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Rapinatori da film a Parma la basista è di Campagnola

La banda ha scavato un cunicolo lungo 11 metri in centro per rubare nel caveau Arrestata una prestanome 50enne che ha confessato di aver preso il compenso

CAMPAGNOLA EMILIA. Come nei film entravano nelle banche scavando cunicoli che, partendo dalla rete fognaria, li portavano all’interno dei caveaux. Questa l'accusa nei confronti di dieci rapinatori, tutti pregiudicati e di origine campana, fermati dai carabinieri del comando provinciale di Parma.

Una storia che ha dell’incredibile visto il modus operandi, e che vede come basista una donna di 50 anni di Campagnola anche lei fermata dai carabinieri ma di Reggio, e uscita ieri dal carcere di Mode ...

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CAMPAGNOLA EMILIA. Come nei film entravano nelle banche scavando cunicoli che, partendo dalla rete fognaria, li portavano all’interno dei caveaux. Questa l'accusa nei confronti di dieci rapinatori, tutti pregiudicati e di origine campana, fermati dai carabinieri del comando provinciale di Parma.

Una storia che ha dell’incredibile visto il modus operandi, e che vede come basista una donna di 50 anni di Campagnola anche lei fermata dai carabinieri ma di Reggio, e uscita ieri dal carcere di Modena dopo l’interrogatorio di garanzia affidato al gip reggiano Giovanni Ghini. La donna è accusata di essere partecipe alla banda per aver fatto dei sopralluoghi nelle banche e di essere la prestanome del contratto dell’appartamento utilizzato come base a Parma.

Davanti al giudice, difesa dall’avvocato Costantino Diana del foro di Reggio, la donna - addetta alle pulizie a Reggio - ha collaborato confermando il ruolo di prestanome sotto i pagamento di qualche migliaia di euro, accettati da un conoscente viste le difficoltà economiche nella quali versa.

Il 31 ottobre la banda avrebbe messo a segno una rapina in un istituto di credito con un bottino milionario e, secondo gli investigatori, erano pronti a svaligiare un’altra banca. «Quando saremo vecchi faranno un film su di noi», hanno detto senza sapere di essere intercettati. Sembra la trama di un film perché martedì scorso il “colpo” sventato dai carabinieri di Parma era preparato nei dettagli. La banda doveva raggiungere con un tunnel scavato nel sistema delle fognature la banca presa di mira in città. «Presto saremo a casa pieni di soldi», avevano previsto i 10 complici. L’obiettivo era la filiale della Bper di via Cavour: i banditi avevano individuato un appartamento ubicato al piano terreno, non troppo vicino alla banca, dove avevano praticato un foro nella pavimentazione per potersi calare nel sistema di condotte sotterranee cittadine. Da lì - mediante un condotto scavato appositamente lungo 11 metri e largo 1- avrebbero poi raggiunto il caveau della banca. Il piano era stato studiato nei minimi dettagli: le operazioni di scavo nel sottosuolo erano seguite in superficie da un complice per verificare che non fossero percepibili all’esterno. Dopo aver scavato per ore, per non suscitare l’attenzione dei vicini, trascorrevano tutto il resto della giornata all’interno del minuscolo covo, circa 50 metri quadri, discutendo su come impiegare il bottino (investimenti immobiliari, campi di calcio, feste in famiglia: uno degli indagati, prossimo alle nozze aveva in animo di regalare una bottiglia di champagne a ciascuno degli invitati). Per ingannare il tempo giocavano a carte e guardavano serie tv: Gomorra e quella sul criminale milanese Renato Vallanzasca le preferite. Ogni tanto tornavano a casa per riposarsi. Gli spostamenti avvenivano in treno per limitare i controlli di polizia, ovviamente in prima classe. Alla fine però qualcosa non è andata per il verso giusto. All’insaputa dei banditi, tornati in Campania in vacanza, lo scavo artificiale ha infatti provocato il 17 maggio un cedimento strutturale con conseguente crollo del manto stradale. Così, accertate le cause del crollo, quando lunedì parte della banda è tornata a Parma, i carabinieri hanno eseguito nei confronti dei campani un provvedimento di fermo emesso dalla procura ducale. Questo anche per le evidenti analogie con la rapina messa a segno con la stesse modalità del tunnel sotterraneo lo scorso 31 ottobre in un’altra banca, che aveva fruttato ai ladri un bottino stimato in oltre 3 milioni (tra contante e valori).

Numerosi i reati contestati: associazione per delinquere finalizzata alle rapine, rapina aggravata, tentata rapina, crollo di costruzioni o altri disastri dolosi, danneggiamento aggravato ed altro. All'interno dei due covi perquisiti dai militari, sono stati rinvenuti pistole a salve prive del tappo rosso, maschere per il travisamento, tute da lavoro, percussori, piedi di porco e scalpelli.

Enrico Lorenzo Tidona