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Sequestro Dall’Orto, isolato un Dna

La saliva su un vecchio francobollo potrebbe rivelare l’identità di uno degli uomini che nel 1988 rapirono Silvana

CASALGRANDE. Ci sono un profilo genetico completo maschile e frammenti di altri Dna, che a distanza di quasi trent’anni potrebbero fornire nome e cognome di almeno uno dei rapitori di Silvana Dall’Orto tra i 16 iscritti nel registro degli indagati. Questo il colpo di scena, arrivato da un francobollo che ha fornito il risultato più consistente, emerso ieri in udienza a Bologna su uno dei cold case più celebri della cronaca nera reggiana, che ha tenuto banco per anni in tempi in cui i sequestri di persona erano all’ordine del giorno.

Silvana Dall’orto, moglie dell’industriale ceramico Giuseppe Zannoni, venne rapita il 19 ottobre 1988 a Casalgrande e liberata sull’autostrada della Cisa l’1 maggio 1989 grazie a un riscatto di quasi 4 miliardi di lire. Su richiesta della stessa vittima, che ha sempre chiesto una verità processuale mai arrivata (gli autori del sequestro sono rimasti ignoti), l’anno scorso a marzo sono ripartite le indagini, confidando nei moderni strumenti di investigazione scientifica. Il primo marzo 2017 si era svolto l’incidente probatorio, lo strumento con cui la giustizia cristallizza le prove prima di andare al processo: il pm Francesco Caleca della Dda di Bologna, il legale della Dall’Orto, Francesca Corsi, e i difensori dei 16 avvisati – quasi tutti sardi, nuoresi – con l’ipotesi d’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione in concorso, avevano affidato ad un pool di tre periti il compito di passare al setaccio dell’analisi di laboratorio una consistente serie di reperti, tra i quali una maglietta che i banditi diedero alla vittima la notte della liberazione per ripararsi dal freddo, un borsone, una tuta mimetica, una coperta e un paio di scarpe da ginnastica.

Il Dna completo è stato estrapolato però dalla saliva rimasta su un francobollo, in uno dei messaggi dei rapitori alla famiglia: è quanto ha rivelato uno dei periti del pool, la dottoressa Susi Pelotti dell’Università di Bologna, ascoltata ieri sempre in udienza preliminare davanti al Gip Rossella Materia (che nel frattempo è subentrata al giudice Bruno Perla). Nella prima parte della sua deposizione, la consulente era chiamata a relazionare sul lavoro svolto finora. E la dottoressa ha dichiarato di aver trovato un profilo genetico maschile completo sul francobollo, più altri profili genetici misti (sia uomini sia donne) su altri reperti. Il Gip, su sollecitazione delle parti e del pm, ha invitato il perito a depositare entro un mese un breve resoconto su questa prima parte dell’incarico. Gli sviluppi più promettenti, però, potrebbero arrivare dalla seconda parte, conferita ieri: la comparazione tra il Dna estrapolato e i profili genetici dei sospettati. Il riscontro non sarà immediato, perché prima sarà necessario eseguire un prelievo di saliva su ciascun indagato: la maggior parte dei sospettati ha già dato il consenso, per chi non si è espresso si procederà al prelievo coattivo

nei rispettivi luoghi di residenza, su delega della polizia scientifica di Bologna. Solo dopo inizieranno le operazioni di analisi di laboratorio, al via il 5 aprile. Per assicurare il tempo necessario per gli esiti la prossima udienza sarà il 13 giugno.


 

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