Quotidiani locali

Carlo e Luisa, c’eravamo tanto amati

L’allenatore Ancelotti «E’ finita, meglio solo»

REGGIO. Carlo Ancelotti, il tecnico reggiolese, non ha mai amato parlare della sua vita privata. Il suo rapporto con la moglie Luisa è sempre stato «speciale» e in un’intervista a «Novella 2000» in edicola oggi, ammette che il suo matrimonio è finito. Del resto da tempo erano «separati in casa». Carletto viveva a Milanello, la moglie Luisa in giro per l’Italia nei vari circuiti di tennis. I figli, ormai grandi, hanno intrapreso strade diverse: la figlia Katia fa la giornalista a Londra, nello staff dell’ufficio stampa al Chelsea, il figlio Davide si è diplomato e gioca da centrocampista nel Borgomanero, in serie D.
Qualche voce maliziosa aveva parlato anche di una storia d’amore di Carlo con una bella rumena e dell’addio della moglie Luisa per un maestro di tennis.
Carlo fa una mezza ammissione a Novella 2000. «In venticinque anni di matrimonio - rimarca - ci sono i momenti di alta e quelli di bassa. Nei momenti di bassa quello che non mancherà mai tra mia moglie Luisa e me è la capacità di parlarsi con grande rispetto e affetto. E’ come nel calcio, non bisogna mai chiamarsi fuori. Luisa è stata la mia unica storia. Mi sono fidanzato e sposato giovane. Sa, una volta i calciatori mettevano su famiglia presto, mica come ora. Però c’è una donna che vedo sempre volentieri».
Sulla relazione con la bella e giovane Marinella Cretu, una trentenne di Bucarest, taglia corto.
«Non mi faccia rispondere. In giro c’è tanta gente che vuol farsi soltanto pubblicità. Sto bene con me stesso, anche da solo. Con il calcio non mi annoio. A parte il lavoro in campo, trascorro molte ore studiando e ristudiando le partite, riguardando i filmati. Sì, oggi sto bene anche da solo».
I figli. Katia e Davide hanno sempre dovuto fare i conti con un papà famoso e ricco d’impegno e una mamma esuberante tanto che spesso Davide ha vissuto a Milanello con Carlo.
«Non c’è nulla di diverso. I ragazzi sono come sempre sereni e vivono la loro vita. La più grande, Katia, è a Londra, ha avuto l’opportunità di uno stage all’ufficio stampa del Chelsea, la squadra di Abramovich. Katia è un bel tipo solare, energico, come la madre. Dice di voler diventare giornalista.
Davide la scorsa estate ha superato la maturità e continua a giocare al calcio, ora è centrocampista al Borgomanero in serie D Davide è qui a due passi, e poi gioca al pallone. E questo da un certo punto di vista complica il rapporto padre-figlio».
Il Milan. Carletto Ancelotti ha tanti estimatori e forse è un predestinato per la panchina della Roma o del Real Mandrid ma al momento giura amore al Diavolo.
«Resto al Milan. Ho un sogno: battere il record di Nereo Rocco. Lui ha fatto 450 partite da mister, io sono arrivato a 381. Se tocco i 451 mi riterrò soddisfatto, anzi di più, rispetto a Rocco farei filotto: sarebbero tutte consecutive».
Il canto. Ancelotti ha cantato «Grazie Roma» il giorno in cui è stato promosso con la Reggiana e si è ripetuto in tutte le occasioni importanti, Champions compresa.
«Mi figlia ha preso da me? A Milanello mi sfottono, sostengono che sono una campana. Hanno ragione loro? Insomma, ma io canto lo stesso. Il mio repertorio è tutto italiano, Celentano».
Gli hobby. «Solo in campo e al cinema. Sono un appassionato di thriller e di noir. O di storie forti, vedo e rivedo De Niro nel “Cacciatore”: le storie di mafia mi avvincono, non mi stufo mai della saga del “Padrino”. Mi è piaciuto molto “Romanzo Criminale”. Tempo libero? Ne ho poco di tempo per me. Di solito trascorro cinque, sei ore con giocatori e collaboratori sul campo. Poi c’è tutto il lavoro di approfondimento. Alla vigilia delle partite una telefonata con Silvio Berlusconi per fare il punto. La sera mi resta solo il tempo per cenare e andare a letto. Da solo. Qui a Milanello ho la mia stanza, sennò a Milano. Quando torno a casa dalle mie parti nel parmense sono in famiglia».
La cucina. E’ un argomento tabù per il trainer reggiolese.
«Preferirei non parlarne. Sono a stecchetto, ho perso sette chili con la dieta Zona. Comunque, uno dei miei piatti culto è il bollito. Nel reggiano il cibo della festa. Non c’era domenica che non arrivasse a tavola anche a Ferragosto, insieme al brodo da bere a fine pranzo con un’aggiuntina di Lambrusco nel piatto. L’ultimo bollito? A Milano non ho un bel ricordo. Preferisco Roma».

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