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Addio a Giorgio Rinaldi era l’ultimo partigiano

È morto a 92 anni. Dopo  l’armistizio era entrato nella Brigata Garibaldi Poco prima della Liberazione  una granata lo ferì a un occhio

CASINA

Addio all’ultimo partigiano di Casina. Ieri mattina è morto il 92enne Giorgio Rinaldi, conosciutissimo ex messo comunale del paese appenninico. Era l’unico rimasto in vita fra i tanti abitanti della zona di Casina impegnati nella Resistenza durante la seconda guerra mondiale, oltre che l’ultimo maschio dei sette fratelli Rinaldi. Ora, di quella numerosa nidiata, rimane solo la sorella Giovanna.

Giorgio lascia due figlie e due nipoti oltre a tanti parenti. Il funerale si terrà in forma ...

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CASINA

Addio all’ultimo partigiano di Casina. Ieri mattina è morto il 92enne Giorgio Rinaldi, conosciutissimo ex messo comunale del paese appenninico. Era l’unico rimasto in vita fra i tanti abitanti della zona di Casina impegnati nella Resistenza durante la seconda guerra mondiale, oltre che l’ultimo maschio dei sette fratelli Rinaldi. Ora, di quella numerosa nidiata, rimane solo la sorella Giovanna.

Giorgio lascia due figlie e due nipoti oltre a tanti parenti. Il funerale si terrà in forma privata, con rito civile. Rinaldi aveva da tempo diversi problemi di salute, peggiorati progressivamente negli ultimi giorni.

Se ne è andato quattro mesi dopo la moglie, scomparsa nella primavera scorsa, con cui aveva vissuto per tanti decenni nella casa della zona Peep di Casina capoluogo. Giorgio proveniva da una storica e nota famiglia antifascista dell’area di Casina, da generazioni composta da militanti socialisti e poi comunisti. I Rinaldi hanno pagato un pegno pesante a quell’impegno costante per la politica: dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e l’occupazione nazista del Nord Italia, Giorgio era entrato fra le file dei partigiani delle Brigate Garibaldi impegnati proprio nei boschi attorno a Casina, e nel 1944 aveva perso un fratello, Afro, durante un conflitto a fuoco con i nazi-fascisti.

Un altro fratello, Nando, era invece stato catturato e deportato in Germania, dove è rimasto prigioniero in un campo di concentramento per oltre un anno e mezzo. Anche Giorgio portava su di sé le conseguenze dirette della guerra. Nelle ultime settimane prima della Liberazione la scheggia di una granata l’aveva colpito al volto, lacerandogli un occhio e provocando la parziale perdita della vista. Una menomazione che nel dopo guerra aveva facilitato Rinaldi a trovare lavoro nel Comune di Casina, dove venne assunto come messo comunale. In parallelo, Rinaldi aveva mantenuto l’impegno politico di famiglia, militando nel Partito Comunista, di cui era uno dei referenti locali. —

ADR.AR.

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