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Lavoratori in presidio permanente davanti all’Arsom, «Vogliamo delle certezze»

San Martino in Rio, sono 24 i dipendenti che da giovedì si alternano al gazebo. Risultano ufficialmente tutti in ferie senza percepire gli stipendi

SAN MARTINO IN RIO

Nonostante il freddo e la pioggia degli ultimi giorni, non si arrendono i 24 dipendenti rimasti dell’Arsom Srl, che da giovedì sera alle 20 sono in presidio permanente in attesa di avere certezze sul futuro del proprio lavoro.

San Martino in Rio, presidio dei lavoratori all'Arsom SAN MARTINO IN RIO. Lavoratori in presidio permanente. Sono quelli dell'Arsom, di San Martino in Rio. L'azienda li ha messi in ferie ma non riapre. La comunicazione con un messaggino Whatsapp. Lo sconforto nelle parole di chi è rimasto senza lavoro e attende ancora di essere pagato.

Nessuna certezza, però, è arrivata al momento dalla proprietà dell’azienda metalmeccanica originaria di Carpi che dopo il terremoto ha spostato la propria sede operativa nella vicina San Martino in Rio. Diversi dipendenti – in seguito alle ultime trattative e dopo aver visto l’indisponibilità manifestata dai vertici aziendali ad affrontare una possibile continuità lavorativa – hanno così allestito un gazebo proprio davanti all’ingresso principale dell’Arsom.
Di certo, per ora, i dipendenti sanno solo che sta sparendo del materiale importante dai magazzini aziendali e anche questo è uno dei tanti motivi per il quale i dipendenti hanno scelto la soluzione del presidio. «Facciamo i turni per presidiare il nostro lavoro. È una situazione molto triste ma, finché non avremo certezze, non andremo via da qui» fanno sapere in coro i dipendenti in presidio.

C’è chi si ferma a curiosare davanti alla sede di Viale Resistenza a San Martino in Rio e anche chi porta cibo e bevande calde ai dipendenti che sono stanchi di questa situazione. «Sapevamo che le cose non andavano bene, ma non pensavamo che si arrivasse a questo nell’immediato» commenta Antonio Russo che da 17 anni lavorava per l’Arsom. L’unica comunicazione ufficiale da parte della proprietà ai propri dipendenti è stata a metà gennaio via WhatsApp dove si diceva che l’azienda era in difficoltà e che si sarebbe fatto di tutto per risanarla. Da quel momento i dipendenti risultano, ufficialmente, tutti in ferie senza percepire stipendi. «Qui dentro ci sono i nostri sacrifici, ci sono i nostri stipendi. Prima di prendere qualsiasi tipo di decisione è giusto che si dia una risposta a chi, oggi, deve avere tantissimi soldi. Io personalmente devo avere circa 55mila tra Tfr ed arretrati» continuato Antonio Russo.
C’è chi però, aspettando delle risposte concrete, cerca altre strade. Alcuni dipendenti hanno svolto pratiche di disoccupazione e cercano, rammaricati, nuove occupazioni. D’altra parte la crisi aziendale stava iniziando a farsi sentire già nello scorso anno quando la proprietà ha iniziato a svolgere le pratiche di licenziamenti lasciando a casa diverse persone. «Sono stata licenziata il 22 dicembre, dopo che per un anno e mezzo lavoravo a tempo indeterminato. Non ricevo stipendi da novembre e dicembre e la tredicesima che mi spetta e sono qui a difendere i miei diritti per giusta causa» dice Nicoletta Inglese che fa parte della prima fase dei licenziamenti per ridurre il numero di dipendenti.

«I problemi e le crisi aziendali si percepivano eccome tra i dipendenti però, certamente, nessuno si aspettava questo triste esito» dichiara Chiara Borghi che da un anno e mezzo lavorava per l’azienda. In presidio permanente c’è anche chi lavorava da ben 36 anni nell’azienda metalmeccanica, come Antonio Morano che spiega: «Lavoro per l’Arsom dal 1982 e da un giorno all’altro siamo stati licenziati. Nel corso degli anni siamo cresciuti molto come azienda e ora viviamo questa situazione. Anche io devo avere dei soldi che mi spettano. Resteremo qui in presidio finché non avremo delle certezze, perché se portano via del materiale noi quei soldi non li vedremo mai più».
 

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