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Reggio Emilia, il prefetto: «Alle ex Reggiane l’illegalità non sarà più tollerata»

Il prefetto Maria Grazia Forte commenta la situazione delle ex Officine. L’area sarà interdetta ma «senza sgomberi forzati, tuteleremo i senzatetto»

REGGIO EMILIA. L’annosa tematica del degrado alle Officine Reggiane è un argomento complesso, difficile da risolvere in breve tempo e che soprattutto abbraccia una miriade di problematiche e altrettante entità adibite a risolverle.

Forze dell’ordine, pubbliche amministrazioni, associazionismo, volontariato, privati cittadini. A coordinare questo mare magnum di rappresentanze, all’interno degli affollati tavoli tecnici, è la prefettura di Reggio Emilia e il suo vertice, il prefetto Mari ...

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REGGIO EMILIA. L’annosa tematica del degrado alle Officine Reggiane è un argomento complesso, difficile da risolvere in breve tempo e che soprattutto abbraccia una miriade di problematiche e altrettante entità adibite a risolverle.

Forze dell’ordine, pubbliche amministrazioni, associazionismo, volontariato, privati cittadini. A coordinare questo mare magnum di rappresentanze, all’interno degli affollati tavoli tecnici, è la prefettura di Reggio Emilia e il suo vertice, il prefetto Maria Grazia Forte.

Lo svolgimento cronologico degli ultimi fatti di cronaca ha dato a molti l’impressione che, ad accelerare il dibattito politico sulle Reggiane, sia stata la messa del vescovo durante il Lunedì Santo. È effettivamente così?

«No. Per quanto quella messa abbia rappresentato un momento importante per la città non ci ha dettato l’agenda. E d’altronde non credo nemmeno che fosse questa l’intenzione del vescovo. Sono qui da poco ma ho preso coscienza di questo problema fin da subito. A novembre avevamo già svolto due Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica proprio per parlare delle Reggiane e ne avevamo programmato un terzo per il 28 marzo. Forse veramente dall’alto c’è stato qualcuno che ci ha coordinato ma certamente tutto questo testimonia l’attenzione spirituale da un lato e istituzionale dall’altro che la città riversa su quella zona».

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Ora quali sono i prossimi passi?

«Nel breve periodo, verso la fine del mese, si svolgerà un altro Comitato assieme alle forze di polizia, che ci stanno dando un grande aiuto come supporto tecnico. Lo scopo di questo confronto sarà avere una cognizione precisa delle persone che attualmente vivono all’interno dei capannoni diroccati delle Reggiane. Chi sono, da dove vengono, che necessità hanno».

Nel frattempo il Comune ha annunciato che si partirà con la bonifica della zona.

«Come in tutte le procedure di risanamento di aree degradate si deve procedere a piccoli passi. Tutto quello che verrà bonificato in ambito sanitario dovrà poi essere interdetto, dobbiamo rendere la zona inaccessibile per impedire che quei 250mila metri quadri diventino di nuovo una zona franca. Lo scopo del nostro intervento è coniugare la repressione e la prevenzione dei reati alla mediazione dei conflitti, ma certamente situazioni di illegalità non saranno più tollerate».

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L’area, però, resta in mano a un privato cittadino.

«Sì, tutta la zona fa riferimento a un’unica persona che evidentemente non ha la possibilità di intervenite in maniera massiccia. I rapporti con il dottor Fantuzzi attualmente li intrattiene l’amministrazione comunale ma ciò non toglie che, se sarà necessario, lo contatteremo anche noi».