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Botte, perde il bimbo: chiesti i domiciliari

Dopo l’arresto il nomade di 20 anni è stato interrogato dal gip rigettando tutte le accuse a suo carico

REGGIO EMILIA. Ha negato ogni addebito rispondendo al giudice per l’indagine preliminare Luca Ramponi, che lo ha interrogato ieri nel carcere di Reggio dopo l’arresto seguito all’accusa di aver maltrattato la moglie facendole perdere anche il bambino che aveva in grembo nel 2015.

Il ventenne è stato arrestato due giorni fa dai carabinieri di Gattatico, prelevato nel campo nomadi reggiano di via Antonio Da Genova. Ieri è quindi comparso davanti al gip, difeso dall’avvocato Andrea Stivali per lo studio Cataliotti. Il legale ha chiesto quindi gli arresti domiciliari nel campo nomadi, ospitato dalla madre. Il giudice si è però riservato la decisione, che sarà quindi comunicata nei giorni a venire. La moglie non vive più nel campo nomadi, ma è ospitata in una struttura protetta con la figlia minore.

L’uomo, che fino a pochi giorni fa abitava con la consorte nel campo nomadi, è stato oggetti di approfondite indagini dei militari dell’Arma dopo che nel dicembre scorso un blitz nell’area occupata dai nomadi aveva consentito di sequestrare più di un chilo di droga e di arrestare due persone.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la giovane consorte del 20enne, che viveva con il marito in una roulotte, sin dall'inizio della loro relazione era stata vittima di continue minacce, insulti e soprusi, spesso davanti ai figli minori. In diverse occasioni la donna sarebbe stata picchiata, riportando anche la frattura di un dito di una mano e lesioni al capo dovute ad una spinta subita mentre faceva il bagno alla figlioletta. Il quadro che emerge dalle indagini condotte dai militari è un insieme di degrado, criminalità e violenza domestica inaudita, in un contesto che sembrerebbe seguire più le regole di un clan che quelle di una moderna civiltà occidentale. Gli elementi raccolti dagli investigatori dell’Arma, infatti, hanno rivelato le continue vessazioni e le proibizioni a cui l’arrestato, poco più che un ragazzino, sottoponeva la moglie, con lui convivente da diversi anni. Il 20enne avrebbe anche costretto la moglie a commettere reati come

lo spaccio di sostanze stupefacenti e furti. Colpito dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Reggio Emilia, il giovane deve rispondere quindi di maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e violenza per costringere a commettere un reato. (e.l.t.)

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