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La “Rivoluzione” comincia in anticipo

L’inaugurazione il 20 aprile, poi mostre ed eventi fino al 17 giugno Per il secondo anno la città ospiterà gli Stati generali promossi dal Mibact

INVIATA A BOLOGNA. Non sarà la capitale della cultura, ma quella della fotografia sì. Con la tredicesima edizione di Fotografia Europea, intitolata “Rivoluzioni. Ribellioni, cambiamenti, utopie”, Reggio Emilia si conferma punto di riferimento per gli appassionati dell’ottava arte e, come l’anno scorso, in occasione del festival ospiterà gli Stati generali della fotografia promossi dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

L’appuntamento – confermato ieri al palazzo della Regione in occasione della presentazione del festival – non è ancora stato fissato sul calendario e bisognerà attendere qualche giorno per sapere quando la nostra città accoglierà gli esperti che dovranno elaborare un piano nazionale di sviluppo strategico per quest’arte ancora élitaria (per non dire bistrattata). Quel che è certo, invece, è che Fotografia Europea – promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani insieme al Comune di Reggio Emilia e alla Regione Emilia Romagna – inizierà con due settimane di anticipo: «Il weekend inaugurale – afferma Davide Zanichelli, presidente della Fondazione Palazzo Magnani – sarà quello del 20 aprile. Ma il festival avrà la stessa durata di sempre e terminerà il 17 giugno. Abbiamo deciso di anticipare per evitare sovrapposizioni con il cartellone estivo di Restate, e poi perché in luglio a Reggio c’è davvero caldo». Un modo per non contrapporre la fotografia al mare, insomma, nell’ottica di attrarre sempre più visitatori. «Lo scorso anno – continua Zanichelli – abbiamo registrato 38.702 visitatori, con circa undicimila biglietti venduti. Il tutto si è tradotto in un indotto diretto, ovvero l’aumento di spesa generato dalla presenza del festival, di un milione e 950 mila euro; due milioni e 300 mila euro se si considera anche il resto. Quest’anno grazie alla collaborazione con l’Università di Reggio analizzeremo i dati per capire chi sono i visitatori di Fotografia Europea, da dove vengono, per quanto restano...».

Intanto si è consolidata e ulteriormente rafforzata la rete nazionale e internazionale di sinergie che porterà la nostra città a dialogare con le più importanti istituzioni culturali della regione (dalla Fondazione Mast di Bologna all’Osservatorio fotografico di Ravenna, passando per la Fondazione Modena Arti Visive, Linea di Confine a Rubiera e il Csac di Parma) e con proposte di grandi qualità (come il Festival di Savignano sul Rubicone). «Fotografia Europea – conferma l’assessore regionale alla Cultura, Massimo Mezzetti– è un appuntamento centrale nel panorama culturale della regione: una vetrina delle ultime tendenze con tematiche di attualità, in questo caso dei grandi momenti di ribellione che dal ’68 in poi hanno contraddistinto la nostra società. Il festival ha dimostrato, in particolare, una grande capacità di sviluppare sinergie, sia in ambito regionale che nazionale, muovendosi sul solco della campagna di comunicazione EnERgie Diffuse, lanciata dal nostro assessorato nell’anno europeo del patrimonio culturale. Una campagna di promozione che accompagnerà nel corso del 2018 tutte le iniziative tese a consolidare un sistema diffuso e articolato, segno della ricchezza e della produzione culturale dell’Emilia Romagna».

Ricchezza e produzione culturale che a Reggio, secondo il sindaco Luca Vecchi, non mancano: «L’edizione 2018 di Fotografia Europea ne è una prova. Con questo appuntamento, ancora una volta, affermiamo che la cultura non può che essere al centro delle politiche pubbliche. Il cartellone di esposizioni, conferenze, workshop ed eventi animerà la città e la renderà viva, grazie anche allo straordinario protagonismo del circuito Off, esplorando uno dei temi più contemporanei che esistano. Sarà un momento di cultura alta ma anche di socialità, di incontro e di confronto sui diversi significati del termine rivoluzione».

«Perché – gli fa eco Zanichelli – oltre a riflettere sul ’68 cinquant’anni dopo, abbiamo deciso di ragionare sulla lingua. Le parole, sempre più spesso, sono usurate, appiattite, private del loro senso... fateci caso: ogni volta che parliamo di tecnologia usiamo il termine “rivoluzione”, ma è giusto? Con questa edizione di Fotografia Europea setacceremo ciò che è veramente cambiamento da cosa non lo è, sviscerando i temi da un punto di vista storico, culturale e anche sessuale. L’obiettivo, partendo dal linguaggio della fotografia, è quello di generare pensieri: vogliamo farvi uscire dalle mostre con delle domande».

Da una serie di interrogativi, d’altra parte, è iniziato

il ragionamento di Walter Guadagnini, direttore artistico di Fotografia Europea: «Come rappresentare la rivoluzione al di là del reportage? Chi è il rivoluzionario, oggi?».

E chissà che a forza di parlare di cambiamento non si cambi davvero (sempre in meglio, ovviamente).

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