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Ex Reggiane, ma davvero e alla svelta

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, sulla situazione delle ex Officine Reggiane e su chi e che cosa ha accelerato la soluzione dei suoi problemi

REGGIO EMILIA. Domanda legittima: chi e che cosa ha accelerato la soluzione del problema del degrado, dell’insicurezza, della vergogna nelle ex Officine Reggiane? In una settimana le autorità elettive e quelle costituite (così si chiamavano una volta) hanno affrontato una situazione che per un paio di decenni è stata circumnavigata, evitata o presa unicamente per qualche verso: pietistico, macroscopico irrisolvibile, solidaristico e anche pittoresco.

Probabilmente la visita del vescovo Camisa ...

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REGGIO EMILIA. Domanda legittima: chi e che cosa ha accelerato la soluzione del problema del degrado, dell’insicurezza, della vergogna nelle ex Officine Reggiane? In una settimana le autorità elettive e quelle costituite (così si chiamavano una volta) hanno affrontato una situazione che per un paio di decenni è stata circumnavigata, evitata o presa unicamente per qualche verso: pietistico, macroscopico irrisolvibile, solidaristico e anche pittoresco.

Probabilmente la visita del vescovo Camisasca che ha avviato la Settimana Santa celebrando messa dentro le ex Reggiane, è stata determinante. Dirompente. La sua dichiarazione alla Gazzetta “ho pregato perché qualcosa accadesse” può essere traslitterata anche come un’invocazione laica.

Reggio Emilia, il vescovo Camisasca recita messa dentro le Reggiane

Probabilmente i recenti e infiniti fatti di cronaca nera che punteggiano la vita clandestina di quel quadrante hanno superato il limite di tolleranza. Probabilmente nella riunione in prefettura del comitato per l’ordine e la sicurezza l’insensatezza e la pericolosità del mondo dentro le ex Reggiane sono state dichiarate fuori controllo. Finalmente.

Probabilmente lo scroscio elettorale, proteste, nuovi punti di vista nel comitato, una congiuntura di obiettivi hanno disvelato la questione delle ex Reggiane, cioè la questione di Reggio.

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CARITÀ E POLIZIA. Portate pazienza. Debbo stare accorto a non caracollare nella cunetta leghista e neanche sul dosso protestatario estremo. Dico che l’emergenza di questa zona della città postindustriale, che gli esagerati assimilano al film fantascientifico socio-lugubre “1997 Fuga da New York”, andava affrontata per tempo.

E la sua gestione non era e non è demandabile alla temporaneità degli interventi di polizia o alle missioni di carità le quali, spesso, rendono ermetiche le condizioni facendole diventare esemplari. Due paragoni, così ci intendiamo: se le forze dell’ordine identificassero tutti i residenti abusivi in qualche parte, in qualche direzione dovrebbero avviarli secondo la legge. Il rischio sarebbe la rioccupazione immediata.

E il vescovo da parte sua non può immaginare di tornare nella Settimana Santa 2019 a celebrare messa tra i capannoni sgangherati e incontrare il doppio della popolazione-ombra che sta là dentro adesso. Il rischio è la reiterazione dell’appello di Camisasca.

QUESTIONE POLITICA. Dunque, questa è la volta buona. S’è fatto il tempo di affrontare la questione che è decisamente politica, anche se quella porzione di ex Officine Reggiane è di proprietà privata come ha osservato il sindaco Luca Vecchi.

E al di là del dettaglio giuridico tutti devono riconoscere che la questione delle ex Reggiane non può essere vincolata a una delle tante urgenze: ordine pubblico o degrado sociale, decadimento urbano o criminalità. Parto dall’assunto che le ex Reggiane sono Reggio e che allora è gravissimo e imperdonabile – stavolta – non arrivare in fondo alla soluzione.

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ORGOGLIO. Ma è possibile che l’orgogliosa storia industriale, di operai, classi dirigenti e di una intera economia coincida con un posto ora infernale? E’ inconcepibile che il luogo della memoria cittadina che alimenta mostre, costruisce libri, narra parte della sua Resistenza, sia in totale abbandono. Appaia come uno scheletro. E’ contraddittorio che la vocazione di Reggio a volare ritrovi in quel luogo un sottoterra desolato.

BARICENTRO VUOTO. Le ex Officine Reggiane non sono margine, non sono periferia, ma baricentro della realtà urbana. Questo particolare allinea Reggio a certe città europee e statunitensi che con/centrandosi sullo stabilimento preminente ora ne scontano la crisi e il decadimento: il vuoto nel baricentro.

CONTIGUITÀ. Il Comune sta ricucendo questo tessuto muro a muro. Cioè il Tecnopolo o il Parco dell’Innovazione confinano con lo sfacelo di cemento e acciaio di quel che fu il motore di Reggio. Si tratta di un risanamento e di una mutazione funzionale difficili e lenti. Di qua il pubblico, di là il privato. Di qua la stazione, di là piazzale Europa, di là il Centro Malaguzzi di qua il buio degli ex hangar. Bisognerebbe che tutti prendessero coscienza che in quella contiguità e nelle sue scelte viene giocato il destino della città.

CRIMINALITÀ. In redazione e in strada ne siamo testimoni e notisti quotidiani. L’area delle ex Officine Reggiane e tutto il quadrante della stazione “producono” o “inducono” larga parte dei fatti criminali piccoli o grandi. Anche questo aspetto intesse la storia del luogo, insiste sull’emergenza che là coincide con una particolare geografia residenziale, una concentrazione multietnica.

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MURALES. La presenza dentro le ex Reggiane di una larga e importante attività di writers conferma due fenomeni: quando è l’arte a testimoniare-descrivere un mondo anche piccolo significa che questo si è strutturato; quando l’arte tatua i muri di un posto quest’ultimo non è più un non-luogo, ma un luogo con carattere. Allora si corre il rischio che quel posto si cristallizzi in paesaggio urbano, evocativo, ispiratore, segno della contemporaneità. Anche drammaticamente fascinoso. Reggio è un’altra cosa.

MISSIONARI. La messa celebrata dal vescovo, la presenza di don Daniele Simonazzi, la delega (ma anche la personale sensibilità) di alcuni assessori comunali, attestano uno sforzo di comunità e controllo per le persone che vivono abusivamente dentro le ex Reggiane. Tant’è che pare sia stato affidato anche a loro il compito di censire la popolazione abusiva, di individuare provenienze e stato di ogni singolo abitante. Questa fase di studio è quindi soft, volta a una soluzione finalizzata alle sistemazioni (abitative o fogli di via, non si sa). E alla chiusura della partita. Ma davvero e alla svelta.

Stefano Scansani
s.scansani@gazzetadireggio.it