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Bastonati e rapinati in casa da tre banditi

Botte ai coniugi Salardi per trovare la cassaforte. Lui ha un timpano perforato a causa d’un pugno. Il bottino: soldi e un Rolex

REGGIOLO. Una rapina in villa è stata messa segno da tre banditi “professionisti” ai danni di due coniugi residenti in via Strada Caselli 25, a Reggiolo. Intorno alle 19 di lunedì tre uomini con il volto coperto da un passamontagna, di cui uno armato di bastone e un altro di cacciavite, approfittando dell’uscita nel cortile della proprietaria Elena Artoni, 65 anni, che ha aperto la porta di casa per fare uscire il cane, hanno fatto irruzione all’interno dell’abitazione bloccando la donna e il marito Pietro Salardi, 65 anni, che era in cucina. Cercavano una cassaforte che non c'era.

I tre rapinatori, con spiccato accento dell'Est europeo, dopo aver picchiato l’uomo e minacciato la moglie, hanno perquisito la casa a caccia di contanti e oggetti preziosi, tra cui un Rolex, per un bottino di circa cinquemila euro. Prima di darsi alla fuga, i rapintatori hanno chiuso in bagno i coniugi togliendo una maniglia alla porta per impedirne l’uscita.

Solo dopo circa mezz’ora Pietro Salardi, usando la colonna che sostiene il lavabo, è riuscito a sfondare la porta e a dare l’allarme al 112.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Guastalla e Reggiolo, che hanno iniziato subito la caccia ai malviventi, che nel frattempo avevano fatto perdere le tracce. I militari hanno effettuato una vasta ricerca nella zona, estesa alle province limitrofe di Mantova e Modena. Il 65enne ha dovuto ricorrere alle cure mediche all'ospedale di Guastalla per le contusioni alle mani, alle braccia e a un’orecchio per la perforazione di un timpano, conseguenza dall’aggressione.

«Come accade tutte le sere alle 19 – racconta Pietro Salardi – mia moglie stacca l'allarme esterno per far uscire il cane in cortile e fargli fare i suoi bisogni. Neanche il tempo di aprire la porta di casa e tre persone incapucciate sono entrate. Due hanno bloccato mia moglie e le hanno detto: “Dicci dov'è tuo marito e non ti succederà niente”. Il terzo, avendo saputo che ero in cucina e che stavo bevendo un caffè, mi ha aggredito alle spalle minacciandomi con un cacciavite».

«In un primo momento – prosegue l’uomo – ho creduto che fosse mio figlio in vena di scherzi. I tre rapinatori ci hanno stesi sul pavimento intimandoci di non alzare gli occhi per guardarli in faccia. Hanno cominciato a picchiarmi perché volevano sapere dov'era la cassaforte. E quando finalmente, dopo avermi bastonato e rotto un timpano a causa un pugno ad un orecchio, hanno capito che non c'era nessuna cassaforte, hanno girato per casa distruggendo pareti in cartongesso, aprendo cassetti e armadi. Hanno preso i soldi che avevo prelevato al mattino e un Rolex che mi avevano regalato».

«Ci hanno chiusi in bagno e hanno tolto la maniglia esterna della porta. Per liberarci ho dovuto sfondare la porta con la colonna che ho staccato dal lavabo. Poi ho chiamato i carabinieri. Ora ho male dappertutto e sono pieno di antidolorifici».

Gli inquirenti non escludono che i due coniugi fossero già stati presi di mira dai rapinatori, attirati dall'elegante casa, restaurata da poco, e dalle belle auto parcheggiate nel cortile.

Non è escluso che, per studiare le abitudini e le mosse di chi abita in quella casa, la banda si sia avvalsa di un basista.

«Un mese fa – ricorda ancora il proprietario della villa – ho visto un'auto che ha fatto manovra qui davanti, ma

non ho dato peso a quell’episodio. Ho pensato che avessero sbagliato strada. Ma la settimana scorsa è scattato l'allarme inspiegabilmente. Forse quella era una prova per capire come funzionava l'allarme e se c'erano telecamere di videosorveglianza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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