Quotidiani locali

Reggio e la macchina del tempo

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani

REGGIO EMILIA. “Tutto è contemporaneo”. È il bel titolo della serie di conferenze legate alla mostra che fa sprofondare il suo senso e i suoi oggetti a duemiladuecento anni fa. L’esposizione fornisce a Reggio un armamentario di documenti, cose e suggestioni capaci di mettere in moto la macchina del tempo, che in certe circostanze davvero esiste.

La mostra con le sue conversazioni è infatti in grado di saperci dire da dove veniamo e chi siamo. Allora piglia un senso anche l’Emilio Lepido in polistirolo color puffo con braccio indicatore bianco che in piazza Del Monte sollecita a raggiungere i Musei Civici dov’è in corso l’esposizione On The Road. Via Emilia, 187 a.C.-2017.
Dedico le righe domenicali a questa occasione del sapere, perché chi l’ha già frequentata torni a rivederla, perché chi ancora non l’ha vista non perda l’opportunità, in quanto l’archeologia – decreta il sottotitolo – è l’attualità dell’antico.

Certo, è un invito ad andare, partecipare, esserci. Perché la Reggio che capriola fuori dalla mostra nelle sezioni dei Musei Civici, del Museo Diocesano e della sede centrale di Credem, e abita nelle conversazioni è inimmaginabile, imprevista e imprevedibile. Reggio è più antica di quello che appare. Più strategica di ciò che sembra. Più stratificata di quello che oggi a prima vista promana con la sua vita architettonica a volte avveniristica.

La mostra, però, scatena dell’altro, ed qui che voglio puntare. Con meno Reggio e “reggianità” esclusiva e più mondo. O meglio, il mondo raccontato qui a Reggio. Quasi in sordina, dal 16 marzo, sempre alle 18, la Sala Tricolore ospita le conversazioni. Tutte popolatissime, d’una sostanza formidabile, di quel genere che scruta l’oggi attraverso la cultura in formato appassionante.

Ogni appuntamento è catalogato per materia. Il 16 marzo il tema era “persone” con la storica dell’antichità Eva Cantarella: tra passato e presente i conflitti di generazione. Il 23 marzo per “geografie” è toccato al presidente dell’Associazione dei Geografi Italiani Franco Farinelli: l’invenzione dello spazio. Il 6 aprile sull’argomento “installazioni” ha parlato l’architetto Italo Rota, fra i curatori della mostra: tempo e memoria sono oggetti. L’altro giorno per “parole” è stato ospite di Reggio l’ex rettore dell’Università di Bologna Ivano Dionigi: tra notum e novum. Il destino della parola.

Il 4 maggio per il tema “arte” sarà la volta di Cristiana Collu, direttrice della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma : time is out of joint. Storia dell’arte in controtempo e contrattempo. Infine, l’11 maggio per “archeologie” chiuderà la rassegna Andrea Carandini: la casa degli Aemilii Scauri a Roma.

Le conversazioni sono aperte a tutti, vengono seguite dalla visita gratuita alla mostra e da un rinfresco filologico: propone alcune situazioni commestibili e bevibili da light simposium, “alla romana” a cura di Archeo Cucina.
C’è tempo sino al 1° luglio per vedere-rivedere la mostra nella sue tre sezioni.

E, piaccia o non piaccia l’allestimento, così poco consueto ma di efficace innesto al vivere e pensare di oggi, questa occasione mette in fila le potenzialità culturali della città. Che cosa sa dire e fare Reggio nell’ambito del sapere per il quale – si scopre frequentemente – c’è un infinito e legittimo desiderio. Bravi gli

organizzatori, soddisfatti i partecipanti, con la speranza che non si tratti di un episodio, ma dell’avvio di una coscienza e di una consuetudine. Questa è una Reggio bellissima.

s.scansani@gazzettadireggio.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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