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«Sono venuti dove abito e hanno contato i miei figli...»

Il segretario regionale della Cgil racconta nell’iniziativa antimafia di Cirò Marina le minacce subite dall’unico operaio di Bianchini costituitosi parte civile in aula

REGGIO EMILIA

Sono parole forti sul maxiprocesso Aemilia quelle uscite nell’iniziativa promossa dalla Cgil a Cirò Marina (Crotone) a cui hanno partecipato figure di primo piano nella lotta alla ’ndrangheta, spaziando fra rappresentanti sindacali, investigativi, istituzionali e della società civile.



Nel primo intervento è stato piuttosto esplicito Luigi Giove – segretario della Cgil Emilia-Romagna – portando come esempio la sofferta testimonianza in udienza nella primavera 2017 dell’unico ...

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REGGIO EMILIA

Sono parole forti sul maxiprocesso Aemilia quelle uscite nell’iniziativa promossa dalla Cgil a Cirò Marina (Crotone) a cui hanno partecipato figure di primo piano nella lotta alla ’ndrangheta, spaziando fra rappresentanti sindacali, investigativi, istituzionali e della società civile.



Nel primo intervento è stato piuttosto esplicito Luigi Giove – segretario della Cgil Emilia-Romagna – portando come esempio la sofferta testimonianza in udienza nella primavera 2017 dell’unico ex operaio della ditta edile modenese Bianchini costituitosi parte civile. Secondo la Dda era stato messo a lavorare nei cantieri post terremoto dell’impresa di San Felice (Modena) dal clan che faceva riferimento a Michele Bolognino. «Lo vedevo girare avanti e indietro – ricorda il segretario regionale – teso e preoccupato. Cosa c’è, gli ho chiesto. E mi ha risposto: sono venuti a casa mia e mi hanno contato i figli. Uno, due, tre». In aula il 35enne dirà senza tanti giri di parole di avere paura, di avere ricevuto la “visita” di alcuni calabresi da Reggiolo, di non reggere a tanta pressione, rifiutandosi ad un certo punto d’andare avanti. Il collegio giudicante poi deciderà di inserire le dichiarazioni rese dall’operaio davanti ai carabinieri il 12 marzo 2016 (in cui aveva descritto le minacce di Bolognino, le buste paga decurtate dal clan, la soppressione di diritti quali i buoni pasto e la cassa edile), suscitando la reazione dei detenuti che se ne andarono polemicamente dall’udienza. Un episodio processuale che Giove propone come danno già consumato: «Il nostro compito non può essere solo quello di scrivere la storia delle infiltrazioni mafiose – rimarca – noi dobbiamo prevenire i fenomeni. Perché quando registriamo la violazione delle regole e delle leggi, il danno è già fatto».



Sferzante l’intervento di Rosy Bindi, presidente della passata Commissione parlamentare antimafia: «Spero che il prossimo presidente della Commissione faccia tesoro del lavoro svolto. Dispiace che la relazione che conteneva la nuova legge istitutiva per la Commissione, anche dandole più poteri, sia stata ridimensionata da quelle forze che allora erano di opposizione ed oggi governano. La relazione presentava la proposta di modifica sugli scioglimenti dei consigli comunali, perché si colpisca anche la pubblica amministrazione». Chiudendo i lavori il segretario nazionale della Cgil – Susanna Camusso – è lapidario: «Il sindacato opera contro le mafie organizzando il lavoro. Questa è una forma di legalità perché le mafie sfruttano tutte le forme di irregolarità come quelle che non portano mai in trasparenza le condizioni ed i rapporti di lavoro. Superare la precarietà significa combattere le mafie». —