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Mostra genitali alle ragazzine, è libero

Casina: cellulare localizzato. La Procura chiede l’arresto: «Violato l’obbligo di dimora». Il gip rigetta: «Non è detto fosse lui»

CASINA . I carabinieri hanno localizzato il suo cellulare fuori dal territorio del comune di Casina, oltre i confini del quale non poteva però allontanarsi perché destinatario di una misura disposta dal giudice che prevede l’obbligo di dimora (oltre all’obbligo di firma). Misura disposta dal tribunale perché il 35enne è accusato dalla procura di aver mostrato i genitali a delle ragazzine. Un episodio avvenuto secondo la denuncia nel 2017, al quale se ne aggiunge un altro precedente con l’accusa di corruzione di minorenne, del 2016, per il quale è già stato rinviato a giudizio.

Il giudice per l’indagine preliminare, Giovanni Ghini, ha rigettato i giorni scorsi la richiesta scaturita dalla procura di inasprire la misura vista la violazione dell’obbligo di dimora. In pratica l’uomo di 35 anni, accusato di atti osceni in luogo pubblico davanti a minorenni, secondo la procura doveva essere arrestato. Per il giudice, invece, non ci sarebbero prove stringenti che il cellulare, localizzato più volte fuori dal perimetri di Casina, fosse effettivamente in suo possesso. Per il gip, infatti, le indagini non rivelano nemmeno se, durante quelle presunte violazioni, l’uomo abbia avvicinato dei minorenni, motivo per il quale erano state disposte le misure meno afflittive.

«Il mio cliente è incensurato, si è sempre detto innocente, non ha mai avuto problemi con la giustizia ed è un uomo molto mite – dice l’avvocato difensore Pina Di Credico –. Sta soffrendo questa situazione. Ha dovuto subire anche riscontri negativi in ambito lavorativo. Per tanti anni ha svolto attività di volontariato e continua a farlo tutt’ora».

Il rigetto della richiesta di arresto depositata dal sostituto procuratore Valentina Salvi, ha portato all’impugnazione della decisione del giudice Ghini da parte della procura, che torna a chiedere la misura più pesante.

Nel frattempo il primo episodio, quello del 2016, sarà oggetto di un’udienza nel 2019 durante la quale saranno sentiti i testimoni citati dalla difesa. Si tratta dei vicini di casa e di una ragazza all’epoca dei fatti minorenne. Proprio una minorenne viene tirata in ballo dalla difesa perché sarebbe tra le vittime dell’uomo in entrambi i distinti episodi. Quello del 2016 vedrebbe l’uomo esibire i suoi le sue parti intime nell’androne del palazzo nel quale vive. Nel secondo episodio, invece, per ora fermo alla fase preliminare dell’iter giudiziario, vede l’uomo accusato di aver mostrato i genitali dalla porta socchiuse alle ragazzine del palazzo. La difesa ha chiesto al gip di interrogare il 35enne, che precedentemente abitava in un’altra casa e i cui vicini non si sono mai lamentati, come riporta l’avvocato, che ha scelto il rito ordinario. A mettere nei guai il volontario che opera in montagna sono stati proprio i racconti delle ragazzine, che hanno raccontato tutti ai genitori, i quali si sono rivolti poi ai carabinieri. Pochi giorni

fa i militari hanno effettuato un secondo sequestro all’uomo, prelevando da casa sua i telefoni cellulari e un iPad. In un precedente sequestro avevano cercato materiale compromettente nel computer senza rinvenire nulla di penalmente rilevante.

Enrico Lorenzo Tidona

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