Quotidiani locali

Dalla notte dentro la prefettura ai ritardi infiniti della città

Il racconto del post voto vissuto all’interno della macchina elettorale allestita in Corso Garibaldi Enormi difficoltà per le sezioni del capoluogo: dieci ore dopo la chiusura ne mancavano ancora 15

REGGIO EMILIA. Se per politici e partiti è stata la conclusione di una campagna elettorale intensa, tesa e per molti versi inaspettata, negli uffici della prefettura la notte del 4 marzo è stata l’apice di oltre un mese di duro e intenso lavoro. Ore infinite a Reggio Emilia, a causa di una quindicina di seggi del capoluogo che dieci ore dopo la chiusura dovevano ancora terminare lo scrutinio. Una macchina, quella prefettizia, composta da tanti ingranaggi fra i quali, domenica, eravamo anche noi.

In una stanza dedicata alla stampa, dalle 23 e fino a notte fonda siamo stati ospiti della prefettura e abbiamo assistito all’arrivo delle ultime affluenze, delle prime sezioni scrutinate, al febbrile via vai da un ufficio all’altro per inserire in tempo reale i dati nel portale online. La lunga nottata elettorale per noi comincia circa mezz’ora dopo la chiusura ufficiale dei seggi. Ad attenderci, in un’elegante stanza al primo piano di Corso Garibaldi 57, il prefetto vicario Alessandra de Notaristefani di Vastogirardi. Con l’aria piuttosto provata di chi ha dovuto lavorare più volte fino a tardi, ci mostra il nostro “ufficio” provvisorio, un collage di tradizione e modernità. Un computer portatile collegato ai siti ufficiali del ministero e un televisore costantemente acceso sui canali italiani di all-news, il tutto circondato da un elegante salotto stile liberty e una libreria zeppa di volumi d’epoca sul diritto.

Una porta e un breve corridoio dopo la nostra postazione si trova il quartier generale allestito appositamente per la tornata elettorale. Uffici di dirigenti e dipendenti riadattati e stravolti per ospitare la complessa macchina prefettizia. Un quarto d’ora dopo il nostro arrivo ci raggiunge anche la padrona di casa, il prefetto Maria Grazia Forte, assieme al dirigente incaricato di gestire l’ufficio elettorale, Giorgio Orrù, che fino a poche ore prima del voto è stato impegnato in diversi Comuni della provincia.

Se c’è una problematica burocratica che richiede l’intervento della prefettura in uno qualunque dei 42 territori reggiani, ci viene spiegato, talvolta è necessario andare fisicamente sul posto. E così, anche nel pomeriggio di domenica, Orrù ha dovuto fare la spola. Problemi come, ad esempio, quelli che riguardano il corpo elettorale. Un aspetto particolarmente importante perché in molte zone il numero dei votanti cambia di poche unità fra una tornata elettorale e l’altra ed è necessario essere scrupolosi, persona dopo persona. Una casistica è stata quella di chi, dopo una sospensione del diritto al voto per interdizione dai pubblici uffici o misure di prevenzione, ha presentato nuovamente domanda per recarsi alle urne. La prefettura ha dovuto controllare tutti i carichi pendenti, le decisioni dei giudici, l’effettiva conclusione della limitazione al voto.

Un compito gravoso e non facile, al quale si è aggiunta la registrazione degli stranieri neo maggiorenni, cittadini italiani di seconda o terza generazione, soprattutto figli di pakistani, o la chiusura delle commissioni dei vari seggi una settimana prima del voto. E, nonostante tutta questa procedura preliminare, sono stati diversi gli elettori che, domenica stessa, pur essendo residenti nel Reggiano risultavano ancora registrati nel Comune d’origine.

E anche in questo caso gli uffici prefettizi hanno dovuto risolvere velocemente le pratiche, per consentir loro il voto.

Tutto questo per arrivare alle 23.30 del 4 marzo ad attendere i risultati definitivi delle affluenze e, infine, le prime sezioni scrutinate. I più veloci, anche per comprensibili ragioni numeriche, sono i Comuni più piccoli mentre la farraginosa Reggio Emilia, con le sue 160 sezioni, è il fanalino di coda anche rispetto alle province limitrofe di Parma e Modena.

Tanto che, verso l’1.15, Carpineti e Rolo cominciano già ad inviare in prefettura i primi risultati parziali mentre il capoluogo e Casina devono ancora comunicare l’affluenza definitiva. I dati, man mano che arrivano, vengono poi inseriti dal team gestito da Orrù nel portale e pubblicati direttamente sul sito della prefettura. Una decina di persone che si alternano nel digitare cifre e percentuali davanti ai monitor per evitare la stanchezza e, di conseguenza, gli errori.

Nel frattempo, attorno alla mezzanotte, gli ultimi votanti rimasti in fila nei seggi più lenti sono tutti smaltiti e cominciano a suonare i telefoni del team elettorale. Dall’altro capo della cornetta i presidenti di seggio che devono dirimere questioni legate ad alcune contestazioni. Pochi i problemi, nel complesso, eccetto uno, il più grande.

Reggio Emilia, che alle prime luci del mattino è ancora drammaticamente in ritardo. La tensione sale, gradualmente, dentro e fuori Corso Garibaldi 57. Le chiamate si rincorrono, una più furiosa dell’altra. Essere celeri con lo spoglio non è solo una questione di immagine per la prefettura.

Ma una decina di ore dopo la chiusura dei cancelli elettorali ancora non si riesce a sapere il dato definitivo del capoluogo. Sono sedici, in totale, le sezioni a quota zero per il collegio uninominale 06 del Senato, quello che vede in gara come principali concorrenti Vanna Iori per il centrosinistra e Claudia Bellocchi per il centrodestra.

Quindici, invece, quelle che non hanno ancora comunicato nessun risultato nel collegio uninominale 17. Dove Graziano Delrio, già in testa di circa 10mila voti, alle 14 attende solo la certezza matematica dell’elezione. La situazione, col tempo, migliora gradualmente ma alle 15 ancora non si è riusciti a decongestionare completamente lo spoglio.

Al Senato mancano cinque sezioni su 160, alla Camera due. Problematiche che hanno avuto, probabilmente, una serie di concause. La prima ad esempio, per quanto riguarda il Senato, è l’errore di aver fatto votare ragazzi minori di 25 anni che, in realtà, non ne avevano diritto. E così al momento dello spoglio gli scrutatori si trovano con delle schede in più rispetto ai votanti registrati. Difficoltà comune a tutti e due i rami del Parlamento invece è quella provocata dalla legge elettorale che distingue fra maggioritario uninominale e proporzionale plurinominale.

Questo

impone, nei verbali, di differenziare fra i voti dati al candidato e quelli lasciati invece alla lista. In qualche caso, soprattutto per i partiti non in coalizione, questo non è stato fatto ed è stato quindi necessario riconteggiare dall’inizio tutte le schede.

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