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Allerta gialla, la minaccia è la piena dei corsi d’acqua

Le precipitazioni potrebbero anche innescare in questi giorni movimenti franosi Intanto la Giunta regionale chiede lo stato d’emergenza dopo le nevicate e il gelo 

REGGIO EMILIA. La minaccia della neve e del gelicidio in pianura è tramontata, ma la protezione civile regionale lancia una nuova allerta meteo di colore giallo, meno grave dell'arancione, per la piena dei corsi d'acqua minori dovuta sia alle piogge sia allo scioglimento dello spesso manto nevoso che ricopre l'Appennino. Oggi, inoltre, le precipitazioni potrebbero innescare movimenti franosi simili a quello che da alcuni giorni incombe sulla valle del Reno nel comune di Gaggio Montano, in provincia di Bologna. Questi fenomeni, peraltro, sono più probabili nel Bolognese e in Romagna. In ogni caso la Giunta regionale ha deciso di chiedere lo stato d'emergenza nazionale per le abbondanti e prolungate nevicate e la successiva ondata di maltempo.

Nella nostra provincia finora è piovuto con moderazione. Da lunedì si sono misurati circa 15 millimetri in pianura e una ventina in montagna. Ieri la quota della neve s'è innalzata sopra al livello delle stazioni sciistiche. I fiocchi si sono trasformati in gocce anche a Cerreto Laghi, dove il termometro ha oscillato fra zero e più 3,5 gradi secondo i dati di Reggio Emilia Meteo, che ha rilevato valori compresi fra +3,2 e +6,6 in città. Per oggi, secondo l'Agenzia regionale per la protezione ambientale, non si prevedono precipitazioni significative. Nel territorio reggiano non dovrebbero superare i cinque millimetri e potranno essere nevose soltanto al di sopra dei 900 metri. Sul crinale appenninico spirerà vento sostenuto, a 50 chilometri all'ora. La temperatura varierà in pianura fra +1 e +10 gradi. Domani salirà fino a 15 gradi grazie alla cessazione della pioggia e al riaffacciarsi del sole. Le precipitazioni dovrebbero riprendere nel fine settimana.

L'Aeronautica militare si spinge ad ipotizzare, con beneficio d'inventario, una nuova irruzione del gelido Buran intorno al 20 marzo, in coincidenza con l'equinozio di primavera, con possibilità di neve anche in pianura. In effetti il vento siberiano è responsabile dell'anomalia dello scorso mese di febbraio, uno dei più freddi del recente passato. L'osservatorio geofisico di Unimore ha registrato all'ex-San Lazzaro una temperatura media di soli 3,3 gradi, inferiore alla media di 4 calcolata dall'Arpa nell'arco di trent'anni. In questo secolo sono risultate più basse soltanto quelle del 2012 e del 2013. Il giorno 28 Unimore ha rilevato una punta record di meno 8,3, mentre nel trentennio non si era scesi, nella terza decade di febbraio, al di sotto di meno 6,4. A Cavriago il termometro è sceso addirittura a meno 11,2. Anche la pioggia è stata cospicua. I 164 millimetri hanno quasi compensato la pesante e prolungata siccità dell'anno scorso. Il primo marzo, poi, l'arrivo della neve è stato accompagnato da temperature costantemente

sotto zero, comprese fra -2,8 e -0,4. Quel giorno la coltre bianca non ha superato nella nostra pianura i 5-10 centimetri, uno spessore irrisorio rispetto ad altre nevicate marzoline, ad esempio il mezzo metro misurato il 10 marzo 2010 e i 15 centimetri del 12 marzo 2006.



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