Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

La rivoluzione reggiana è cominciata

L'editoriale domenicale di Stefano Scansani, direttore della Gazzetta di Reggio

REGGIO EMILIA. Il mondo delle relazioni reggiane è cambiato da così a così. E prepariamoci a ulteriori giramenti che romperanno l’incantesimo ormai essiccato di quella che Occhetto aveva definito “la gioiosa macchina da guerra”. Cioè il potente convoglio a guida Pci che nella Grande Reggio sferragliava con le cooperative rosse, Cgil, circoli e associazioni. Tutto finito. Non soltanto sul binario della sinistra, ma pure su ogni rotaia politica, economica, sindacale, sociale della vecchia rete ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

REGGIO EMILIA. Il mondo delle relazioni reggiane è cambiato da così a così. E prepariamoci a ulteriori giramenti che romperanno l’incantesimo ormai essiccato di quella che Occhetto aveva definito “la gioiosa macchina da guerra”. Cioè il potente convoglio a guida Pci che nella Grande Reggio sferragliava con le cooperative rosse, Cgil, circoli e associazioni. Tutto finito. Non soltanto sul binario della sinistra, ma pure su ogni rotaia politica, economica, sindacale, sociale della vecchia rete dei poteri e degli equilibri contrapposti.

La riprova? È stata esibita mercoledì al Teatro Valli che ospitando l’assemblea di Unindustria ha salutato il presidente uscente Mauro Severi e quello entrante Fabio Storchi. Anzi no, rientrante, visto che l’imprenditore reggiolese, già capo di Federmeccanica, aveva guidato gli imprenditori reggiani fra il 2012 e il 2006.
Storchi nel suo discorso d’insediamento ha difeso il Jobs Act renziano e ha bocciato il Decreto Dignità del Movimento 5 Stelle.

Per aver chiaro la carica esplosiva del razzo lanciato da Storchi, va ricordato che l’immediata risposta è arrivata da Maria Edera Spadoni che è vice presidente della Camera, oltre che da due deputati grillini, locali. Il termine “locali” l’ho ficcato qui per paradosso. Perché il sommovimento reggiano assumerà una dimensione nazionale. Storchi è un uomo rilevante in Confindustria e se si è preso la briga di smontare la prima “creatura” di Di Maio, vuol dire che c’è un programma, gli imprenditori hanno un giudizio critico sulle politiche del Lavoro del governo gialloverde.

Lo contrapposizione è confermata dalla replica immediata dei grillini: «Annotiamo che le critiche al “dl dignità” stanno arrivando dalle organizzazioni che rappresentano le grandi industrie come Confindustria, che ha sempre appoggiato gli ultimi governi di Renzi, Letta e Monti, con i risultati che vediamo».

Resto su Storchi. È stato colui che soltanto un anno e mezzo fa ha firmato il nuovo contratto nazionale dei metalmeccanici con quell’altro reggiano d’attacco che è Maurizio Landini. Il primo era presidente di Federmeccanica, il secondo era segretario della Fiom. Per sottoscrivere l’accordo hanno usato quelle maniere pan-emiliane che poi sono confluite in un piatto di cappelletti in brodo. Simbologie da trattativa operaia, non da negoziato pro rider.

In un’intervista rilasciata al collega Enrico Lorenzo Tidona il 30 maggio, Storchi aveva spiegato quali fossero le sue intenzioni dopo l’accordo con Landini: “Credo chi mi godrò il meritato riposo”. Alla luce degli avvenimenti Storchi si è riposato abbastanza oppure ha rinviato la siesta.

S’è messo alla guida degli imprenditori reggiani in uno dei momenti più ardui. Se Unindustria avendo nostalgia del Jobs Act ha rimpianti per i governi di centrosinistra, la sua antagonista storica da tempo si è discostata dal Pd a guida o a maggioranza renziana.

La Cgil reggiana, guidata da Guido Mora, mesi prima delle elezioni politiche del 4 marzo inaugurò un suo percorso di indipendenza, anche critica. Addio cinghia di trasmissione. Il sindacato aveva seguito con primario interesse la scissione dei democratici e i fenomeni nuovi interpretati da Articolo 1 prima e da Leu poi. Sempre la Cgil ha anche preso le distanze dalle cooperative quando ha proposto di tornare a un welfare pubblico (l’assistenza agli anziani). Immediata e bellica la risposta di Legacoop e Confcooperative: “Imbarazzante”.

E il mondo della cooperazione – ex cinghia di trasmissione del Pci - è a sua volta assai attento ai sommovimenti, ai nuovi interlocutori. Subito dopo l’esito delle politiche l’amministratore delegato di Coop Alleanza 3.0 Paolo Cattabiani aveva chiarito che “Il gruppo dirigente del Pd è affare del Pd”. E poi: “Essendo noi una parte sociale abbiamo il dovere di dialogare con chi governerà. Lo faremo rispettando i nostri valori, aprendo il confronto con il Movimento 5 Stelle. In realtà, poi, la cooperazione già da anni si confronta anche con la Lega in Lombardia”.

Il 9 marzo il presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti aveva musealizzato Renzi e giudicato positivamente Di Maio per il suo interesse per il mondo della cooperazione “senza pregiudizi”.
Questo elenco domenicale non prende in considerazione gli eventuali sussulti del Pd, perché dal 4 marzo deve ancora scuotersi, mentre tutto il mondo gira. —
s.scansani@gazzettadireggio

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI