Brex, il “carioca” granata che viene da Rio (Saliceto)

Il reggiano della BiTecnology non ha nulla da invidiare alle stelle brasiliane «Giocavo a calcio ma la palla era più alta di me, il mio futuro è da allenatore»

    RIO SALICETO

    Luca Brex, punto di forza della BiTecnology Reggiana, è senza ombre di dubbio l'atleta reggiano di spicco del panorama nazionale del calcio a cinque.

    Tecnicamente fortissimo e soprattutto generoso quanto umile, questo giocatore ha saputo ritagliarsi sempre uno spazio importante in campionati dove ormai da parecchie stagioni dominano oriundi italo-brasiliani oppure stranieri dal grande blasone.

    Brex ci racconta la sua carriera e come si è avvicinato al calcio a 5?

    «Ho iniziato a giocare a calcio ad undici nella squadra del mio paese, la Riese. Beh, si può dire tranquillamente che il pallone era più alto di me, comunque sono passato alla Correggese e poi alla Kennedy Carpi».

    «Nel 2004 mi sono buttato nel calcio a 5 con la Virtus Cibeno e questa è la mia sesta stagione che disputo con la maglia granata».

    Nel calcio a 5 cosa ha vinto, quanti gol ha realizzato e quali a suo avviso sono stati i più belli?

    «A livello di prima squadra ho vin to un campionato di serie C2 con la Virtus Cibeno mentre con la Reggiana ho vinto la Coppa Italia di serie B, a Gragnano. Nel calcio ero considerato un buon centrocampista, ero più un assist-man che un bomber, mentre nel calcio a 5 ho realizzato oltre cento gol, anche se la maggior parte li ho fatti nei due anni di serie C col Cibeno».

    «Due su tutti i gol più belli, il coast to coast contro il Cornaredo ed il pallonetto dalla nostra area contro il Rosta Torino».

    Cosa fa nella vita quali sono i suoi hobby e le sue passioni?

    «Naturalmente mi piace uscire con la mia ragazza e con i miei amici, una delle passioni il cinema; quan do non gioco, studio per finire l'università dove frequento la facoltà di Economia».

    «Un'altra mia grande passione è allenare, quest'anno seguo i bimbi delle annate 2005 e 2006 della Riese, con cui collaboro ormai da quattro anni. Inoltre alleno una squadra di calcio a 5, la Riese Revolution, che disputa il campionato del Csi . In televisione guardo molti sport, però seguo con particolare passione il calcio».

    A chi deve la tua crescita in questo sport?

    «Sicuramente a chi mi ha scoperto: Fabrizio Tirelli ed Andrea Artioli. Ed a Luigi Manfredini, è lui che mi ha portato nella Reggiana. Senza dubbio devo qualcosa ad ogni allenatore che ho avuto; Foca Vaz ha avuto però un ruolo fondamentale: mi ha insegnato tutte le basi di questo sport e la cultura del lavoro giornaliero. Con Alberto Carobbi mi sono specializzato nella fase difensiva, mentre l'attuale mister Roberto Dall'Olio mi ha fatto crescere sotto il profilo della personalità».

    Quali i momenti belli e quali brutti, in questi anni?

    «Partiamo dai peggiori: la retrocessione in serie B nel 2008 e la mancata promozione in A2 dell'anno scorso. Tra i momenti migliori metto invece le due Final Eight della Coppa Italia di serie B, l'anno passato abbiamo perso ma arrivare in finale è stata una grande soddisfazione, il livello tecnico era altissimo».

    La sua più grande soddisfazione personale?

    «A livello personale le più grandi gioie sono state la chiamata in Nazionale juniores e le 150 presenze con la maglia della Reggiana».

    Ora il campionato che state comandando: quali avversarie teme di più nella corsa alla promozione?

    «Il campionato cadetto è di buon livello, ci sono tre o quattro squadre davvero forti e le toscane sono sempre ostiche da affrontare, soprattutto in casa loro».

    Quali pensa siano le squadre che cercheranno di fermare la vostra cavalcata e perché?

    «Il Forlì è la squadra da tener d'occhio, se non altro perché è la più vicina in classifica e possiede un buon collettivo. Noi dobbiamo mantenere sempre alta la concentrazione, giocare tutte le partite come se fossero delle finali».

    Quali i suoi progetti futuri? «Vorrei diventare allenatore federale di calcio a 5 mentre per ciò che concerne la vita quotidiana vorrei diventare un trader di borsa. Sono molto appassionato dei mercati finanziari, li seguo costantemente».

    Qual è la differenza tra un ragazzo che arriva dal Brasile ed un ragazzo reggiano e dove sta il segreto di tanto successo carioca?

    «Il discorso è molto ampio, in Brasile si parte dal futsal e poi si sceglie quale sport fare; in Italia è l'inverso, quindi si parte svantaggiati. Non è facile trovare giocatori di calcio a 5 italiani già formati, in Italia questo è ancora uno sport giovane e screditato».

    «Tralasciando le qualità tecniche, la mentalità fa la differenza: quando un ragazzo arriva dal Brasile, sa che deve impegnarsi per far si che diventi un lavoro mentre per un italiano invece è una passione, le priorità sono altre».

    «Penso che la cosa migliore sia un giusto mix tra giovani italiani e giocatori di livello, i più esp erti devono passare le loro conoscenze ai giovani per farli crescere, se poi aggiungiamo un lavoro sul settore giovanile, magari fra qualche anno avremo più italiani di qualità».

    A Reggio?

    «Stiamo facendo un buon lavoro, con un po' di fortuna nel giro di tre anni potremmo avere 4-5 giocatori made in Italy».

    Quali sono stati i suoi compagni che l'hanno aiutata negli anni a crescere dal punto di vista tecnico e tattico?

    «Ne cito tre, Viapiana, Maurinho e Perrotti. Li ho avuti compagni di squadra quando ero giovanissimo, mi hanno aiutato molto; ogni giorno comunque c'è qualcosa di nuovo da imparare, i miei attuali compagni sanno fare delle cose incredibili.

    Aldo Spadoni

    12 febbraio 2012

    Altri contenuti di Sport

    Trova Indirizzi Utili

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione
    Tutte

    PROMOZIONI

    Negozi

    ilmiolibro

     PUBBLICITÀ