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Padovano entrerà nella proprietà della Roma

L’ex granata aveva cercato due volte di comprare la Reggiana, ora è l’uomo di fiducia di uno sceicco

REGGIO. «Tra qualche settimana potrò raccogliere ciò che mi sono meritato». Parole e musica erano di Michele Padovano. Eravamo in agosto e quelle sue parole solo ora hanno un senso. Michele Padovano è l’emissario che ha portato lo sceicco Adnan Adel Aref Al Qaddumi al Shtewi a comprare il 50% delle quote della Roma per un esborso di 50 milioni.

Un’operazione che è sbocciata quasi all’improvviso e Michele Padovano, per incanto, si è ritrovato su tutte le prime pagine dei quotidiani romani e sportivi allo stadio Olimpico accanto allo sceicco Adnan Adel Aref Al Qaddumi al Shtewi in occasione della partita Roma-Juventus. Un’operazione che Padovano ha portato avanti per l’amicizia che lo lega al diesse Baldini.

Il rammarico è che Michele Padovano, per ben due volte, ha cercato, sempre in qualità di intermediario, di acquistare la Reggiana.

La prima volta si era presentato con la famiglia Tesoro, oggi proprietaria del Lecce e la seconda volta con un imprenditore di Parma. Padovano asserisce anche di essere stato lui a coinvolgere Giuseppe Conti in ogni caso la vicenda sceicco-Roma conferma che se non altro Michele Padovano meritava maggiore rispetto per le sue capacità e conoscenze, oltre che per il suo passato in granata.

Con l’ingresso nella proprietà dello sceicco della Giordania, Padovano avrà certamente un ruolo in società anche se prima dovrà aspettare la sentenza dell’appello per la sua condanna in primo grado a 8 anni e 8 mesi di reclusione con l’accusa di spaccio internazionale di droga. A tale proposito Padovano ha spiegato la sua verità. L’accusa è di aver dato 25 mila euro all’amico d’infanzia Mosole e di averlo incontrato un paio di volte nella gelateria di San Gillio, il suo paese. «Mi sono fermato a prendere un aperitivo con lui e con chi c’era con lui. Mosole è mio amico dall’infanzia, siamo cresciuti insieme, io nella cronaca calcistica, lui in quella nera, ma a me non importava, erano fatti suoi, per me contava e conta l’amicizia. Mi ha detto ho una cavalla da comprare, mi presti il denaro? Sapevo che i cavalli erano parte della sua vita e che il denaro me l’avrebbe restituito, come aveva fatto, 50 mila euro sull’unghia, dopo avermi distrutto una Porsche. Ho dato i soldi alla sua ex moglie, che glieli

inviò con un bonifico. Poi lei ha prodotto la fattura per la cavalla ed è stata assolta. E’ stata una grossa ingenuità. Ma son fatto così. Un altro esempio? Mosele era in carcere quando nacque sua figlia. Andai dalla madre e le dissi di tenersi i soldi che le offrivo. “Pensa alla bambina”».

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