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Elezioni 2014: decine di reggiani alla sbarra per le doppie firme

Molti dei 380 imputati si professano innocenti. Il giudice unifica i fascicoli: si va verso il processo unico per ridurre i tempi

REGGIO EMILIA. Si sono ritrovati ieri per la prima volta faccia a faccia. Decine di reggiani accusati dalla procura di aver apposto più volte la loro firma a sostegno di più candidati alle elezioni comunali del 2014. Un reato penale contestato l’anno scorso a circa 380 cittadini, metà dei quali si professano innocenti e si sono opposti preferendo andare a processo invece che sbrigarsela con il pagamento di una sanzione pecuniaria da 200 euro.

Una scelta nata sulla scorta di quella che gli imputati bollano infatti come un’ingiustizia avvenuta nei loro confronti. Molte delle firme sarebbero state palesemente falsificate a loro insaputa. Decine di imputati in questo procedimento hanno scoperto solo con la notifica del decreto penale di condanna che il loro nome era finito a un candidato spesso di segno opposto rispetto a quello per il quale avevano realmente firmato.

Una “migrazione” anomala di firme che li ha portati comunque ad essere imputati a processo per la violazione di un articolo della legge elettorale (la 93 del Dpr del 1960), culminato ieri con la prima udienza davanti al giudice Stefano Catellani, che ha preso in esame i primi 29 fascicoli. A questi ne ne seguiranno altri 70 circa di sua competenza, mentre sembra che ce ne siano altri 50 assegnati a un altro giudice. Numeri che ballano perché manca ancora una statistica precisa su questa complicata vicenda.

Ogni fascicolo doveva dare vita a un singolo processo. Un’enormità per il tribunale, che ha così deciso ieri di unificare le decine di procedimenti in un unico maxi processo, con rinvio fissato il 24 settembre. A quella data il giudice dovrebbe riunire così fino a 150 casi, disponendo poi la nomina di un perito calligrafico che sciolga ogni dubbio sulle doppie firme. Così, ha detto il giudice, si potrà giungere a un’unica sentenza tagliando i tempi di attesa soprattutto per chi si sta professando innocente ma sta subendo un procedimento penale per un reato che non avrebbe commesso.

La valanga di decreti penali è partita dall’inchiesta approdata ora a giudizio, e che vedeva tra i doppi firmatari un morto. Un uomo deceduto tre mesi prima della firma apposta su una lista, caso eclatante che ha fatto scoppiare il bubbone. Si perché a ben leggere i fascicoli si evince come le doppie firme siano un male comune a tutti gli schieramenti. Nelle decine di casi in questione, infatti, risalenti alle elezioni del 2014, ci sono un po’ tutti i partiti e le liste civiche.

Chi ha fatto opposizione al decreto penale di condanna affronta

ora un processo davanti ad un giudice ordinario, mentre sarebbero solo una decina quelli che hanno fatto opposizione puntando al giudizio abbreviato. Il caso era approdato anche in consiglio comunale, con una coda polemica a livello politico che sembra già essersi sopita.
 

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