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Se fare... i salti mortali diventa filosofia di vita

A Reggio si sta diffondendo il parkour, sport che insegna a conoscere se stessi Si impara a superare ogni ostacolo in base alla propria forza e ai propri limiti

REGGIO. Giovani che fino a poco tempo fa praticavano in solitudine questo nuovo sport metropolitano sono ora associati nella "Urban Freedom Asd" e a disposizione dei ragazzi di Cantieri sportivi, il progetto della Fondazione per lo Sport per gli adolescenti

La maggior parte di loro ha imparato a essere tracciatore da pochi anni e guardando YouTube. Tracciatore è il praticante di parkour, la nuova disciplina sportiva arrivata in Italia nel 2005, ma nata in Francia negli anni Ottanta.

Essa consiste nell'eseguire un percorso, superando qualsiasi ostacolo con la maggior efficienza possibile di movimento e adattando il fisico all'ambiente circostante. A corpo libero, i tracciatori saltano in modo flessibile muretti, staccionate, aggirano scale, fanno salti mortali tra un ostacolo e l'altro.

E' una disciplina ma, sottolineano i suoi praticanti, anche uno stile di vita: nel quotidiano allena a non arrendersi mai davanti agli ostacoli, bensì a sfruttarli per arrivare meglio al proprio obiettivo.

Il parkour l'ha imparato in solitudine anche Simenon Georgiev, ventenne di origine bulgara, arrivato a Reggio tredici anni fa. Ora è il presidente della "Urban Freedom Asd", la prima associazione sportiva dilettantistica che dall’ottobre scorso raccoglie i praticanti di questa disciplina. Una quindicina di ragazzi, la maggior parte dei quali ha iniziato senza corsi o tutori nei parchi della città; oppure tra scalinate eringhiere del Businnes Park.

A farli incontrare hanno anche collaborato gli educatori territoriali di Net, gli stessi che si occupano del progetto Cantieri sportivi.

Simenon, come siete arrivati a creare un'associazione?

«Dietro c'è una lunga progettazione. Volevamo fare qualcosa per Reggio, ci sembrava troppo monotona. Nei posti dove volevamo allenarci, non si poteva saltare. Come siindividui ci sentivamo impotenti a trattare con il Comune, così abbiamo voluto essere qualcuno davanti alla legge e avere i numeri per negoziare. In molti ci hanno aiutao, come gli educatori di Net e Officina Educativa».

Cosa volevate ottenere?

«Essere presi in considerazione come comunità e non essere cacciati dai luoghi dove ci esercitavamo. Il Comune ci ha ascoltati, ci siamo affiliati alla Uisp e ora ci è stato chiesto di partecipare ai Cantieri sportivi che avvengono nel parco vicino alla nostra sede "Incrocio dei venti", in via Guittone d'Arezzo».

Siete i tutori di altri ragazzi, che cosa volete loro trasmettere?

«Vorremmo far capire che in questa disciplina non c'è solo la bellezza di fare salti mortali, a cui bisogna arrivare per gradi altrimenti sono pericolosi, ma tutta una progettazione: più che uno sport, è una filosofia di vita, cercare di superare noi stessi, ma conoscendo i nostri limiti. Il buon tracciatore sa ascoltare i segnali del corpo e interpretare le sensazioni».

Qual

è il beneficio più grande che i ragazzi ricevono?

«E' una disciplina che ci rende migliori, poiché aiuta ad avere una buona conoscenza di se stessi. E poi, se succede quello che è capitato a me, il condividere questo piacere comune ci fa trovare una famiglia e crescere insieme».

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