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Grande Aracri vive ancora nella villa confiscata

Brescello, lunghe e complicate le procedure per rendere effettivo lo sgombero La procedura sui beni di Francesco sotto i riflettori dopo l’aggressione al Tg2

BRESCELLO. Il servizio della troupe del Tg2 a Brescello – poi colpita da un sasso in via Pirandello – ha portato alla ribalta nazionale il tema della confisca dei beni a Francesco Grande Aracri. Dopo la sua condanna definitiva avvenuta nel 2008, nel dicembre del 2013 il fratello del boss Nicolino subì un sequestro di beni per un totale di circa 3 milioni di euro: tra questi figura anche la casa.

Abita ancora lì con la famiglia perché per rendere operativo lo sgombero dell’abitazione manca ancora l’ultimo passaggio formale e attualmente la procedura è nella mani dell’Agenzia nazionale beni confiscati, che si rapporta direttamente con il commercialista Alberto Peroni, amministratore giudiziario dei beni confiscati al fratello del boss.

La procedura, dunque, non è ancora ultimata, e una volta sbloccata la situazione l’Agenzia poi deciderà se monetizzare, vendendo l’immobile, o se destinarlo a un progetto “sociale” eventualmente presentato da un ente o da un’associazione. Tra questi progetti era ventilata nei mesi scorsi l’intenzione del Comune di Brescello di destinare la casa agli alluvionati di Lentigione o a persone comunque bisognose: al momento il Comune ha le mani legate. In più, se si considera che il percorso della commissione straordinaria è in fase di conclusione – con le elezioni ormai imminenti – è assai probabile che la questione dovrà essere poi trattata dalla futura giunta brescellese.

Quella della confisca dei beni è una tematica complessa. A quanto risulta, in casi come questo, quando la confisca non è definitiva, gli occupanti dovrebbero corrispondere una sorta di canone d’affitto.

Nei mesi scorsi altri beni erano stati confiscati a

Grande Aracri e consegnati al Comune di Brescello: si trattava, in particolare, di arredi della società EuroGrande Costruzioni Srl poi destinati alle attività legate al supporto delle popolazioni di Lentigione, colpite dall’esondazione dell’Enza. (v.a.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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