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Gli amici ricordano Alessandro Ferrari, morto nel tamponamento di Ferrara: «Ragazzo allegro e generoso»

Scout per 20 anni, Alessandro Ferrari amava le moto e da anni era elettricista per l'Enel. La moglie Emanuela Leonardi, con lui in auto al momento dell'incidente, è ricoverata a Ferrara in coma farmacologico

REGGIO EMILIA. «Lo abbiamo visto entrare in casa giovedì scorso e come sempre aveva canzonato il mio compagno, intento ad eseguire dei lavoretti. Alessandro era un simpaticone, sempre con la battuta pronta».

Così Rosa Santagata, vicina di casa, ricorda Alessandro Ferrari, 37 anni, e la moglie Emanuela Leonardi, coetanea (c’erano pochi mesi di differenza tra i due), quella coppia così affiatata che dopo il matrimonio era andata a vivere al primo piano di una palazzina di mattoni a vista in via Sant’Ambrogio 5, a Rivalta, tra il distributore Ego e la chiesa della frazione, a pochi metri dal curvone.

Alessandro era nato e cresciuto nel quartiere di Buco del Signore, dove in parecchi si ricordano di lui. Fin da piccolo si era impegnato nella Cngei, l’associazione laica degli scout, dove aveva passato quasi vent’anni.
«Lo conosco da tanto tempo, siamo cresciuti insieme. Una persona cui tenevo».

All’interno della Cngei, afferma il presidente della sezione Reggio Emilia Alessandro Bellicchi, “Perry”, come lo chiamavano gli amici, aveva fatto tutto il percorso educativo dai 6 ai 18 anni, restando fino ai 25-26 anni a prestare servizio come educatore e partecipando attivamente alle iniziative.

«Era entrato insieme al cugino Francesco e aveva svolto tutto il percorso da esploratore a educatore di un branco – racconta Paolo Corradini della Cngei, 39 anni – Sono stato per anni nel gruppo insieme ad Alessandro, anche se negli ultimi anni ci eravamo persi di vista e dopo il matrimonio anche le cene si erano diradate. Era molto allegro, generoso, sempre propositivo, buono e disponibile; l’associazione lo ricorda con molto affetto, si è fatto voler bene. È un momento triste per noi, in queste ore mi sta impazzendo il telefono, con ex compagni sconvolti che sulle chat di whatsApp chiedono se davvero non c’è più».

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Dopo essersi diplomato perito all’Ipsia, Alessandro aveva intrapreso il mestiere dell’elettricista e da anni era dipendente Enel: faceva parte di quelle squadre di intervento deputate a risolvere i malfunzionamenti delle linee elettriche.

Un giovane pieno di interessi, Alessandro, che nel tempo libero amava anzitutto andare in moto: aveva un due ruote da strada di grossa cilindrata e il suo profilo Facebook è zeppo, oltre che di campioni dell’automobilismo come Casey Stoner, di gite sulle strade dell’Appennino.

Un’altra sua passione era lo snowboard: scivolare sulla neve con la “tavola” era uno sport che aveva iniziato a praticare con il gruppo Tavola Calda Club (un negozio di via Emilia all’Angelo ora chiuso), continuando a passare week end in montagna con gli amici. Negli ultimi anni tre-quattro anni, dopo il matrimonio con Emanuela, Alessandro restava più a casa, in quel condominio di Rivalta dove ieri i residenti erano increduli.

«Con Alessandro ed Emanuela abbiamo passato una cena di Natale», ricorda la vicina Rosa Santagata, coetanea di Alessandro, che descrive i coniugi come «una coppia molto affiatata: erano sempre insieme, sia la sera (uscivano spesso, non avendo figli) sia di giorno. Il cruccio di Emanuela è il lavoro saltuario: dopo una breve esperienza come cuoca in una birreria di Reggio, è rimasta disoccupata per quasi un anno. Di recente era contenta per aver trovato occupazione nella macelleria di viale Umberto I. Lui ogni sera andava a portare a spasso il cane, un cagnolino bianco cui era molto affezionato. Uscivano insieme anche al mattino, perché lavorando in centro Emanuela si faceva accompagnare».

Marito e moglie non andavano via spesso nel fine settimana e la partenza questo week end era stata un’eccezione. Alessandro Ferrari era figlio unico. Il padre è morto anni fa e la mamma vive a Fogliano. Lascia nel dolore diversi cugini.

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