Quotidiani locali

Cappottamenti e testa-coda bolognesi

L'editoriale della domenica del direttore Stefano Scansani sul possibile "match felsineo" tra Casini e Bersani a Bologna

REGGIO EMILIA. C’era un formidabile testa-coda nel discorso pronunciato dal cattolico centrista bolognese Pier Ferdinando Casini per il suo insediamento alla presidenza della Camera. Era il 30 maggio 2001. Questa era la testa: “Colleghi! nel momento in cui assumo l’alto incarico a cui mi avete chiamato, desidero in primo luogo ringraziare coloro che mi hanno proposto e votato, e cioè i parlamentari della Casa delle Libertà, e il loro leader, Silvio Berlusconi, e chi, con scelta egualmente rispettabile, non ha ritenuto opportuno esprimersi favorevolmente…”.

E questa era la coda: “Infine, consentitemi, un personale saluto alla città di Bologna dove sono nato e cresciuto. Come tutti i bolognesi, mi affido anche io alla protezione della Madonna di San Luca, confidando nel suo aiuto per svolgere con serena imparzialità e rigore il mio mandato di presidente della Camera dei deputati”.

Devoto, vero? Ma anche ondivago, se è vero come pare che Casini vada apprestandosi a candidarsi ancora nella sua Bologna per le politiche del prossimo 4 marzo, ma stavolta come alleato del Pd.

Il nuovo testa-coda dell’ex presidente della Camera (parlamentare dal 1983) potrebbe essere coincidente con la nuova impresa di Pier Luigi Bersani (parlamentare dal 2001) il quale a sua volta cappotta a Bologna.

Nel senso che l’ex segretario del Pd si presenterebbe per Liberi e Uguali, quindi “rovesciato” in una città con molto sangue postcomunista nelle sue vene spirituali e parecchia devozione per la Madonna di San Luca.

L’eventualità di un match felsineo tra Casini e Bersani e viceversa apre gli occhi e le menti (acrobazia assai rara in Italia) sul fenomeno della persistenza nel cambiamento: i soliti in una città chiave, però ricollocati.

Cioè Bologna e il Parlamento non cambiano la loro posizione topografica, mentre mutano i colori per il raggiungimento dell’obiettivo. Cambiare per restare, che è un’alchimia antichissima.

Mi si dirà che Bersani, a differenza di Casini, non è migrato di là e di qua, non è stato in mezzo e un poco a destra e un poco a sinistra, ma che è coerente con la sua storia e le sue idealità ben salde a sinistra. Cosicché – detto con durezza – Bersani rappresenterebbe il “vecchio” e Casini il “riciclato”. Risultato: effetti da prima repubblica. Ma con dell’altro.

Lo scontro tra i due titani, cioè i due Pier, potrebbe produrre un’onda d’urto inimmaginabile per il Pd emiliano. Siccome le indicazioni di voto partitiche sono precetti archeologici, c’è il rischio che chissà quanti democratici bolognesi voltino le spalle all’apparizione di Casini per preferire la continuità (a sinistra) di Bersani. È immaginabile, poi, la reazione oltre i confini del capoluogo di regione, come a Reggio Emilia.

Qui lo stato d’animo del Pd è sospeso come altrove. È palpabile il fatto che i renziani tiepidi stanno diventando sempre più freddi, attendono un incidente per partecipare a una fissione successiva alla scissione. Non certamente non il testa-coda di Casini, anche se qui è radicata la devozione alla Madonna della Ghiara e parecchi dem che contano sono cattolici, come il ministro Graziano Delrio, debuttante candidatura al Parlamento. Forse il disorientato popolo Pd, piuttosto, vorrà vedere se sarà Bersani a cappottare. Ovvero a rovesciare lui (dal Pd a Liberi e Uguali) e l’esito elettorale.
Appunto dopo lo scrutinio se ne vedranno delle belle. Mentre ora se ne sentono delle buone. Come la risposta del segretario reggiano del Pd alla mia insinuazione telefonica: “Lei è renziano o è rimasto bersaniano?”.
Andrea Costa è pronto con la replica: “Sono sempre stato costiano”. E siccome Reggio Emilia è una città in prima linea nazionale per le fenomenologie della sinistra e del centrosinistra, offrirà nei prossimi tre mesi – credo – imprevedibili testa-coda e cappottamenti. Ognuno va allestendo le prossime manovre, le attese, le astuzie, gli eventuali riposizionamenti personali.
E Bologna è là che preme, anche con gli antichi suoi studenti. Per i quali la storia continua ad intrecciarsi. La tesi di laurea di Casini fu democristiana per natura e strategia: “Profili organizzativi del sistema delle partecipazioni statali”. Quella di Bersani, allora comunista

, dedicata alla storia della Chiesa, quella cattolica, su San Gregorio Magno. Ecco che allora entrambi si possono affidare alla protezione della Madonna di San Luca. Che è la stessa della Ghiara.
Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon