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Sgominata una banda del rame: 4 arresti

In manette cittadini rumeni: recuperata refurtiva per 100mila euro. Imprenditore modenese denunciato per ricettazione 

REGGIO EMILIA. Hanno rubato rame per mezzo milione di euro sradicandolo di notte da aziende e case incustodite, causando danni tali da bloccare anche la produzione di alcune ditte. Una banda di ladri specializzati, pedinati però per 15 giorni dai carabinieri reggiani che hanno ricostruito sette furti tra imprese e abitazioni: cinque nel Reggiano e due nel Mantovano. Un’indagine certosina, fatta sul campo, e che ha portato alla formulazione dell’accusa di furto di rame a una banda di rumeni, due dei quali arrestati ieri a Villa Cella su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Reggio Emilia dopo le indagini coordinate dal pm Giulia Stignani.

Un’operazione – denominata “Cooper Field” – ben più vasta nei numeri e messa a segno dai carabinieri di San Polo d’Enza. Nella rete dell’Arma sono finite 12 persone compresi i denunciati a piede libero. Tra gli arrestati di ieri c’è Cartus Badanac, 47 anni, mentre un altro indagato risulta tuttora ricercato. Altre due ordinanze d’arresto sono state effettuate invece in carcere nei confronti di altrettanti membri della banda, già arrestati in flagranza il 2 dicembre 2017 proprio in merito a uno dei furti, quello avvenuto ai danni della ditta Gonzaga Arredi, nel Mantovano. Si tratta di Leonard Alin Burtea (21 anni) e Iulian Alexandru Iscru (23 anni).

Fortuna ha voluto che un altro connazionale sia finito sempre ieri in manette dopo l’irruzione dei militari nel covo del gruppo, a pochi chilometri dal centro di Reggio, perché già colpito da un’ordinanza del gip di Modena. Si tratta di Costantin Creteanu, 49 anni, autore però di un furto in un bar di Campogalliano.

I colpi messi a segno nelle ditte non solo fruttavano bottini ingenti, tanto che in un’occasione gli inquirenti avevano recuperato cavi di rame per 100.000 euro, ma provocavano danni consistenti, nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro, alle aziende prese di mira, che in alcuni casi si trovavano sostanzialmente in ginocchio, dopo i furti dell’impianto elettrico, impossibilitate a produrre per periodi prolungati.

Le indagini sono scattate il 13 novembre, dopo un furto per un danno di oltre 80.000 euro nell’azienda Chr Hansen di Canossa e quello di attrezzature in un’azienda agricola vicina. I presunti autori sono stati individuati e pedinati per più di due settimane, notti comprese, e sono emersi indizi a loro carico per altri furti anche alla Eqm, sempre di Gonzaga, al macello Unipeg di Luzzara e a danno di due privati a Canossa.

Questa volta, però, è stato poi individuato anche il presunto ricettatore. Si tratta di un imprenditore di 47 anni di Modena, titolare di un’azienda di raccolta metalli, che al termine di ogni colpo, anche in orari notturni e nei giorni festivi, riceveva la refurtiva da smerciare poi in poco tempo.

L’uomo è stato denunciato per ricettazione ed è considerato l’anello di congiunzione tra i due mondi: quello dei ladri e il mercato nero del rame rubato. Ogni colpo aveva un valore di decine di migliaia di euro perché la banda era in grado di estrarre tutti i filamenti di rame contenuti nelle guaine che venivano poi tagliate, lasciando solo l’anima del prezioso metallo, che poteva poi essere fuso. Alcuni cavi avevano un diametro di diversi centimetri.

La banda prendeva d’assalto aziende in attività o in fallimento, quindi abbandonate, che venivano depredate di ogni oggetto di valore. Tra quelli ritrovati ci sono

attrezzature da lavoro, navigatori, orologi, biciclette e macchine fotografiche, scovati nei locali o nelle auto parcheggiate negli stabilimenti. I carabinieri hanno recuperato parte di quella refurtiva, per un valore stimato di 100.000 euro circa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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