenza sul parquet già in questa stagione.

 
VLADIMIR VEREMEENKO
 
La grinta del centro bielorusso...
La grinta del centro bielorusso Vladimir Veremeenko
 
Ha un cammino di alto livello alle spalle, Vladimir Veremeenko, 209 cm per 107 kg di peso, e potrà portare in biancorosso fisico, esperienza, tecnica e letture notevoli. Nato nel 1984 in Urss a Gomel, oggi Bielorussia, è cresciuto cestisticamente in Russia, all’Avtodor Saratov, con cui debutta 18enne nella massima serie nel 2002.
 
Nel 2004 la società praticamente trasloca, diventa la Dinamo San Pietroburgo, e al debutto assoluto ottiene la vittoria nella Fiba Europa League, quella che diventerà l’Eurochallenge, sotto la guida di David Blatt. Veremeenko si mette in mostra come uno dei giovani in crescita, con ottime doti atletiche unite a una mano già rifinita. Nel 2006, la Dinamo fallisce con la rapidità con cui era nata, ma per il bielorusso sono comunque mesi felici. A giugno viene scelto nella NBA al secondo giro del draft dai Washington Wizards, alla posizione 48. Non andrà mai a giocare oltre Oceano, e i diritti su di lui sono stati usati spesso in scambi fra franchigie.
 
Sempre nel 2006, approda al Khimki Mosca, una delle principali formazioni russe, con cui otterrà discreti risultati sempre alle spalle dell’onnipotente CSKA. Nel 2008, dopo due stagioni nella capitale, si muove verso est rimanendo in Russia, all’Unics Kazan, dove rimarrà sino al 2014 conquistando fra l’altro un Eurocup e una coppa di Russia. In Eurolega si trova spesso a incrociare le formazioni italiane, Siena e Milano soprattutto, fornendo buone prestazioni. Nel 2014, dopo sei stagioni lascia Kazan per la Spagna, per il Cai Saragozza. L’avventura dura perché il Banvit, l'ambiziosa squadra della città turca di Bandirma, lo vuole ad ogni costo e decide di pagare la buonuscita prevista dal contratto con gli spagnoli.
 
Adesso è il turno di Reggio. Veremeengo mon è un centro puro, tutt’altro; nonostante l’altezza è stato impostato da ala forte sin da giovanissimo, per sfruttarne agilità e mano educata. Può tranquillamente giocare in entrambi i ruoli sotto canestro, a ogni modo, anche se non sarà mai un atleta che punta sulla fisicità e sulla potenza come armi principali.
 
La sua forza è la rapidità di movimenti, unita a grandi doti di lettura che lo rendono efficacissimo nei tagli senza palla. Forte dei suoi quasi 210 cm, è efficace a finire nel pitturato, usando tecnica e capacità di chiudere con entrambe le mani. In attacco può fare male anche dai sei metri, ed è inoltre un buon passatore, capace di fare da perno per il gioco e non solo da terminale. Non si parla di un talento assoluto come Lavrinovic, ma di un lungo di grande qualità, che da dieci anni gioca sempre Eurocup o Eurolega. Oltretutto, molto integro fisicamente, senza infortuni gravissimi nel suo passato.

RIMANTAS KAUKENAS

Il capitano Rimantas Kaukenas
Il capitano Rimantas Kaukenas

Ormai idolo indiscusso del pubblico biancorosso, il 38enne Rimas è alla terza stagione biancorossa e vuole conquistare uno scudetto anche a Reggio, dopo i cinque ottenuti con Siena negli anni della lunghissima tirannia senese sul basket italiano. E dopo l’Eurochallenge, primo alloro europeo, portato a casa proprio con i reggiani.
Cresciuto cestisticamente negli USA, prima alla Prattsburg High School e poi al college a Seton Hall, ha debuttato nel continente nel 2000, in Israele, per poi tornare in Lituania al Lietuvos Rytas, in Belgio all’Ostenda, in Germania al Telekom Bonn e finalmente, nel 2004, in Italia, a Cantù, dove gioca un’eccellente stagione che gli vale una chiamata per Siena.
 
Nel 2005 è uno dei protagonisti, assieme all’ex reggiano Terrell McIntyre, dell’avvio della cavalcata toscana, e si mette progressivamente in mostra anche in Eurolega, oltre che con la Nazionale, dove gioca spesso con l’attuale compagno Lavrinovic. Ritrova il lungo nel 2009 al Real Madrid, ma in Spagna le cose non funzionano, e decide di tornare a Siena, dove nonostante un grave infortunio è una pedina fondamentale delle nuove vittorie mensanine sino al 2012. In quell’anno rivola in Lituania, allo Zalgiris Kaunas, e nel 2013 inizia al Baskonia, l’ex Tau Vitoria, con Sergio Scariolo.
 
Disputa una manciata di gare prima di lasciare ed approdare poi alla Pallacanestro Reggiana, preziosissimo innesto al posto del deludente Coby Karl.  L’anno passato, nonostante gli infortuni, è stato preziosissimo in campo, una volta ristabilito, e come capo dello spogliatoio.
 
Alto 194 cm, rimane un attaccante completissimo e la tenuta fisica è impressionante per un 38enne. Oltre alla tecnica individuale superiore, ha sempre mostrato grande capacità di attaccare il ferro, e di conquistare parecchi falli. Benché oggi preferisca più soluzioni perimetrali, rimane molto bravo a chiudere nel traffico. Legge splendidamente il gioco ed è un passatore spesso sottovalutato, ma sempre efficace.

