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Servono 10 milioni di euro per le strade del distretto

È la stima del tavolo tra Modena e Reggio che vuole potenziare i collegamenti Si guarda al sistema viario delle ceramiche verso le zone dell’Appennino



Potenziare i collegamenti fra il distretto ceramico e l’Appennino lungo il corso del Secchia, per collegare il cuore del comparto produttivo con la sua propaggine estrema.

In questi mesi gli enti locali reggiani e modenesi stanno ragionando su come migliorare la viabilità fra la prima collina e la montagna su entrambi i versanti. Un percorso utile in prima battuta per la qualità della vita dei residenti, ma anche per le importanti ricadute sull’enorme area industriale che vive attorno al Secc ...

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Potenziare i collegamenti fra il distretto ceramico e l’Appennino lungo il corso del Secchia, per collegare il cuore del comparto produttivo con la sua propaggine estrema.

In questi mesi gli enti locali reggiani e modenesi stanno ragionando su come migliorare la viabilità fra la prima collina e la montagna su entrambi i versanti. Un percorso utile in prima battuta per la qualità della vita dei residenti, ma anche per le importanti ricadute sull’enorme area industriale che vive attorno al Secchia.



La strada principale è la stessa per tutti, la fondovalle Secchia, la provinciale 486R che da Veggia risale sino a Castellarano, Roteglia, Lugo e da qui – con un lungo viadotto con galleria – sino a Ponte Secchia di Baiso. Il percorso è obbligato o quasi per molti, perché, in quel tratto, i collegamenti orizzontali fra le due provincie sono scarsi. In automobile, per passare da Modena a Reggio, dopo il ponte di Sassuolo si devono percorrere decine di chilometri, sino agli snodi di Lugo e Ponte Secchia. La zona collinare è in contemporanea l’ultima possibilità di ampliamento per il distretto ceramico, che nel suo fulcro ha già consumato enormi quantità di terreno e difficilmente potrà espandersi ulteriormente se non riciclando i tanti edifici oggi inutilizzati. Se si risale lungo il corso del Secchia fino al Muraglione si trovano nuove aree artigianali, e lo stesso vale proseguendo da Roteglia verso Sassogattone. Anche la strada per l’Appennino passa di qui. Da Ponte Secchia si può raggiungere l’area artigianale di Fora di Cavola, quella di Cerredolo di Toano e le ceramiche oltre il Dolo, nel territorio modenese, fra Vitriola e Montefiorino. Tutto gravita attorno alla 486, quindi, rafforzare questo canale di collegamento è un obiettivo condiviso per gli enti dei due territori cugini.



Poche settimane, fa i rappresentanti degli enti coinvolti si sono ritrovati per ragionare insieme sul da farsi. Gli uffici tecnici delle due Provincie dovranno stilare un progetto di fattibilità condiviso, che metterà al centro l’ampliamento della strada e interventi per eliminare tratti pericolosi o a rischio di intasamento. Una prima stima parla di circa 10 milioni di euro, con l’idea di chiedere alla Regione di inserire l'opera nel piano triennale degli investimenti e di co-finanziare poi le spese con i fondi delle due Province. All’ultimo incontro operativo a Baiso hanno partecipato i presidenti delle Province Gian Carlo Muzzarelli e Giammaria Manghi, presidente della Provincia di Reggio Emilia, i sindaci modenesi Maurizio Paladini di Montefiorino, Elio Pierazzi di Frassinoro, Fabio Braglia di Palagano e quelli reggiani Fabrizio Corti di Baiso, Giorgio Zanni di Castellarano, Vincenzo Volpi di Toano e Alberto Vaccari di Casalgrande. Proprio Vaccari ragiona ora sull’intervento e sulla situazione infrastrutture nel comparto del Secchia. «Se tante aziende scelgono Casalgrande come luogo per insediarsi, ciò è dovuto anche alla dotazione di infrastrutture di cui siamo attrezzati», sostiene.

A partire dallo scalo ferroviario di Dinazzano e alla variante della SP467R Pedemontana. Inoltre «ci sono due direttrici Nord-Sud importantissime, la provinciale verso Rubiera e la 486R verso Castellarano, che consentono alle aziende di raccordarsi col versante modenese e con lo scalo ferroviario». Per la montagna è un accesso cruciale: «Se le provincie torneranno ad avere le risorse di cui necessitano, anche i territori montani potranno diventare parte di uno sviluppo che non deve essere limitato al nostro comprensorio». —