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Reggio Emilia, buste biodegradabili per frutta e verdura: ecco quanto costano

Dal primo gennaio è scattato l’obbligo di sacchetti ecologici. I clienti dovranno usare solo quelli forniti dal venditore 

REGGIO EMILIA . Per portare a casa due arance dal primo gennaio si pagano da 1 a 3 centesimi in più. Da inizio anno i sacchetti per frutta e verdura devono essere obbligatoriamente biodegradabili, mentre prima erano di plastica, e soprattutto i clienti li pagano.

Biodegradabili e a pagamento: i nuovi sacchetti al supermercato REGGIO EMILIA. Da inizio anno i sacchetti per frutta e verdura devono essere obbligatoriamente biodegradabili, mentre prima erano di plastica, e soprattutto i clienti li pagano. Ecco la video scheda.


Non sono ammesse deroghe. Non è possibile acquistare nemmeno una mela o una banana senza utilizzare il nuovo sacchetto, né tantomeno portarselo da casa o mescolare i diversi tipi di frutta o di verdura tra loro.

Il costo di ogni sacchetto utilizzato compare sullo scontrino finale. Ogni marchio commerciale può decidere se far pagare interamente o in parte al consumatore il prezzo del sacchetto biodegradabile, che è di tre centesimi.

Conad, Coop Alleanza 3.0, Esselunga per fare qualche esempio a Reggio e provincia lo fanno pagare 1 centesimo, altri esercizi, come qualche Ecu in provincia lo fa pagare 2 centesimi. Ci vorrà tempo, poi il prezzo probabilmente si uniformerà. «A noi il sacchetto costa tre centesimi al pezzo _ spiega la direttrice del Conad Le Vele Paola Ancilla Rondanini _ ma al cliente lo facciamo pagare un centesimo, la differenza resta a nostro carico». La novità conferma Paola Rondanini, non ha trovato impreparati i clienti. «Questa mattina (ieri, ndr) _ dice _ erano informati ed erano consapevoli che l’uso dei sacchetti è obbligatorio».

Il motivo per il quale dal primo gennaio non è possibile acquistare la frutta o la verdura sfusa sta nella entrata in vigore della Direttiva Ue 2015/720 entra in vigore ad agosto (e rispetto alla quale l’Ue aveva aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro paese).

Paola Rondanini spiega come funziona la direttiva appena entrata in vigore: «La norma prevede che il consumatore debba utilizzare il sacchetto biodegradabile, altrimenti non è possibile per il venditore garantire il prodotto da eventuali contaminazioni avvenute successivamente e la sua tracciabilità. Per questa ragione anche il sacchetto utilizzato deve essere acquistato all’interno dello stesso supermercato e non può essere portato da casa». Per alcune associazioni, che hanno fatto qualche conto, si tratta di una sorta di nuovo balzello sui consumatori che può varare dai 5 ai 10 euro l’anno, facendo la media di una spesa di frutta e verdura ogni tre giorni. Ma se è tutto sommato possibile un controllo all’interno dei super e iper mercati, forse è più difficile applicare questa norma nei mercati rionali dove in molti casi la regola, almeno fino a ieri tra i pensionati, era quello di portarsi la borsa da casa e infilarvi tutta la spesa di frutta e verdura alla rinfusa. Adesso non è più possibile. Se poi si aggiunge che già ora in molte parti del nostra paese la borsina biodegradabile (divenuta obbligatoria da qualche anno) oltre che nei mercati anche nei supermercati non viene fatta pagare direttamente al cliente sullo scontrino, è probabile che lo stesso possa accadere per i nuovi e igienici, ma già subito antipatici, sacchetti biodegradabili a pagamento.


 

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