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Emergenza freddo, i senzatetto delle Reggiane «non se ne vanno per non perdere il posto»

Mongillo della Papa Giovanni: «Cresce la marginalità adulta. C’è chi rifiuta per paura di non trovare più i miseri oggetti» 

REGGIO EMILIA. «È davvero un momento storico terribile. Tante persone dormono alle Reggiane e non vogliono andarsene per pochi giorni perché hanno paura di perdere il posto». Sandra Mongillo è la responsabile dei Servizi Marginalità della Papa Giovanni XXIII, uno degli attori del Tavolo accoglienza invernale.

Emergenza freddo, lo stadio Mirabello apre ai senzatetto REGGIO EMILIA. L'assessore al Welfare del Comune di Reggio Emilia, Matteo Sassi, spiega il piano di accoglienza per i senzatetto durante l'emergenza freddo. Per loro aprono anche le porte del Mirabello.

Con la differenza, rispetto alla Caritas, che la Papa Giovanni XXIII si occupa anche delle persone con dipendenze o problemi psichiatrici; con le sue Unità di Strada, che in questi giorni stanno intensificando i passaggi diurni e notturni, gli operatori (che gestiscono il servizio a bando per conto del Comune) sono quelli che hanno il polso della situazione in tempo reale. E sanno che il problema è chi rifiuta di recarsi in dormitorio.

«Il Comune ci ha messo a disposizione 120 sacchi a pelo termici per chi non vuole usufruire dei servizi – spiega Mongillo –. Non possiamo obbligare nessuno: è una scelta individuale e in caso di rifiuto totale da parte dell’utenza non possiamo far altro che distribuire sacchi a pelo, indumenti, coperte e bevande calde, tenendoli monitorati di continuo.

Ma restano all’addiaccio e questo è davvero un inverno rigido: in strada si può morire. Soltanto in caso di motivi sanitari gravi, ad esempio se la persona è malata, o condizioni sanitarie inaccettabili è possibile chiamare l’ambulanza; ma sono casistiche rare e il nostro compito non è forzare».

Esiste poi, secondo Mongillo, l’ampia fetta dei bisognosi delle Reggiane, in crescita. «Il quadro reggiano vede un aumento di persone che vivono stabilmente alle Reggiane. Si tratta per lo più di giovani richiedenti asilo, usciti dal percorso assistito, che per i motivi più diversi si trovano senza un tetto.

E alle Reggiane si contendono il posto letto – prosegue Mongillo –. Non vogliono andare al dormitorio, dove non possono portare oggetti personali, perché sanno che quest’ultimo il 31 marzo chiuderà e temono di non trovare, al ritorno, quei pochi oggetti (vecchi abiti, pentolini, materassi) che è tutto quello che possiedono.

Noi fatichiamo a comprendere la loro logica, ma chi non ha prospettive teme di veder svanire un posto certo per tutto l’anno. Purtroppo esiste una fortissima marginalità adulta che posti letto limitati, per numero e durata, non riescono a risolvere». (am.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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