Quotidiani locali

giornalisti e razzisti

Non è un blocco identitario ma un blocco della memoria

La risposta del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, e del Comitado di Redazione a chi accusa lui e il giornale di essere “mandanti morali delle bestie del terzo mondo”

Fra i tanti commenti al nostro appello per la difesa del Tricolore dopo i fatti di Macerata, anche quello passato su Twitter e firmato da Blocco Identitario. Che accusa il direttore e la Gazzetta di essere “mandanti morali delle bestie del terzo mondo”.

REGGIO EMILIA. Quel “lei” saremmo io e i giornalisti della Gazzetta. Il mittente ci accusa di avere una responsabilità etica nell’intensificazione dei fatti criminali commessi da stranieri nei confronti dei cittadini di “razza italiana”. Il ragionamento del mittente è elementare: siccome la Gazzetta non fa campagna contro l’invasione della “razza nera”, ecco che è complice di certa politica buonista e dei suoi misfatti.

E siccome noi avremmo questa responsabilità “demonica”, prima o poi dovremo subire una condanna, una pena.
Il mittente del commento apparso tre giorni fa su Twitter è anonimo, ma si firma col petto in fuori Blocco Identitario. Ovvero quel movimento che spiego in tre parole: nazifascisti in affioramento. Con il loro account di Twitter hanno non lievemente bussato alla porta online della Gazzetta dopo il raid di Luca Traini, sabato a Macerata.

TUTA DA COMBATTIMENTO
Lunedì il nostro giornale aveva lanciato un appello per la difesa del Tricolore nato nella nostra città, che è l’oggetto identitario di Reggio Emilia, la bandiera per la quale la nostra città ha un obbligo storico e contemporaneo di custodia e promozione. Ebbene, Traini, immaginando di vendicarsi della morte di Pamela e sparando ai neri, portava il Tricolore sulle spalle.

Come una tuta da combattimento. Un mantello giustificante.
Le immagini sono quelle della cronaca: lo sparatore si è fatto catturare davanti al monumento ai Caduti, ardito e ritto nel saluto romano. Sempre con la bandiera in spalla.

CONGLOMERATO
Lunedì avevo osservato che “così, da noi, il razzismo interno è arrivato prima del terrorismo esterno”; che il responsabile di quel raid è “fascista, nazista, razzista, leghista. Traini è tutto questo, è il risultato della forza della tensione (o della debolezza) della non conoscenza.

Un conglomerato”; che al contrario “un italiano sta alla larga dalla lettura dell’hitleriano Mein Kampf e non può sventolare due bandiere, quella tricolore in groppa e quella con la svastica in casa, senza riflettere su cosa ci capitò fra il 1922 e il 1945”, che “questa stagione produce i vendicator che sono i più fragili e deboli della filiera”.

CAMPIONARIO
Il tono del commento che mi accusa e ci accusa d’essere “mandanti morali” è una minaccia o una conferma della nostra iscrizione in qualche lista di proscrizione con i baffetti o la crapa pelata. Di questi tweet ce n’è un campionario. I loro autori vanno uscendo allo scoperto, rassicurati dal clima pre-elettorale, dalla nostalgia del manganello, dalla patologia dell’ordine e della disciplina.

E anche dalle dichiarazioni giustificatorie di certo centrodestra, di certa destra, di certo leghismo modificato. La fermezza non va d’accordo con la speculazione. Basta dire e scrivere chiaro: chi ha ammazzato Pamela è un criminale, chi ha poi sparato per le strade di Macerata è un terrorista.

TEDESCHITUDINE
Per responsabilità noi firmiamo le notizie e i commenti. È un dovere professionale, innanzi tutto morale. Per farmi intendere dai mittenti provo a usare i loro sobbalzi virili e la loro lingua andromorfa: è un dovere “da uomini veri”. Ebbene, dietro il nome Blocco Identitario, oltre qualche motto e immagine, non c’è una firma o un indirizzo, anche se ogni descrizione ne staglia il profondo nero.

