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Quando il 15 ottobre 1996 il paese venne ferito da una forte scossa che seminò danni e feriti

IL RICORDOSEGUE DALLA PRIMADurò circa un minuto, con epicentro nella zona di San Michele della Fossa-San Tomaso della Fossa, fra Bagnolo, Correggio e Novellara, dove il risveglio della faglia seminò...

IL RICORDO

SEGUE DALLA PRIMA

Durò circa un minuto, con epicentro nella zona di San Michele della Fossa-San Tomaso della Fossa, fra Bagnolo, Correggio e Novellara, dove il risveglio della faglia seminò danni e provocò feriti.

E la scossa delle 2.33 di ieri, come già altre che negli anni si sono succedute con epicentro nella stessa zona, ha riacceso nelle menti di molti reggiani quei drammatici momenti vissuti quasi 22 anni fa, quando il caos e la paura durarono per giorni, almeno fino a Natale. ...

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IL RICORDO

SEGUE DALLA PRIMA

Durò circa un minuto, con epicentro nella zona di San Michele della Fossa-San Tomaso della Fossa, fra Bagnolo, Correggio e Novellara, dove il risveglio della faglia seminò danni e provocò feriti.

E la scossa delle 2.33 di ieri, come già altre che negli anni si sono succedute con epicentro nella stessa zona, ha riacceso nelle menti di molti reggiani quei drammatici momenti vissuti quasi 22 anni fa, quando il caos e la paura durarono per giorni, almeno fino a Natale.

Dopo la scossa principale, infatti, più di cento le repliche che si sono succedute, tutte di magnitudo superiore a 2.0 e a una profondità tra i dieci e i quindici chilometri.

Con la popolazione che sin da subito si è rimboccata le maniche per rialzarsi dall’emergenza e dalle avversità.

Come il sindaco bagnolese di allora, Guido Ligabue, in prima linea per portare aiuti alla sua gente nei giorni della paura e a guidare la ricostruzione nei mesi e anni successivi.

Le lesioni erano abbastanza gravi: al di là dell’intervento sul Torazzo, con la cupola e le strutture murarie lesionate, si aveva paura che con le scosse successive potessero provocare altri colli.

Era l’epoca in cui la diffusione di computer e cellulari era agli albori. E le informazioni non correvano rapide e veloci come oggi.

La situazione più grave riguardava due condomini che danno sulla piazza principale del paese: il movimento provocato dal terremoto, infatti, fece sì che la parte comune dell’edificio picchiasse contro il vano di una delle scale. I due edifici vennero evacuati.

Proprio la piazza e tutta la parte storica di Bagnolo in Piano mostravano le ferite inferte dalla scossa: la chiesa era lesionata, anche la torre campanaria. Ma, per fortuna, le campane non si erano staccate.

Si temeva infatti che potessero crollare sugli edifici vicini e, anche lì, vennero sgomberati abitazioni e negozi in attesa della loro messa in sicurezza.

Una ditta specializzata di Bolzano smontò le campane in un paio di giorni, scongiurando così il pericolo e rendendo sicuro il campanile.

Per il Torrazzo, invece, venne coinvolta l’università di Bologna: si creava, davanti al cantiere, una piccola folla di gente che stava lì a guardare le operazioni.

Non solo le abitazioni e i beni architettonici vennero danneggiati dal sisma. Come avvenuto nel successivo sisma del maggio 2012 che ha colpito la Bassa reggiana, anche nel 1996 il terremoto non risparmiò industrie e aziende agricole: c’erano lesioni gravi all’interno della zona industriale, dove la gente continuava a lavorare nei capannoni. Le travi poggiavano su pilastri per pochi centimetri. Il sindaco fece chiudere con un’ordinanza tutta la zona industriale, ma già il giorno dopo il 92% delle attività ripresero. Questo grazie al fatto che sono arrivati subito i tecnici a fare controlli, già dal mattino successivo. Un altro problema era che molte persone che vivevano in campagna si rifiutavano di lasciare le loro case perché non volevano abbandonare gli animali.

A Bagnolo arrivarono Romano Prodi, allora presidente del Consiglio, e il vicepresidente Walter Veltroni. Il governo si era subito attivato.



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