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Ex Reggiane, l’appello di don Gaetano per salvare la sua chiesa

Il commiato del 98enne storico cappellano delle Officine, durante le celebrazioni per Santa Rita. L’edificio, dedicato a Gesù operaio, in stato di abbandono

REGGIO EMILIA. Salvare la chiesetta delle ex Officine Reggiane, dedicata a Gesù Operaio. È l’accorato appello lanciato da don Gaetano Incerti, ultimo storico cappellano delle Reggiane, che alla soglia dei 99 anni ha celebrato martedì scorso la festa di Santa Rita con il tradizionale rosario, la benedizione delle rose e il bacio della reliquia della santa. A rendere emozionante questo evento, celebrato ogni anno dallo stesso don Incerti, è stata la commovente omelia dell’anziano sacerdote, na ...

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REGGIO EMILIA. Salvare la chiesetta delle ex Officine Reggiane, dedicata a Gesù Operaio. È l’accorato appello lanciato da don Gaetano Incerti, ultimo storico cappellano delle Reggiane, che alla soglia dei 99 anni ha celebrato martedì scorso la festa di Santa Rita con il tradizionale rosario, la benedizione delle rose e il bacio della reliquia della santa. A rendere emozionante questo evento, celebrato ogni anno dallo stesso don Incerti, è stata la commovente omelia dell’anziano sacerdote, nato il 12 agosto 1919: il suo è stato quasi un commiato e un saluto alla sua gente e alla sua vecchia chiesetta, a lungo luogo di preghiera e punto di riferimento per i lavoratori e per tutto il quartiere di Santa Croce. Un edificio che ora si trova a un passo dalla rovina, con barattoli e catini posizionati ovunque per raccogliere l’acqua piovana che scende dal tetto.

L’omelia di don Gaetano è stata anche un appello alla città per il futuro della cappella: con un velo di commozione, don Gaetano ha ricordato quando nel 1940 l’allora direttore, Giovanni Degola, ne volle la costruzione. La chiesa si trovava in posizione adiacente alla vecchia portineria, proprio nel cuore della fabbrica, prima che i nuovi capannoni vicini al Campovolo spostassero la produzione e la rendessero, di fatto, lontana dalla gente.

Distrutta da un bombardamento nel 1944, la chiesa fu riedificata. Dopo la ricostruzione, tuttavia, prese fuoco nel 1957: un incendio avvenuto nell’indifferenza di molti.

A tal punto che ai vigili del fuoco accorsi per domare le fiamme, non mancò chi cercava di trattenere gli idranti, sostenendo secondo la più ferrea ideologia marxista che di chiese in città ce ne fossero fin troppe.

In quella circostanza, è stato proprio don Gaetano a lavorare tutta la notte per rimettere in piedi l’edificio. Un piccolo miracolo: il giorno successivo all’incendio, una domenica, la chiesa era già pronta e gremita di fedeli, nonostante l’acre odore di bruciato. Per lui fu la soddisfazione più bella della sua vita.

In occasione della ricorrenza di Santa Rita, l'anziano sacerdote ha lasciato intendere che probabilmente questa sarà l’ultima sua celebrazione. E, nel salutare la sua chiesa e i fedeli, ha chiesto la salvaguardia dell’edificio: «Adoperatevi affinché non sia abbandonata e sia curata».

Un appello accorato per una chiesetta dedicata a Gesù Operaio e quindi a tutte le decine di migliaia di operai che hanno lavorato nelle storiche Officine. L’esterno è fatiscente, ma l'interno è ben curato e nasconde tuttora opere di valore storico per i reggiani. Come l’altare in marmo costruito nel 1940 dalla scultrice correggese Carmela Adani. O come il bel dipinto di Santa Rita, opera nel 1955 di un impiegato delle Reggiane.