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Il nostro Appennino doveva diventare come l’Alto Adige

Dalla chiusura del Punto nascite al crollo dei consensi al Pd in un territorio al quale sono stati promessi milioni 

Dovevamo diventare l’Alto Adige dell’Appennino ma per molti montanari siamo regrediti invece che avanzare verso la salvezza e contro lo spopolamento. La chiusura del punto nascite a Castelnovo Monti avallata da Pd o l’abolizione delle province (riforma Delrio) con il conseguente impoverimento dei servizi nella nostra montagna, sono stati mal digeriti dai residenti. Vivere in quota richiede un sacrificio doppio rispetto alla pianura. La fuga dei giovani è il metro di valutazione di questa crisi.

Ecco inquadrate allora, da chi vive sopra la cappa stantia della nebbia e dello smog, le probabili ragioni del boom dei partiti di opposizione, Lega e Movimento 5 Stelle, sulla montagna reggiana. Castelnovo Monti ne è l’emblema: la piccola “metropoli” alle porte dell’Appennino è la breccia dei partiti di destra che hanno sempre seminato e raccolto bene in quota. Ma stavolta il risultato del capoluogo di montagna segna uno spartiacque. Un Pd già in affanno è crollato nei consensi. Castelnovo Monti è diviso ora in tre parti quasi uguali con l’exploit della Lega che supera il 25%, i 5 Stelle al 24,9% e il Pd al 25,5%: solo lo 0,1% in più rispetto a un Carroccio ringalluzzito dal bottino elettorale.

Qual è qui il problema? A detta di molti l’autoreferenzialità e a tratti l’arroganza del Partito Democratico e delle sue diramazioni nella trattazione dei problemi locali, come quello del punto nascite, chiuso invece che fatto evolvere. Gli elettori lo hanno segnalato alle urne e lo aveva ribadito dopo i risultati anche il sindaco di Castelnovo Monti, Enrico Bini, già critico anche sulla chiusura del punto nascite, evento che ha portato alla creazione di un comitato – uno dei tanti in provincia di Reggio – che non è tornato sui suoi passi nonostante la Regione abbia annunciato solo un mese fa di voler riversare in quota 28 milioni di euro per arginare oltre che l’emorragia di residenti anche quella di voti. È la “Strategia aree interne” per l’Appennino reggiano, che ha l’obiettivo di rafforzare le prospettive economiche del territorio, potenziando la rete dei servizi alla popolazione, a partire dai trasporti, quindi la copertura digitale, l’assistenza sociosanitaria, l’istruzione e le opportunità formative.

Soldi freschi per l’Unione dei Comuni Appennino reggiano – Castelnovo Monti, Carpineti, Casina, Toano, Vetto, Villa Minozzo e Ventasso – con investimenti milionari. «Siamo assolutamente convinti della grande potenzialità di crescita dell’area appenninica – aveva detto per l’occasione il presidente della Regione Stefano Bonaccini – un territorio che per la Regione non è certo marginale, su cui abbiamo investito e continueremo a farlo. Un sostegno economico concreto ai comuni e alle realtà locali, per finanziare operazioni di rilancio economico, turistico e demografico».



Nemmeno quei fondi sono serviti per invertire la diaspora dei voti verso destra, segno che qualcosa nel rapporto con la base si è rotto mettendo fine alle certezze e all’egemonia, vera sfida del Pd reggiano dal Po fino al Cusna.

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