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Circolare Gabrielli, norme troppo rigide: tanti eventi reggiani rischiano di sparire

Il presidente dell’Arci non nasconde la preoccupazione: «Il calo delle feste incide negativamente sulla vita sociale»

REGGIO EMILIA. Un’estate con meno feste. Si iniziano a pagare anche nella quotidianità questi anni di violenze, conflitti globali e terrorismi. E il conto arriva salato per le comunità più attive. Con l’arrivo della stagione calda tante realtà reggiane hanno iniziato a programmare i vari eventi estivi, finendo per cozzare contro l’aumento dei vincoli imposti nel 2017 dalle nuove normative nazionali in termini di sicurezza.

Un pacchetto di provvedimenti inquadrati in un contesto internazionale in cui la possibilità di attentati in momenti affollati è sempre presente, e la lista di sangue degli ultimi anni nella sola Europa lo ricorda bene. I margini si sono ristretti, le richieste aumentate, soprattutto per le iniziative all’aperto. E le barriere diventano troppo alte.

Ultimo esempio, una festa di grande notorietà come quella dello scarpazzone montanaro di Carpineti, praticamente annullata. Una persona che di questi temi si occupa quotidianamente è il presidente provinciale di Arci, Daniele Catellani. E le difficoltà, dalla sua torre di osservazione, sono palesi. «Sono cambiate tante cose, e dopo i fatti di Torino e i nuovi provvedimenti la vita è più complicata per tutti, penso soprattutto alle realtà medio-piccole che organizzano eventi, feste di paese», ammette Catellani. «Se l’evento è organizzato in un luogo già predisposto è un conto, ma diversamente è tutto difficile. Esiste una griglia a punti che classifica il rischio, ma rientrare nella fascia bassa di rischio è quasi impossibile, e quindi ogni iniziativa finisce catalogata come a rischio medio o alto», spiega.

Con richieste conseguenti: «Ci vogliono jersey per chiudere una strada, degli steward per presidiare gli accessi, e i costi crescono. Oltretutto si parla in gran parte di piccoli eventi gratuiti, in cui diventa impossibile avere altri ricavi ad esempio aumentando il prezzo del biglietto». Un esempio sono le piazze: «Il principio dell’anti-terrorismo è il presidio, il controllo degli accessi. In ogni piazza ci vogliono spazi separati per accesso, uscita, vie di fuga. Diventa difficile garantire tutto questo, ed è oggettivo che ci saranno meno eventi».

Con pesanti rischi sociali. «Lo abbiamo detto a tutti gli interlocutori politici con cui ci siamo confrontati. Questo è un problema per la cittadinanza attiva, il calo degli eventi va a incidere sulla vita di una comunità, sui momenti di ritrovo e di collettività», sottolinea Catellani.

Qualcosa, in Emilia Romagna, si sta muovendo. Ieri è stata presentata una risoluzione in Regione sul tema, firmata da due reggiani Silvia Prodi (Gruppo misto-Mdp) e Yuri Torri (Sinistra italiana), assieme a Igor Taruffi.

Prodi e Torri rimarcano le difficoltà economiche e logistiche insormontabili o quasi per le piccole realtà, basate in gran parte sul volontariato, e sui potenziali effetti negativi: «Anche nella nostra regione – si legge nella risoluzione – questa situazione rischia di creare un impoverimento della vita sociale e dell’attrattività dei territori, soprattutto in prossimità della stagione estiva quando l’impatto dei provvedimenti raggiunge il suo apice», avvertono.

«La riduzione delle occasioni di convivialità rischia di creare un impoverimento della vita sociale dei territori e contribuirebbe ad alimentare una percezione di insicurezza e sfiducia nelle istituzioni e nelle associazioni». D’altro lato, le esigenze della sicurezza sono concrete. Come uscirne?

Prodi e Torri chiedono di ridiscutere del problema nella conferenza Stato-Regioni per trovare spazi di manovra. E per far in modo che i provvedimenti considerino «la fattibilità degli eventi, soprattutto per le iniziative di dimensione ridotta che coinvolgono le realtà locali».
 

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