Nero con percezioni storiche acrobatiche. Il mittente ha scelto come “icona” una fotografia del vecchiardo baffuto cancelliere di ferro Otto von Bismarck, l’unificatore-fondatore dell’impero germanico. Che c’entra il primo ministro di tre kaiser con l’identità italiana? Sarebbe come scegliere il principe Klemens von Metternich (“L’Italia è una espressione geografica”) come testimonial del nostro patrimonio Unesco.

Blocco Identitario è rintracciabile sul social attraverso @AntiBaizuo. Oltre al tondino con la faccia del signor Bismarck (defunto nel 1898) il mittente si fregia dello slogan latino “Mos Maiorum!”. Quindi salta dalla tedeschitudine ottocentesca all’elogio delle costumanze degli antenati romani, non d’età imperiale, sfatti e decadenti, ma quelli della stagione della res publica, dei sette re di Roma e ancor prima delle tribù laziali. Correva l’VIII secolo avanti Cristo, ieri.

Uno sprofondamento, vero? Che alla fine – vista da questo nostro tempo – si salda nella parola germanica Reich (nazione, dal latino regnum), in quell’altra parola tedesca Kaiser (imperatore, dal latino cæsar). Il retrogusto e il burrone sanno di retorica totalitaria nazifascista che però si nasconde. Basta.

L’inidentità è una furberia che non dovrebbe accompagnare i “veri uomini”. Eppure in questa epoca, in questi giorni, assistiamo a una straordinaria attività dei senza nome. Ad esempio moltissimi degli atroci commenti apparsi online sull’assassinio di Pamela e il raid di Macerata non portano firma o sono stati postati da profili fake (finti). Moltissimi sono spariti dal web non appena abbiamo deciso pubblicarli. Strani personaggi, quindi neanche tanto convinti delle loro opinioni o delle loro ingiurie: anonimi e frangibili.

Noi invece abbiamo fatto un’altra cosa. Che è un diritto e un dovere del nostro tempo, del “Mos Maiorum” dei cittadini del secolo ventunesimo: abbiamo segnalato quel tweet alle forze dell’ordine. Anche perché noi, consapevoli di essere letti riga per riga ogni giorno e sottoposti alla legge, non siamo d’accordo sull’impunità di chi dice-scrive porcherie, e allude-minaccia condanne (“Lei è uno dei mandanti morali...”).

BESTIE E BESTIE
Metto a fuoco una particella del tweet che più preoccupa per la sua carica razzista: “bestie del terzo mondo”. Se vi è la specificazione “del terzo mondo” vuol dire che Blocco Identitario dovrebbe condannare le altre bestie “del primo mondo”.

Ne elenco alcune: bestie mafiose, bestie che evadono il fisco, bestie del mercato delle droghe e della prostituzione, bestie della corruzione e della concussione, bestie degli abusi edilizi, bestie dell’inquinamento, bestie degli scandali bancari. Bestie italiane che il mondo nero non vede. Nero, in questo caso fascista. Il Blocco non è Identitario. È un Blocco della Memoria.

s.scansani@gazzettadireggio.it

LA NOTA DEL COMITATO DI REDAZIONE: "PRIMA COSA, NON CI FACCIAMO INTIMIDIRE"

Dopo la campagna della Gazzetta di Reggio in difesa del Tricolore e contro ogni strumentalizzazione razzista della bandiera nazionale, il nostro giornale è diventato oggetto di ripetuti attacchi e minacce ad opera di gruppi di estrema destra, spesso celati sui social network dietro falsi profili.

La redazione della Gazzetta di Reggio esprime forte preoccupazione per il crescente clima di odio nei confronti di chi, ogni giorno, fa informazione nella maniera più ampia e plurale possibile.

Il nostro giornale, preso di mira con linguaggi fascisti e attraverso una propaganda denigratoria, non

si farà intimidire da alcun tipo di minacce, continuando ad esercitare il proprio diritto-dovere all'informazione e senza indietreggiare di fronte al crescente dilagare di episodi che denotano odio, razzismo e xenofobia.

Il Comitato di Redazione della Gazzetta di Reggio

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon