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Gli ex Ballotta e Pelatti perplessi sulla Reggiana

Hanno ricordato l’amico comune Ponzo prima del torneo a lui dedicato Poi il giudizio sul club: assurdo escludere Alessi, è dura se la società traballa

REGGIO. E' stato un emozionato Matteo Pelatti a leggere il messaggio inviato da Vito Grieco per ricordare Paolo Ponzo, al Mirabello, prima del torneo giovanile a lui dedicato. «La voce era tremante – confessa – però dopo un inizio traballante, sono andato meglio».

Sono tantissime le cose che vorrebbe ricordare di Paolino, tanti gli episodi che hanno condiviso sia allo Spezia che nella Reggiana. Ma c'è n’è uno che aiuta a capire chi fosse Ponzo: «Eravamo in ritiro a Pinzolo con lo Spezia e mister Soda ci concesse una mezza giornata di libertà. Io Paolino e Padoin partimmo per un giro a Madonna di Campiglio. Io e Pado vestiti normalmente, Paolo con zaino e scarponi da trekking. Già da quello dovevamo capire che non sarebbe stata una giornata normale. Salimmo in seggiovia fino al Grostè dove io e Padoin ci ritrovammo con le carte in una mano e una birra nell'altra. Paolino invece partì per una ferrata. Il problema arrivò alle 17 con l'ultima corsa della seggiovia: lui ancora non si era visto. Scendemmo ma di Paolino neanche l'ombra. Alzammo gli occhi verso il Grostè dove c'era un puntino in lontananza, Era Ponzo che scendeva a piedi e quando arrivò, con tono disarmante ci disse: Eh, la seggiovia era chiusa e sono sceso a piedi». Come fosse la cosa più normale del mondo».

Con Pelatti non si può non toccare un presente che vede la Reggiana lottare per restare in Prima divisione. «Non l'ho mai vista e non posso giudicare dal punto di vista tecnico. Però faccio una considerazione, assolutamente personale: come si fa a mettere in disparte e in discussione un giocatore come Alessi? E' una cosa alquanto strana, visto anche il livello della categoria.Boh, il mister avrà le sue ragioni, anche perché non credo si voglia far del male da solo».

E’ proprio Beppe Alessi, a ricordare un altro episodio divertente legato a Ponzo: «Partitella, Paolino era nella squadra avversaria e stavano prendendo una sonora paga. Forse era nervoso, sta di fatto che mi rifilò un calcione da dietro e subito dopo disse: Mi auto-espello. Lui era così».

Anche il ricordo di Marco Ballotta è legato alla montagna: «Eravamo a Modena e insieme a Cevoli si decise di fare un voto. In caso di vittoria del campionato saremmo andati in bici fino al Cimone. Il Modena vinse il campionato, il problema era che il sottoscritto non saliva in bici da 15 anni. Morale: loro due raggiunsero la meta, io mi fermai prima e li aspettai al ritorno».

Anche Ballotta non può non dare un giudizio sulla stagione granata: «Un ex collega che conosce bene la realtà granata mi parla di una situazione non troppo stabile dal punto di vista societario. In casi genere devi solo sperare di avere una rosa con le palle altrimenti i risultati sono questi».

Cristiana Filippini

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