OJARS SILINS

L'ala Ojars Silins
L'ala Ojars Silins

Ventitrenne lettone, Ojars Silins veste la maglia della Pallacanestro Reggiana dal 2010, quando è arrivato giovanissimo nel settore giovanile biancorosso, considerato già all’epoca un prospetto di valore europeo. Dopo aver dominato fra i pari età dal 2012 è stabilmente in prima squadra, guadagnandosi sempre più spazio, sino a diventare titolare dalla passata stagione come ala forte. E confermandosi in ascesa continua, chiudendo con un’eccellente serie play-off contro Siena da 9 punti e 1.2 stoppate di media.

Nel giugno 2014, con un anno d’anticipo,  si è dichiarato eleggibile nel Draft Nba dopo le tante manifestazioni di interesse degli scout americani. Non scelto, è rimasto con la Grissin Bon che nei piani ne voleva fare un punto cardine del quintetto. Un brutto infortunio in piena preparazione pre-campionato, con una altrettanto brutta ricaduta ne ha però condizionato pesantemente quella che avrebbe dovuto essere la stagione della sua definitiva consacrazione ad alto livello.

Ala piccola naturale, dopo aver fatto benissimo da quattro ha chiesto di poter avere minuti e responsabilità in quello che considera il suo ruolo soprattutto in prospettiva futura, che si tratti di Eurolega o della tanto agognata NBA. Dopo qualche tensione sul prolungamento, e sulle prospettive di utilizzo, ha prolungato di un anno con i biancorossi.

Due metri abbondanti per quasi 100 kg, è cresciuto parecchio non solo come sicurezza ma anche come tono muscolare. In serie A è sempre stato utilizzato come ala grande, all’inizio come specialista difensivo e come tiratore sugli scarichi. Con il passare dei mesi ha trovato fiducia e sicurezza, mostrandosi capace di buona produttività in attacco, come ai tempi delle giovanili.

Ha doti atletiche superiori e una grande applicazione lo hanno trasformato rapidamente in uno dei migliori lunghi difensivi della serie A. Il buon tiro da fuori e l’atletismo in campo aperto lo rendono molto pericoloso sull’altro lato del campo. Per diventare un’ala piccola da corsa deve migliorare nella rapidità di piedi e nell’1 contro 1 offensivo e soprattutto per fare il definitivo salto di qualità deve migliorare la tenuta mentale.

STEFANO GENTILE

L'esterno Stefano Gentile
L'esterno Stefano Gentile

Figlio e fratello d'arte, 25 anni, Stefano Gentile ha letteralmente masticato basket sin dalla nascita. È il primogenito di Nando, passato anche da Reggio a fine carriera, uno dei più forti playmaker italiani, e fratello del talentuosissimo Alessandro. Nato a Maddaloni, vicino a quella Caserta dove è cresciuto come giocatore, è un regista di notevole potenza fisica, 191 cm per 90 kg, arrivato alla serie A dopo una lunghissima gavetta che lo ha visto vagabondare fra A1, A2 e B, a Imola, Milano, Ostuni, Trento, Casale Monferrato e, nel 2012, ritornare a Caserta. Lì ha disputato la miglior annata in carriera e conquistandosi un biennale a Cantù.
 
Un destino per certi versi simile a quello di Cinciarini, finito in Brianza dopo una grande stagione e tanti trasferimenti; anche la conclusione è stata simile, perché pure Gentile – nonostante buoni sprazzi – è rimasto coinvolto nei saliscendi che hanno caratterizzato la formazione canturina, solo alla fine qualificata per i play off. È comunque risultato uno dei più continui, chiudendo con 9.1 punti e 2.2 assist in 25.5' di media, spesso giocando in coppia con un altro play.
 
Si parla di un atleta con buona taglia, tanta grinta e determinazione in puro stile Gentile, che sa trattare il pallone e far canestro, sfruttando la mano molto educata (a Cantù ha superato il 90% ai tiri liberi e sfiorato il 40% da 3 punti). Non è forse un regista classico, gli piace avere il pallino e creare per gli altri ma spesso e volentieri anche per sé, cercando soluzioni coraggiose ma non sempre avvedute nel pitturato. Rispetto a Cinciarini può garantire meno pressione e intensità difensiva, e da questo punto di vista si accoppia bene con De Nicolao, mastino tignoso e sempre aggressivo.
 
Proprio come il nuovo compagno di reparto padovano, è chiamato alla consacrazione in una formazione dal fortissimo sapore italiano, in cui avrà responsabilità, una buona coppa da disputare e tante occasioni per mettersi in mostra. Spetta a lui sfruttare l'occasione, anche in prospettiva Nazionale, per rientrare in permanenza nel giro azzurro a oggi solo sfiorato. Il Cinciarini degli ultimi anni aveva abituato tutti molto bene, sotto diversi punti di vista, e l'eredità è pesante. Va detto che lo stesso “Cincia”, tre stagioni or sono, era una scommessa che oggi si può decisamente definire vinta. La speranza, per Gentile e per Pallacanestro Reggiana (il discorso è simile per De Nicolao) è che il copione si ripeta.

 

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