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A Reggio file e proteste per la scheda antifrode

Esasperazione e lunghe attese ieri in tutti i 476 seggi di città e provincia Il meccanismo dei “bollini” ha provocato ritardi e impacci nelle sezioni

Piega la scheda, apri la scheda, ripiega la scheda. Si può riassumere così, un po’ alla Karate Kid, la giornata elettorale per molti reggiani che, ieri, si sono trovati per la prima volta alle prese con il nuovo sistema dei “bollini” antifrode. Una novità piuttosto macchinosa che ha inevitabilmente prodotto lunghe code, attese snervanti e rinunce da parte di tanti elettori. Che, venuti la mattina, hanno deciso di andarsene per tornare in un secondo momento. «Qui c’è più fila che affluenza» è stato il commento di molti scrutatori a poche ore dall’apertura dei seggi. Anche se i dati parziali diffusi dalla prefettura alle 12 hanno in realtà rivelato una leggera ripresa rispetto alle consultazioni del 2013: per la Camera dei Deputati aveva votato il 22,37% degli aventi diritto in tutte le 476 sezioni allestite nella provincia di Reggio Emilia, contro il 21,09% di cinque anni fa.

Un punto percentuale in più che si è trovato incastrato nelle code provocate dall’antifrode. Le schede sono state dotate di un’etichetta adesiva con un codice e, prima di consegnarne una all’elettore che ne ha diritto, il presidente di seggio ha dovuto annotare il numero dell’etichetta in un registro e poi, quando l’elettore è tornato per depositare la scheda nell’urna, controllare che il numero dell’etichetta corrispondesse a quello inserito nel registro. A questo punto, se tutto è stato compiuto regolarmente, ha staccato l’etichetta applicandola sul registro e, solo allora, il presidente ha potuto inserire la scheda nell'urna elettorale.

I reggiani, dal canto loro, hanno dovuto far attenzione a non rimuovere l’etichetta dalla loro scheda e a non infilarla nell’urna prima che il presidente avesse controllato il codice e si sia preso l’etichetta, pena l’invalidità del voto.

Un meccanismo pensato, nell’ottica dei legislatori del Rosatellum, per rendere più difficile trafugare o sostituire le schede. Se le intenzioni erano positive, la realizzazione è stata però molto complicata e ha rallentato, soprattutto nei momenti di massima affluenza, le operazioni contribuendo a produrre non pochi congestionamenti.

Gli intoppi, infatti, si sono verificati soprattutto nel momento in cui gli elettori hanno dovuto piegare le schede. L’antifrode imponeva ovviamente che il riquadro dove attaccare il secondo bollino rimanesse nella parte esterna ma in tanti, questo, non lo hanno fatto, piegando la scheda in maniera sbagliata.

Tutto ciò ha prodotto in molti seggi delle scene paradossali. Da un lato gli scrutatori e i presidenti che non potevano piegare loro stessi le schede in maniera corretta, dall’altra gli elettori – soprattutto i più anziani – che rientravano nelle cabine una seconda volta e ne uscivano con la piegatura nuovamente sbagliata. In svariati casi, come ad esempio nella scuola Martin Luther King, ci sono state persone che hanno dovuto ripetere l’operazione quattro o cinque volte.

I più fortunati – o previdenti – sono stati quelli che si sono presentati addirittura dieci o quindici minuti prima dell’apertura, avvenuta alle 7 del mattino. Gli altri, soprattutto nelle ore di punta fra le 9 e le 12, sono rimasti bloccati delle code. Questo ha prodotto in diverse sezioni, in particolare quelle del centro storico, degli assembramenti che non si vedevano da tempo.

«Sarà anche colpa della burocrazia – è il commento di tanti anziani reggiani – ma fa bene al cuore vedere così tanta gente che vota». Un altro paradosso che ha contribuito ai disagi è stata la scelta, adottata praticamente ovunque, di far entrare gli elettori a turno a seconda del sesso. Prima un uomo, poi una donna, e così via.

Tutto ciò ha prodotto due effetti “collaterali”. Il primo, logistico: in alcuni seggi, pur essendo presenti diverse cabine, ne venivano utilizzate soltanto due per volta. Il secondo, “familiare”: spesso si sono create delle discrepanze di velocità fra la coda degli uomini e quella delle donne e così le coppie che erano andate a votare hanno dovuto aspettare che l’altro – o l’altra – terminasse prima di andare via. «Cos’è, adesso torneremo anche alle classi separate in base al sesso?» è la protesta piccata di qualcuno.

Ma il farraginoso sistema del “stacca il bollino, metti il bollino” ha creato dei fastidi anche agli stessi scrutatori. Che, chi più chi meno scherzosamente, lamentavano fra loro dei «dolori al polso a forza di staccarli e appiccicarli. Per non parlare della scheda del Senato, che è la più dura. Fra un po’ mi verrà una tendinite». Le proteste, in sintesi, ci sono state praticamente ovunque e in particolare in quei seggi dove erano state accorpate più sezioni. Non è mancato qualche malore in alcuni seggi della provincia, anche se fortunatamente senza conseguenze. A fare la fila sono stati anche i politici e i candidati che hanno votato – e nel secondo caso si sono votati – più o meno tutti verso le 12. Il ministro uscente e candidato della coalizione di centrosinistra all’uninominale cittadino della Camera, Graziano Delrio, al seggio di Canali, la deputata uscente M5s, ricandidata ai collegi cittadini, in via Filippo Re, il segretario emiliano della Lega, capolista al plurinominale cittadino, a Reggio. E così via, politico dopo politico, partito dopo partito. Forse però anche loro, come ha spiegato un’elettrice al proprio presidente di seggio, hanno provato una leggera delusione al momento della consegna della scheda elettorale: «Ci avete tolto anche il piacere di votare. Mettere la scheda nell’urla rappresentava l’apice di un diritto conquistato col sangue». In ogni caso, nostalgie a parte, molti di quelli che durante la mattinata avevano rinunciato a votare sono poi tornati a pranzo o nel pomeriggio. Tanto che i dati sull’affluenza delle 19 sono cresciuti notevolmente raggiungendo il 65,52% degli aventi diritto in tutta

la provincia. Fra i 42 Comuni è stato Rolo ad aver raggiunto il numero più alto di votanti, il 72,76%. Fanalino di coda Campagnola Emilia, con il 55,05%.

Leonardo Grilli

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