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I raccoglitori di pietre e il tuffo a fine lavoro

Per un lungo periodo, e non poi così lontano, il fiume Secchia era insieme luogo di lavoro durissimo e poi di riposo. Fino agli anni Settanta e Ottanta, infatti, le numerose cave presenti nelle zone...

Per un lungo periodo, e non poi così lontano, il fiume Secchia era insieme luogo di lavoro durissimo e poi di riposo. Fino agli anni Settanta e Ottanta, infatti, le numerose cave presenti nelle zone di Baiso, Carpineti, Cavola e Gatta erano una delle principali mete di lavoro estivo. I campi erano da bonificare dalle tante pietre presenti, un’operazione che veniva fatta a mano. Nei mesi caldi, quando le condizioni meteo lo permettevano, i raccoglitori prendevano le pietre e le caricavano sul ...

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Per un lungo periodo, e non poi così lontano, il fiume Secchia era insieme luogo di lavoro durissimo e poi di riposo. Fino agli anni Settanta e Ottanta, infatti, le numerose cave presenti nelle zone di Baiso, Carpineti, Cavola e Gatta erano una delle principali mete di lavoro estivo. I campi erano da bonificare dalle tante pietre presenti, un’operazione che veniva fatta a mano. Nei mesi caldi, quando le condizioni meteo lo permettevano, i raccoglitori prendevano le pietre e le caricavano sulle ruspe che li seguivano. Un mestiere pesante, che rappresentava una preziosissima fonte di denaro per tanti ragazzi, anche giovanissimi, che non volevano pesare su famiglie già in ristrettezze economiche, e per gli anziani con pensioni troppo povere per riuscire ad arrivare alla fine del mese. «Lavoravamo tutto il giorno sino alle sei di sera, e prima di andare a casa non c’era niente di meglio che un bagno nel Secchia per rilassarsi e staccare la testa», sorride un ex raccoglitore impegnato a pescare pensando a un passato che sembra così lontano.