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Pietre d’inciampo e le arie del sassofono per sette coraggiosi

Sant’Ilario: era lo strumento del partigiano Bruno Veloci A lui e altri sei compagni l’omaggio del paese e delle scuole

SANT’ILARIO. Giovani, idealisti, pronti a sacrificarsi. Morti per le torture, per i patimenti, in Italia e in un tremendo luogo di sofferenze chiamato Mauthausen. Sette ragazzi di Sant’Ilario, cresciuti fra i campi e i laboratori del paese, che da ieri mattina sono ricordati nell’ultimo luogo in cui hanno vissuto liberi. In che modo? Grazie alle sette pietre d’inciampo posate da Istoreco con la collaborazione del Comune, degli studenti dell’istituto D’Arzo che prenderanno parte al Viaggio della Memoria e delle medie di Sant’Ilario. Oltre che, ovviamente, dei parenti e degli abitanti della zona, preziosissimi testimoni di una memoria che rischiava di sparire.

Le pietre d’inciampo, piccoli cubi d’ottone con incisi i dati essenziali, vengono sistemate in rilievo dal terreno, così che chi cammina possa incocciarci il piede. Magari si chinerà per capire cosa ha colpito e scoprirà una storia per lui nuova. Le pietre sono ideate dell’artista tedesco Gunter Demnig, che in vent’anni ne ha sistemate rigorosamente di persona oltre 61mila in tutta Europa. Da quattro anni è ospite fisso a Reggio e nel 2018 per la prima volta è arrivato a Sant’Ilario, dopo due tappe venerdì a Guastalla e Toano.

Qui si tornerà anche nel 2019: l’idea è quella di proseguire con le ricerche per ricostruire altre biografie da omaggiare con le pietre. Ad attenderlo in paese, il sindaco Marcello Moretti, il presidente della Provincia Giammaria Manghi, studenti, rappresentanti dell’Anpi, tanti cittadini e diversi parenti delle persone coinvolte.

E un sassofono, lo strumento musicale appartenuto a Bruno Veloci, uno dei sette ragazzi morti, e ora affidato alla banda del paese per le occasioni speciali. Le sette pietre ricordano una storia di resistenza, prima di tutti. I sette giovani erano Carlo Braglia, Remo Bertani, Aronne Maccari, Rolando Rosi, Bruno Veloci, Aronne Oliva e Bruno Magnani, partigiani comunisti attivi in Val d’Enza nella 77esima brigata Sap. Nel novembre 1944 vengono tutti arrestati, o a Sant’Ilario o a Parma dove alcuni erano stati convocati dal comando nazista. Magnani muore per le torture proprio a Parma, gli altri nove vengono deportati al durissimo campo di lavoro austriaco di Mauthausen assieme a un soldato santilariese, Arnaldo Pastarini. Dei nove partigiani, cinque muoiono in Austria poche settimane prima della fine della guerra. Gli altri quattro tornano a casa ma Braglia, debilitato da quei mesi terribili, spira nel 1946.

Rimangono in tre Walter Fabbi, Arnaldo Bocconi e Piero Iotti. Iotti è una figura amatissima e cruciale per la memoria reggiana, amministratore pubblico e politico che – per primo – decide di raccontare la sua esperienza a Mauthausen, incontrando nei decenni migliaia e migliaia di studenti e organizzando visite ed iniziative. E proprio grazie a Iotti nasce il progetto dei Viaggi della Memoria, che nella prima edizione portò proprio a Mauthausen i primi gruppi scolastici. Nel dopoguerra Iotti ha sempre voluto omaggiare i compagni andati, ottenendo che ad ognuno di loro venisse intitolata una strada. Ieri, il nuovo omaggio, partito
in via Roma, dove oggi c’è il centro sociale Airone.

Lì era nato Bruno Veloci. Suonava il sax contralto e il clarinetto nella banda del paese e quel sax, restaurato, ieri è stato suonato ancora dal maestro Pessina, per dare il via al lungo cammino della memoria di Sant’Ilario.

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